Legge fine vita. Parlamento approva
I parlamentari francesi hanno approvato, mercoledì 15 luglio, una legge che introdurrà il diritto legale al suicidio medicalmente assistito per gli adulti affetti da malattie incurabili, mettendo fine a un intenso dibattito etico e politico.
La normativa consentirà, in presenza di condizioni molto rigorose, a una persona che ne faccia richiesta di ricevere una sostanza letale. La sostanza potrà essere assunta autonomamente oppure, nel caso in cui la persona non sia fisicamente in grado di farlo, potrà essere somministrata da un medico o da un infermiere.
L’accesso al suicidio assistito sarà limitato agli adulti che siano cittadini francesi o residenti legali in Francia e che soffrano di una malattia grave e incurabile con prognosi potenzialmente letale, in una fase avanzata o terminale, che provochi sofferenza fisica o psicologica costante legata alla patologia, e che siano in grado di esprimere una scelta libera e consapevole.
La Camera bassa del Parlamento francese, con un voto finale, ha approvato il testo con 291 voti favorevoli e 241 contrari.
“Su una questione che è tanto personale quanto seria, e che riguarda la vita, la sofferenza e la dignità, c’era un solo approccio possibile: prendersi il tempo necessario per ascoltare, dialogare e discutere”, ha dichiarato il presidente Emmanuel Macron su X.
“Nel 2022 avevo assunto l’impegno di costruire questo percorso insieme ai cittadini francesi. Con serietà, umiltà e pieno rispetto per la nostra democrazia, ho mantenuto quell’impegno”.
Un dibattito delicato
I sondaggi d’opinione hanno costantemente mostrato un ampio sostegno dell’opinione pubblica francese alla possibilità di introdurre il suicidio assistito. Un sondaggio Ifop pubblicato a febbraio ha rilevato che l’84% degli intervistati approvava il disegno di legge.
I sostenitori della normativa sostengono che essa permetterà alle persone che affrontano sofferenze insopportabili alla fine della vita di avere maggiore autonomia e controllo sulle modalità della propria morte, mantenendo comunque rigorose garanzie.
“Si può ancora chiamare vita una condizione in cui la sofferenza è talmente grande da non permettere più di fare nulla?”, ha dichiarato Anne Raynaud, rappresentante dell’Associazione francese per il diritto a morire nella dignità (ADMD).
“Le persone potranno decidere autonomamente quando e come vogliono morire, una volta che la loro sofferenza sarà diventata insopportabile e non potrà più essere alleviata”.
Gli oppositori, tra cui settori della professione medica e gruppi religiosi, hanno sostenuto che la legalizzazione del suicidio assistito potrebbe esercitare pressioni sulle persone più vulnerabili.
La Chiesa cattolica è tra le istituzioni che hanno espresso opposizione alla legge, con un vescovo che ha minacciato di negare la comunione ai parlamentari che la sostengono.
“Una società fondata sulla fraternità sostiene, protegge e si prende cura delle persone. Non abbandona mai i più fragili tra noi”, ha scritto su X l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau, candidato conservatore alla presidenza della Repubblica.
Il suicidio assistito è già consentito in diversi Paesi europei, tra cui Svizzera, Belgio e Paesi Bassi, con sistemi giuridici differenti. Anche diversi Stati degli Stati Uniti permettono forme di assistenza medica alla morte per pazienti affetti da malattie terminali.
Il Senato francese, dove la destra conservatrice detiene la maggioranza, aveva respinto il provvedimento, ma la Camera dei deputati ha l’ultima parola – anche se la legge potrebbe ancora essere esaminata dal Consiglio costituzionale ed eventualmente modificata.
Le garanzie previste
La legge stabilisce una procedura dettagliata. I pazienti dovranno presentare una richiesta a un medico, che valuterà il rispetto dei requisiti insieme ad almeno un altro medico e a un altro professionista sanitario.
Se la richiesta verrà approvata, il paziente dovrà confermare nuovamente la propria volontà dopo un periodo minimo di riflessione di due giorni.
Gli operatori sanitari potranno scegliere di non partecipare alla procedura per motivi di coscienza, ma dovranno fornire al paziente i nominativi di professionisti sanitari disponibili ad assisterlo nel percorso di fine vita.
(Focus Europe)