Martedì 3 novembre 2026
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Milano: bando Difesa con clausola cittadinanza italiana è discriminatorio

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Il Tribunale di Milano ha dichiarato discriminatoria la clausola di un bando del Ministero della Difesa che imponeva il possesso della cittadinanza italiana come requisito per partecipare a un concorso pubblico per il reclutamento di 1.100 unità di personale non dirigenziale, a tempo pieno e indeterminato, nell'Area degli assistenti. Si tratta di figure come cuochi, meccanici, assistenti sanitari, informatici, edili e tecnici di vario genere.

Come riporta Il Giorno, la decisione è stata comunicata il 30 ottobre dalla sezione Lavoro del Tribunale di Milano, con giudice la dottoressa Francesca Saioni. Il provvedimento nasce dal ricorso presentato da CGIL Lombardia, APN - Avvocati per Niente e ASGI - Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, che si sono dette soddisfatte dell'esito.

Il Tribunale ha ordinato al Ministero della Difesa di modificare il bando, consentendo la partecipazione al concorso, fermi restando gli ulteriori requisiti previsti, anche ai cittadini dell'Unione europea, ai cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini Ue, ai titolari di permesso di soggiorno per lungo soggiornanti e a chi beneficia di protezione internazionale. Il giudice ha inoltre imposto di fissare un nuovo e congruo termine per la presentazione delle domande.

 

Le domande per partecipare al concorso dovranno essere riaperte entro tre giorni dalla comunicazione della sentenza, pena una sanzione di 100 euro per ogni giorno di ritardo. Va segnalato che, nonostante il ricorso fosse già pendente, a ottobre il Ministero aveva comunque fatto svolgere le prove scritte: la sentenza impone ora la ripetizione delle prove con l'ammissione dei candidati stranieri, e i relativi costi aggiuntivi saranno a carico del Ministero.

 

Le associazioni promotrici del ricorso hanno sottolineato il valore della pronuncia, definendola di particolare rilievo perché per la prima volta i cittadini stranieri potranno essere ammessi a lavorare alle dipendenze del Ministero della Difesa. Nella nota diffusa, le organizzazioni spiegano che la decisione riafferma il principio di parità di trattamento nell'accesso al pubblico impiego e conferma che il requisito della cittadinanza italiana può essere richiesto soltanto nei casi strettamente previsti dalla legge.

 

Le stesse associazioni auspicano che il Ministero della Difesa dia tempestiva esecuzione alla sentenza e che, in futuro, adegui stabilmente i propri bandi alle indicazioni della giurisprudenza, evitando clausole discriminatorie e garantendo l'accesso alle opportunità di lavoro pubblico a tutte le persone che ne abbiano diritto, selezionando il personale in base alle competenze e non alla cittadinanza.

 

Il caso si inserisce in un filone di pronunce dello stesso Tribunale: pochi giorni prima, la sezione Lavoro aveva dichiarato discriminatoria anche una clausola analoga inserita in un bando dell'Agenzia delle Entrate per l'assunzione di 622 unità nell'area assistenti, procedura rivolta in prevalenza a persone con disabilità.

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