Nicotina proibita, mercato nero in crescita: i casi Australia e Thailandia
Il divieto sulla nicotina non elimina la domanda: la sposta semplicemente dai canali regolamentati a quelli illegali. È questo il messaggio centrale lanciato dalla Coalition of Asia Pacific Tobacco Harm Reduction Advocates (CAPHRA), che porta a esempio i casi di Australia e Thailandia per denunciare il fallimento delle politiche proibizioniste in materia di sigarette elettroniche e prodotti a base di nicotina.
Come riporta FinancialContent, in Australia le autorità hanno sequestrato oltre 20 milioni di sigarette elettroniche illegali dal gennaio 2024, ma il mercato nero della nicotina ha continuato a espandersi, con filiere illecite collegate alla criminalità organizzata e operazioni di contrasto incapaci di arginare il fenomeno. Alan Gorley, dell'associazione ALIVE Advocacy Australia, ha definito il divieto australiano sul vaping "un esempio da manuale di ciò che accade quando l'ideologia prevale sull'evidenza": la domanda non si è estinta, il mercato illegale si è allargato, le reti criminali si sono arricchite e i consumatori si trovano oggi con meno tutele di prima.
Nancy Loucas, coordinatrice esecutiva di CAPHRA, ha sottolineato come questo fallimento debba servire da monito per tutta la regione Asia-Pacifico: il proibizionismo non mette fine al consumo di nicotina, consegna il mercato agli operatori criminali, indebolisce le protezioni per i consumatori e riduce le possibilità legali per chi vuole smettere di fumare.
Anche la Thailandia conferma lo stesso schema: il divieto sulle sigarette elettroniche, in vigore da oltre undici anni, ha spinto i consumatori verso canali sotterranei. Asa Saligupta, dell'associazione ENDs Cigarette Smoke Thailand, ha spiegato che il bando non ha fatto scomparire il vaping, ma lo ha reso incontrollabile: i prodotti circolanti sono privi di regolamentazione, con composizioni sconosciute, più facili da sfruttare per i venditori illegali e meno accessibili a chi vorrebbe passare a alternative meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali.
La CAPHRA, coalizione che riunisce 11 organizzazioni di advocacy dei consumatori nell'area Asia-Pacifico, sostiene che i mercati criminali si ritirano quando alternative legali e regolamentate sostituiscono i profitti del proibizionismo. A titolo comparativo, l'organizzazione cita Nuova Zelanda e Filippine, dove mercati del vaping regolamentati si sono accompagnati a una significativa riduzione della prevalenza del fumo, in netto contrasto con i risultati osservati nei paesi che hanno scelto il divieto totale.