Domenica 25 ottobre 2026
Menu

IDOS immigrati: calano sbarchi e richieste d'asilo, ma crescono morti e violenze

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Il Dossier Statistico Immigrazione 2026, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS insieme al Centro studi Confronti e all'Istituto di Studi Politici "S. Pio V", viene presentato il 27 ottobre a Roma e, in contemporanea, in tutte le regioni italiane. Il rapporto, giunto alla trentaseiesima edizione, registra per la prima volta in un decennio una diminuzione delle persone costrette alla fuga nel mondo, ma segnala al tempo stesso un aumento delle morti in mare e delle violenze contro chi presta soccorso.

 

Secondo quanto riporta IDOS, a fine 2025 i migranti forzati nel mondo erano 117,8 milioni, 5,4 milioni in meno rispetto al 2024 (-4,3%). Il calo non va letto come una riduzione del bisogno di protezione: dipende soprattutto dai rimpatri verso i territori d'origine, spesso non volontari e diretti verso contesti ancora fragili, segnati da insicurezza, povertà e servizi essenziali insufficienti, in particolare in Afghanistan e Siria.

 

Diminuiscono anche gli attraversamenti irregolari delle frontiere europee, che secondo i dati Frontex sono scesi a 180mila nel 2025 contro i 240mila del 2024, con meno di 64mila ingressi nei primi sette mesi del 2026. In Italia gli sbarchi sono crollati: dagli oltre 180mila del 2016 e i 157mila del 2023, si è passati a 66mila sia nel 2024 sia nel 2025, fino a meno di 20mila nei primi otto mesi del 2026, oltre il 50% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

 

Anche le domande d'asilo sono in calo: nell'Unione europea sono state circa 672mila nel 2025, il 26,4% in meno rispetto al 2024 e oltre un terzo in meno rispetto al picco di 1,05 milioni del 2023. Il tasso di riconoscimento della protezione è sceso dal 51,4% al 39,1%, mentre a inizio 2026 restavano più di un milione e 200mila domande ancora in attesa di decisione. In Italia le richieste sono passate da 151mila a 128mila, con un tasso di riconoscimento crollato al 30% (dal 35,9%), un valore nettamente più basso della media europea; il nostro Paese resta comunque il secondo per nuove richieste di protezione dopo la Spagna.

 

Un dato segna una svolta storica: per la prima volta dal 2014 i siriani non sono più il primo gruppo di richiedenti asilo nell'Unione europea, circa 40mila. Al primo posto salgono ora i venezuelani, quasi 90mila, diretti soprattutto in Spagna, che con 141mila richieste diventa così il primo Paese Ue per domande d'asilo.

 

Il Dossier mette in evidenza un paradosso drammatico: nonostante il calo degli arrivi, cresce la mortalità nel Mediterraneo. Nei primi otto mesi del 2026 gli arrivi via mare sono scesi a poco più di 51mila, contro gli 86mila dello stesso periodo del 2025, ma le morti accertate durante la traversata sono salite a 1.733, contro le 1.248 registrate nello stesso periodo dell'anno precedente. Solo lungo la rotta del Mediterraneo centrale hanno perso la vita 914 persone, l'11% in più rispetto alle 827 dello scorso anno.

 

Il contributo di SOS Mediterranee Italia al Dossier ricostruisce un decennio di ostilità e compressione nei confronti del soccorso civile in mare. Per l'organizzazione, la perdita di vite umane "non è una fatalità, ma il risultato di precise scelte politiche". Tra il 2022 e il 2025 le disposizioni governative che impongono alle navi di rientrare in porto dopo ogni soccorso, insieme all'assegnazione di porti di sbarco lontani dal luogo delle operazioni, hanno fatto perdere alle imbarcazioni di soccorso complessivamente 1.219 giorni operativi. A questo si aggiungono 72 episodi di intimidazioni e violenze subite dalle navi delle organizzazioni non governative da parte della cosiddetta guardia costiera libica, documentati tra il 2016 e il 2025.

 

Il presidente del Centro Studi IDOS, Luca Di Sciullo, ha collegato questi dati alle politiche migratorie europee, definendole il risultato di un "anno zero" segnato dal nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, entrato in vigore lo scorso 12 giugno e, come sottolinea il Dossier, in parte ispirato da un ventennio di politiche italiane.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →