Martedì 1 settembre 2026
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Il modello di Zurigo contro le droghe messo alla prova dal crack

EUROPA - SVIZZERA
Notizia ·

Da tre decenni Zurigo rappresenta un caso di studio internazionale nella gestione delle tossicodipendenze. Il cosiddetto "modello di Zurigo", nato dopo il fallimento delle politiche repressive degli anni Ottanta e Novanta, si fonda su quattro pilastri: prevenzione, terapia, riduzione del danno e repressione. Come riporta l'Irish Times, questo approccio ha contribuito a diffondere in Svizzera una percezione della dipendenza come malattia e non come scelta di vita, un cambiamento culturale che ha permesso di superare lo stigma sociale attorno ai consumatori di droghe. Il quotidiano irlandese ha visitato uno dei centri di consumo controllato attivi in città, strutture pubbliche dove i tossicodipendenti possono assumere sostanze sotto la supervisione di personale sanitario. Nella struttura visitata, aperta dalle 7.30 del mattino per tredici ore al giorno, lavorano in media otto operatori alla volta, per un totale di ventuno persone impiegate su tutti i centri cittadini attivi. In quell'occasione erano presenti anche alcuni allievi della polizia, in visita nell'ambito della formazione sul modello cittadino di riduzione del danno. Tra i frequentatori descritti dal giornale c'è un uomo di sessant'anni, dirigente nel settore assicurativo, che ha raccontato di aver iniziato a usare cannabis a diciassette anni, cocaina l'anno successivo ed eroina a venti. Dopo un decennio di astinenza ottenuto grazie a una terapia sostenuta dallo Stato, oggi assume una combinazione di Diaphin, l'eroina di sintesi fornita legalmente dalle autorità sanitarie svizzere, e crack acquistato per strada. Il locale, con pareti colorate e arredi essenziali, ospita al suo interno alcune stanze dove è possibile consumare crack in compagnia di altri utenti, sotto lo sguardo attento ma non giudicante del personale, che secondo quanto riportato conosce per nome molti dei visitatori abituali. Il modello, tuttavia, è oggi messo sotto pressione da un fenomeno relativamente nuovo: l'aumento del consumo di crack cocaina, che si sta diffondendo rapidamente in tutta Europa. Come emerso da altre inchieste giornalistiche sul tema, la cocaina economica sta inondando il mercato europeo, alimentando tensioni nelle scene aperte di consumo di droga in diverse città del continente, mentre Zurigo resta tra le poche realtà a mantenere una gestione relativamente ordinata della situazione grazie alla sua infrastruttura consolidata. Gli operatori dei centri di Zurigo hanno raccontato all'Irish Times di osservare in prima persona gli effetti positivi di un sistema stabile e strutturato: un'infermiera ha citato il caso di un paziente che in passato spendeva ogni disponibilità economica in cocaina, mentre oggi ha trovato in un nuovo hobby - il volo con i droni - un motivo per andare in vacanza due volte l'anno e per raccontare di essersi "ripreso una vita". Gli esperti interpellati dal quotidiano sottolineano che il modello di Zurigo, sviluppato a partire dagli anni Novanta per rispondere al collasso delle politiche repressive precedenti, si sta ora adattando alle nuove sfide poste dalla diffusione del crack. Secondo chi lavora sul campo, la chiave per affrontare un problema di dipendenza, tanto a livello individuale quanto collettivo, resta il riconoscimento della realtà dei fatti, evitando approcci ideologici o puramente punitivi. Tra gli addetti ai lavori è diffusa la convinzione che carcere e trattamenti coercitivi non risolvano il problema, ma sottraggano risorse pubbliche che potrebbero essere investite in prevenzione, cura e riduzione del danno. Un ulteriore elemento evidenziato riguarda il riconoscimento dei diritti delle persone che fanno uso di sostanze, spesso per ragioni complesse e non riconducibili a una scelta superficiale: la loro condizione di cittadini titolari di diritti, sottolineano gli esperti citati dal giornale, resta un tassello fondamentale di qualsiasi politica efficace in materia di droghe.

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