Venerdì 26 giugno 2026
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Libro Bianco sulle Droghe

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Fra falsa prevenzione e dura repressione il Libro Bianco sulle droghe mette a nudo l’ipocrisia del proibizionismo: «Mercati più forti, sostanze più potenti, carceri sovraffollate e migliaia di giovani sanzionati. Serve una riforma radicale delle politiche»

 

Roma, 26 giugno 2026 – La Relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze descrive mercati illegali sempre più penetranti, sostanze più potenti e diversificate, una domanda crescente di assistenza e un enorme impatto della normativa antidroga sul sistema penale e penitenziario. Eppure il Governo continua a presentare come risultati positivi le operazioni di polizia, i sequestri e le denunce, senza mettere minimamente in discussione il paradigma proibizionista che ha prodotto questa situazione.

 

È la critica dei promotori del Diciassettesimo Libro Bianco sulle droghe – “E non sono pazzi”, presentato in occasione della Giornata internazionale sulle droghe durante una conferenza stampa ospitata al Senato dalla Sen. Cecilia D’Elia.

 

Nel 2025 il Governo rivendica più di 20.000 operazioni antidroga, 55 tonnellate di sostanze sequestrate e oltre 26.000 denunce. Ma la stessa Relazione riconosce che la cocaina è sempre più disponibile, con una purezza che raggiunge il 73-75%, mentre quella del crack supera l’80%. Il Sistema nazionale di allerta ha inoltre individuato 92 nuove sostanze psicoattive.

 

«Il Governo presenta sequestri, denunce e arresti come se fossero indicatori del successo delle politiche», dichiara Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe. «Ma i dati raccontano l’esatto contrario: le sostanze sono più disponibili, più concentrate e più difficili da conoscere e controllare. I mercati illegali si adattano a ogni stretta, cambiano rotte, prodotti e modalità di vendita. Il proibizionismo non governa il fenomeno: lo rende più pericoloso».

 

«Dopo oltre sessant’anni di guerra globale alla droga e trentacinque anni di applicazione della legge Jervolino-Vassalli non è più possibile parlare di conseguenze impreviste», prosegue Fiorentini. «Il fallimento è strutturale. Ma è anche politicamente utile: più la situazione peggiora, più viene utilizzata per invocare nuove misure repressive. La priorità non sembra essere la salute pubblica, ma la propaganda utile al proprio senso identitario».

 

«I dati confermano ancora una volta che non esiste una seria politica di riduzione del sovraffollamento senza una riforma della legislazione sulle droghe», afferma Stefano Anastasia, curatore del Libro Bianco e Garante dei detenuti del Lazio. «Senza le persone detenute per il solo articolo 73, il sistema penitenziario italiano non sarebbe sovraffollato. Questo dato dovrebbe essere il punto di partenza di ogni discussione sul carcere, mentre il Governo continua a ignorarlo».

 

«Il carcere - conclude Anastasia - continua a sostituirsi ai servizi territoriali, intercettando persone che avrebbero bisogno di salute, welfare, casa e relazioni. Trasferire la detenzione nelle cosiddette comunità-prigione non significa decarcerizzare: significa privatizzare la custodia senza interrompere la criminalizzazione».

 

«La legge sulle droghe è diventata una macchina permanente di produzione del controllo penale», dichiara Franco Corleone, curatore del Libro Bianco e Presidente onorario de la Società della Ragione. «Non intacca il grande narcotraffico, come sostiene la retorica governativa. Investe soprattutto piccoli spacciatori, persone che usano sostanze, soggetti marginali e facilmente sostituibili nei mercati illegali. È una macchina costosa, inefficace e profondamente selettiva».

 

«Il titolo “E non sono pazzi” vuole sottolineare proprio questo», aggiunge Corleone. «Dopo trentacinque anni, nessuno può sostenere di non conoscere gli effetti della legge. La crescita del carcere, dello stigma e del controllo sociale non è un incidente: è il risultato prevedibile del modello proibizionista. Per questo chiediamo la riforma radicale del Testo Unico, la decriminalizzazione dell’uso e delle condotte prive di concreta offensività, il rafforzamento delle misure alternative e la regolamentazione legale della cannabis».

 

«Il Governo sostiene di voler proteggere i giovani, ma continua a consegnare migliaia di adolescenti alle prefetture, sottoponendoli a procedure sanzionatorie e stigmatizzanti», osserva Fiorentini. «La presunta funzione sociosanitaria dell’articolo 75 è ormai quasi scomparsa: soltanto 412 persone sono state invitate a presentare un programma terapeutico, contro le oltre 3.000 del 2007. Non è prevenzione. È controllo sociale, con effetti educativi e relazionali che possono essere persino controproducenti».

 

Secondo i promotori del Libro Bianco, la Relazione avrebbe dovuto aprire una riflessione sulla necessità di cambiare radicalmente le politiche. La Presidente del Consiglio Meloni e il sottosegretario Mantovano hanno invece riproposto l’obiettivo ideologico di una società “libera dalle droghe”, continuando a indicare nell’astinenza l’unico orizzonte legittimo.

 

«I dati del Libro Bianco e quelli della Relazione governativa sono sostanzialmente gli stessi», conclude Corleone. «È la lettura politica a essere opposta. Il Governo li usa per invocare altra repressione. Noi riteniamo che impongano la decriminalizzazione, la regolamentazione e un forte investimento nei servizi e nella riduzione del danno».

 

«Servono una strategia nazionale per il drug checking, la sperimentazione delle stanze del consumo, la diffusione capillare del naloxone e l’effettiva applicazione della riduzione del danno prevista dai livelli essenziali di assistenza», sottolinea Stefano Vecchio, Presidente di Forum Droghe. «Servono servizi territoriali accessibili e uniformi, non nuove forme di custodia».

 

«La situazione – continua Vecchio - pone l’esigenza ineludibile di rilanciare le politiche e le leggi orientate alla regolazione e al governo sociale del fenomeno, anche sulla base delle proposte della Contro-conferenza sulle droghe, potenziando le misure alternative alla detenzione e con la riorganizzazione del sistema dei servizi nella logica della riduzione del danno e della tutela della salute, con il coinvolgimento delle Persone che usano droghe.»

 

«La relazione del Governo – chiude Vecchio - documenta che i servizi pubblici, centrati su un vecchio modello patologico, è incapace di intercettare gran parte dei consumatori di oggi, ma non ne trae le conclusioni. Di fronte a questa realtà di grande discriminazione sociale emerge sempre più l’esigenza che società civile, realtà di movimenti, e forze politiche di opposizione stabiliscano una strategia comune per invertire radicalmente la rotta delle politiche sulle droghe.»

 

«Le destre hanno costruito una strategia politica chiara attorno alla repressione e alla paura», conclude Fiorentini. «Il problema è che troppo spesso, anche nelle forze progressiste, incontrano timidezza e subalternità. Le politiche sulle droghe sono una questione di salute pubblica, libertà, uguaglianza e giustizia sociale. Per cambiare serve una scossa. E serve anche a sinistra».

 

Il Diciassettesimo Libro Bianco sulle droghe è promosso da La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, CNCA, CGIL, ARCI e LILA, con l’adesione di A Buon Diritto, Comunità di San Benedetto al Porto, FP CGIL, Gruppo Abele, ITARDD, ITANPUD, Meglio Legale, EUMANS e Icaro Volontariato Giustizia ODV. E' disponibile su www.fuoriluogo.it/librobianco.

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