Mercoledì 7 ottobre 2026
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Occhiali smart sotto accusa: indagini e divieti in Australia, Europa, USA

MONDO
Notizia ·

Cresce in tutto il mondo la pressione normativa sugli occhiali intelligenti dotati di telecamera, considerati un rischio crescente per la privacy. Come riporta Biometric Update, regolatori, tribunali e istituzioni in Australia, Europa e Stati Uniti stanno passando dai semplici avvertimenti a vere e proprie restrizioni sull'uso di questi dispositivi indossabili.

 

In Australia, l'OAIC (l'autorità garante della privacy) ha aperto un'indagine formale su Shenzhen Qingcheng Future Technology, l'azienda cinese che sviluppa l'app HeyCyan. Il software è necessario per il funzionamento degli occhiali Anko venduti da Kmart, oltre che di altri modelli economici commercializzati su Big W Marketplace, Amazon e altri rivenditori. L'indagine fa seguito a richieste preliminari inviate ad agosto a cinque aziende del settore - Kmart, BDI Technology, Shenzhen Qingcheng, Meta e Google - a cui era stato chiesto di chiarire come i loro occhiali raccolgono e registrano le informazioni, chi può accedervi e dove vengono conservate. La commissaria australiana per la privacy, Carly Kind, ha dichiarato che la mancata risposta di Shenzhen Qingcheng non le dà alcuna garanzia che l'azienda stia proteggendo i dati personali degli australiani come previsto dalla legge sulla privacy. L'apertura di un'indagine su iniziativa della commissaria conferisce all'OAIC poteri di raccolta obbligatoria di informazioni; qualora venissero accertate violazioni gravi o ripetute, la commissaria potrà chiedere sanzioni civili davanti alla Corte federale. Il regolatore ha inoltre scritto ai rivenditori che vendono dispositivi basati su HeyCyan, invitandoli a valutare se sia opportuno continuare a offrire questi prodotti.

 

Una precedente inchiesta di ABC News aveva individuato oltre 12 falle di sicurezza negli occhiali e nell'app collegata, tra cui connessioni Bluetooth prive di password, la possibilità di copiare foto e video registrati, l'intercettazione di audio e video e l'instradamento dei dati verso server collocati in Cina. Martedì mattina Kmart ha ritirato dalla vendita online i propri occhiali Anko con telecamera, dal prezzo di 89 dollari australiani, dopo le reazioni negative seguite all'apertura dell'indagine; il prodotto era già andato esaurito la scorsa estate.

 

Le restrizioni in Australia non si fermano al livello federale. Diverse amministrazioni locali, tra cui Sydney, l'Inner West Council, Yarra e Brisbane, hanno vietato o limitato l'uso degli occhiali intelligenti in piscine comunali, biblioteche, centri per l'infanzia e altri spazi pubblici. L'Australia Occidentale ha deciso di vietarli in tutte le scuole pubbliche a partire dal quarto trimestre dell'anno.

 

Le misure non riguardano solo l'Oceania. In Norvegia il governo si appresta a proporre un divieto temporaneo per gli occhiali dotati di intelligenza artificiale nei luoghi dove il pubblico si raduna abitualmente, come parchi, spiagge, musei, centri commerciali ed eventi pubblici; la capitale Oslo ha già vietato questi dispositivi nelle scuole dallo scorso agosto. In Francia il garante della privacy CNIL ha avviato un'iniziativa specifica sul tema, mentre la procura di Parigi ha aperto un'indagine penale su presunte riprese non consensuali di donne, poi diffuse online. In Germania l'associazione HateAid ha presentato una denuncia penale alla procura di Francoforte.

 

Anche nel Regno Unito la questione è approdata nei tribunali: diverse corti in Inghilterra e Galles hanno vietato l'uso degli occhiali Meta in alcune sedi giudiziarie, richiamandosi alle norme che vietano di scattare foto o girare video nelle aule di tribunale. L'associazione britannica degli esercenti cinematografici segnala inoltre che molti operatori del settore limitano già l'uso di questi dispositivi nelle proprie sale, per timori legati sia alla privacy degli spettatori sia alla pirateria audiovisiva.

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