Martedì 9 giugno 2026
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Partita la discussione sul testamento biologico al Senato

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Arrivare ad un testo 'condiviso' ed in 'tempi brevi'. Inizia con questo auspicio, da parte del relatore Raffaele Calabro' (Pdl), l'esame dei disegni di legge sul Testamento biologico ieri in commissione Sanita' al Senato. Ma la materia e' quanto mai 'calda' e le posizioni restano contrapposte: dopo il 'no' del presidente della Conferenza episcopale italiana, Giuseppe Betori, all'autodeterminazione del paziente, arriva infatti un nuovo pronunciamento della cassazione che ribadisce, al contrario, come il rifiuto delle cure sia un 'diritto' del soggetto. Il dibattito, dunque, e' acceso: la Consulta di Bioetica, cosi' come vari parlamentari (sia della maggioranza che dell'opposizione) chiedono il rispetto pieno della liberta' del cittadino a scegliere circa le cure terminali, includendo nella liberta' di scelta anche trattamenti estremi come idratazione e nutrizione artificiali; altre voci, come il Movimento per la vita di Carlo Casini e vari politici chiedono, invece, di non includere tali trattamenti per non favorire 'forme mascherate di eutanasia'. Ed e' in questo clima che e' inziato ieri in Senato l'esame dei ddl sul Testamento biologico o Dichiarazioni anticipate di trattamento. Un iter che il relatore in commissione auspica 'breve', ma sul tavolo ci sono vari punti controversi: dalla nutrizione e idratazione artificiali al nodo se il Testamento biologico debba o meno essere vincolante per il medico. 'L'obiettivo - ha commentato Calabro' - e' arrivare ad un testo condiviso e in tempi contenuti. Credo che non possiamo piu' rimandare il tema delle dichiarazioni anticipate di trattamento. La commissione - ha detto - lavorera' con intensita' e penso che nell'arco di pochi mesi si possa arrivare ad una definizione ultima'. Esprime invece 'preoccupazione' Ignazio Marino (Pd): 'Temo si voglia procedere - ha avvertito - con un ddl che possa sottrarre al cittadino quel diritto sancito dall'arti.32 della Costistuzione', ovvero che si possa escludere dalle scelte la possibilita' di dire 'no' a idratazione e alimentazione artificiali. E questo e' il maggiore scoglio da superare anche secondo la senatrice Laura Bianconi (Pdl): 'Sara' difficile - ha argomentato - arrivare ad un testo unico: ci sono ddl che sono aperti a qualsiasi iniziativa piu' o meno passiva di eutanasia e credo che la maggioranza non sia assolutamente propensa ad un'apertura del genere'. Insomma, il lavoro in commisisone si preannuncia difficile. Intanto, sono 9 i ddl sul tema, di cui tre (uno a firma di Umbero Veronesi) in arrivo in commissione. Il relatore li esaminera' e illustrera'. Poi, due saranno le possibili strade: arrivare ad un testo unificato o prendere uno solo dei ddl come testo base su cui lavorare. Un tema caldo su cui intanto la cassazione e' ieri tornata a pronunciarsi ribadendo, come gia' fatto nel caso di Eluana Englaro, che, tramite il consenso informato, il paziente puo' scegliere 'tra le diverse possibilita' di trattamento medico', compresa quella di 'rifiutare la terapia e decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale'.

Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl, invita a non fare nessuna "fuga all'indietro" sul tema del testamento biologico.  "Oggi al Senato - afferma in un comunicato - si apre la discussione sul tema del testamento biologico. In una parte consistente della maggioranza sembra farsi largo (a dispetto dei testi finora presentati dai suoi esponenti) una posizione cosí riassumibile: uno, il testamento biologico e la volontà del paziente non sono sempre impegnativi per il medico, che è chiamato ad interpretarli alla luce del 'valore prevalente del diritto alla vita'; due, l'esclusione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale dal novero dei 'trattamenti' (nonostante essi comportino evidentemente l'utilizzo di personale e tecnologie biomediche), in modo che nessun paziente possa rifiutare o revocare il proprio consenso ad esse".  "Una tale impostazione - aggiunge Della Vedova - che peraltro non risponde alle posizioni storicamente assunte su questi temi da Forza Italia e da buona parte del centro-destra, finirebbe per svuotare di significato un intervento normativo sul testamento biologico".  "E' comprensibile - prosegue il presidente dei Riformatori liberali - che, discutendo di testamento biologico, si voglia evitare un'impropria e surrettizia 'fuga in avanti' verso l'eutanasia. E' incomprensibile peró che la risposta a questo rischio sia una 'fuga all'indietro' che porti ad espropriare per legge il malato del diritto costituzionale di scelta delle terapie a cui viene o potrebbe venir sottoposto".    

I senatori del Pd Emanuela Baio, Daniele Bosone e Claudio Gustavino si dicono "fiduciosi" che in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento di fine vita (testamento biologico) "si possa approvare, in tempi ragionevolmente brevi, una buona legge".  "Ma questo non è sufficiente", aggiungono i senatori del Pd. "Anche la Camera deve approvare il ddl sulle cure palliative, perch, solo se approvate entrambe, queste leggi rispondono al bisogno del cittadino di essere accompagnato nel momento della sua sofferenza massima, quello del fine vita. In questo modo si risponde ad una duplice esigenza: far si' che non sia la magistratura ad occuparsi di fine vita, perch, questo è dannoso e pericoloso per l'essere umano; far si' - concludono i senatori del Pd - che i parenti di tutti coloro che sono al termine della loro esistenza non si sentano piú soli".    

"Eluana immaginava la medicina al servizio della persona della sua interezza, per lei era liberta' di vivere non condanna alla vita". Lo ha detto Beppino Englaro, papa' di Eluana, in stato vegetativo permanente da oltre 16 anni, a "Radio anch'io" su Radio Uno. "Eluana - continua Englaro - voleva la liberta' di cura, quindi non voleva essere curata, non desiderava l'artificialita' delle cure ma che la natura facesse il suo corso". Sua figlia era un vero e proprio "puro sangue della liberta'", che fin da bambina ha sempre rivendicato i propri diritti: "Se non posso essere quello che sono adesso preferisco morire", cosi', come racconta ancora Englaro, diceva sempre Eluana, prima dell'incidente. Alle parole del padre di Englaro ha replicato Lucetta Scaraffia, membro del comitato nazionale bioetica e docente di storia contemporanea a "La Sapienza": "nessuno - ha dichiarato la docente universitaria - puo' scegliere sulla vita di un altro essere umano e non si puo' lasciare a persone nelle condizioni di Eluana di decidere come vogliono. Qualsiasi situazione in cui viviamo e' innaturale al giorno d'oggi, non solo quella di Eluana. Ci sono casi in cui le persone si risvegliano, non si puo' colpevolizzare la medicina se si verificano tali situazioni". "Eluana ha solo bisogno di bere e mangiare, condizioni basiche dell'esistenza - conclude la Scaraffia - toglierle queste cure vuol dire farla morire di fame e di sete. E' diverso dal 'Caso Welby' a cui invece erano praticate delle terapie". Sulla stessa lunghezza d'onda della professoressa e' stato il giurista, docente universitario di Filosofia del Diritto di "Tor Vergata" e presidente onorario di Bioetica, Francesco D'Agostino, secondo cui non esiste il diritto di lasciarsi morire: "se al pronto soccorso di un ospedale arriva un individuo morente che ha tentato il suicidio, nessun medico lo lascera' morire, pur se ha la prova visiva che questo era il suo desiderio". Non e' condivisa da D'Agostino la sentenza della cassazione che autorizza la sospensione dell'alimentazione artificiale per Eluana: "con questa sentenza - conclude - anche gli altri 2500, che si trovano in Italia nelle condizioni di Eluana, potrebbero seguire il suo esempio e si troverebbero a morire uno dopo l'altro". Stefano Rodota', direttore del Master "Diritti della persone e nuove tecnologie", approva invece in pieno la sentenza della cassazione e fa appello al "principio costituzionale di autodeterminazione della persona riguardo la salute". Il "Caso Terry Schiavo" mostra come, secondo il professore "il testamento biologico in tanti paesi sia di uso quotidiano". "Le persone - conclude - rifiutano le cure e muoiono anche in Italia."   
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