Messico. Mafia russa dentro i "cartelitos"
La mafia russa, comprendente diversi ex agenti del Kgb, si sarebbe infiltrata nei cartelli della droga messicani, soprattutto nell'area di Tijuana - San Diego - Baja California, a partire dalla meta' degli anni '90, secondo quanto affermano Steven Casteel, che si occupa di "intelligence" per la Dea americana, e Luis Santiago Vasconcelos, a capo delle unita' speciali contro il crimine organizzato del ministero della Giustizia messicano.
I russi, secondo i due, avrebbero soprattutto il compito di riciclare il denaro sporco (la percentuale richiesta e' di solito il 30%), offshore, in posti come Haiti, la Repubblica Dominicana, Puerto Rico e Cuba, oppure direttamente in Russia.
L'"infiltrazione" delle mafie russe avrebbe preso ancora piu' piede dopo la decapitazione del clan degli Aurellano Felix, nel 2002, che ha dato moltissima autorita' al presidente Fox nei confronti degli Usa. I piccoli gruppi che sono emersi dopo, detti "cartelitos", sarebbero piu' facili all'apertura verso i russi, ed inoltre sarebbero anche piu' difficili da individuare e renderebbero piu' semplice la corruzione delle autorita'.
Il modo di fare dei "russi", dice Bruce Bagley, professore dell'Universita' di Miami, che si occupa di droga e crimine organizzato, per quanto essi siano "preparatissimi" ed "assolutamente pericolosi", sono piu' di "basso profilo": portano enormi catene d'oro al collo e non compiono gesti come segare in due un nemico e lanciarlo in un fiume.
I russi, secondo i due, avrebbero soprattutto il compito di riciclare il denaro sporco (la percentuale richiesta e' di solito il 30%), offshore, in posti come Haiti, la Repubblica Dominicana, Puerto Rico e Cuba, oppure direttamente in Russia.
L'"infiltrazione" delle mafie russe avrebbe preso ancora piu' piede dopo la decapitazione del clan degli Aurellano Felix, nel 2002, che ha dato moltissima autorita' al presidente Fox nei confronti degli Usa. I piccoli gruppi che sono emersi dopo, detti "cartelitos", sarebbero piu' facili all'apertura verso i russi, ed inoltre sarebbero anche piu' difficili da individuare e renderebbero piu' semplice la corruzione delle autorita'.
Il modo di fare dei "russi", dice Bruce Bagley, professore dell'Universita' di Miami, che si occupa di droga e crimine organizzato, per quanto essi siano "preparatissimi" ed "assolutamente pericolosi", sono piu' di "basso profilo": portano enormi catene d'oro al collo e non compiono gesti come segare in due un nemico e lanciarlo in un fiume.
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