Martedì 9 giugno 2026
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Pillola del giorno dopo, archiviata inchiesta dopo la prescrizione negata

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Sono destinate all'archiviazione le inchieste della procura di Roma sulla mancata prescrizione in alcuni ospedali della capitale della cosiddetta 'pillola del giorno dopo' da parte di personale sanitario che si sarebbe appellato all'obiezione di coscienza. Il pm Angelantonio Racanelli ha chiesto per la seconda volta l'archiviazione del procedimento aperto per il reato di rifiuto od omissione di atti d'ufficio dopo la denuncia presentata, tramite i Radicali, da F.C., biologa. Gli accertamenti eseguiti non hanno consentito di individuare con sicurezza chi, al Policlinico Umberto I e al San Giovanni, venne in contatto con la donna che, tra l'altro, non e' stata in grado di effettuare riconoscimenti fotografici certi. Il magistrato si e' richiamato ai profili di merito illustrati nel primo provvedimento del luglio del 2006 nel quale sottolineava che "la situazione oggetto di valutazione in questo procedimento evidenzia forse la necessita' di un intervento legislativo" e che "non puo' escludersi la sussistenza della causa di giustificazione ('esercizio di un diritto o adempimento di un dovere', articolo 51 del codice penale, ndr), quantomeno sotto il profilo putativo". Era stato il gip Claudio Mattioli, il 5 giugno scorso, pronunciandosi dopo l'opposizione dei Radicali alla richiesta di archiviazione, a restituire al pm Racanelli gli atti affinche' svolgesse ulteriori accertamenti. Scriveva il gip: "in tale insufficiente e confuso contesto, piuttosto che indugiare sull'affermazione di personalissime ed irrilevanti convinzioni etiche e sulla confutazione di quelle apoditticamente attribuite agli autori delle condotte censurate - terreno sul quale e' scivolato l'opponente - , occorre evidentemente approfondire le indagini, per tentare sia di ottenere" dalla donna "una univoca versione del fatto (ed una spiegazione dell'attuale contrasto), sia di accertare la qualifica e l'identita' dei soggetti con i quali e' entrata in contatto, sia di chiarire in ordine a quali comportamenti sia stato ipotizzato il reato" di omissione o rifiuto di atti d'ufficio, "sia, infine, di raccogliere, con le dovute cautele, le versioni e le eventuali giustificazioni degli interessati". Sta percorrendo lo stesso iter un'altra inchiesta sulla mancata prescrizione della 'pillola del giorno dopo': quella affidata al pm Maria Cristina Palaia e che ha ad oggetto il caso, che risale al 3 giugno del 2006, di una ragazza di 23 anni, S.P., a cui tre infermiere del pronto soccorso ginecologico del Sant'Eugenio avrebbero detto che l'unico medico di turno non era presente in quel momento e che, comunque, qualora ci fosse stato, non le avrebbe mai potuto prescrivere quel tipo di farmaco, causa obiezione di coscienza. La ragazza riuscira' ad ottenere la prescrizione in serata, dopo essere stata visitata, al Policlinico Tor Vergata.   
Il pm Palaia ha sollecitato nuovamente l'archiviazione perche' le indagini non hanno permesso "di individuare alcun soggetto a cui ascrivere il delitto omissivo ipotizzato, dal momento che nessun rifiuto e' stato opposto alla denunciante, non avendo questa avanzato alcuna richiesta a personale qualificato ne' risultando specifiche direttive negatorie attribuibili alla direzione sanitaria o al direttore della Uoc (Unita' operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia, ndr)".
Gli ulteriori accertamenti erano stati disposti dal gip Luisanna Figliolia, l'11 giugno, in sede di camera di consiglio fissata dopo l'opposizione dei Radicali alla prima richiesta di archiviazione del pm. Secondo quest'ultimo, durante le indagini non erano emersi elementi utili per l'identificazione dei responsabili e dati certi per ritenere che i professionisti fossero stati resi edotti di quanto avveniva all'interno del reparto di ginecologia. Tra l'altro, per il pm Palaia, non poteva escludersi la sussistenza della causa di giustificazione prevista dall'articolo 51 del codice penale ('esercizio di un diritto o adempimento di un dovere'), almeno sotto il profilo putativo.
"Questa nuova richiesta di archiviazione della procura ci lascia delusi e amareggiati - ha commentato l'avvocato dei Radicali, Alessandro Gerardi -, anche perche' il medico in servizio al Sant'Eugenio nel momento in cui la ragazza si e' rivolta al pronto soccorso, per chiedere che le venisse rilasciata la ricetta necessaria all'acquisto del Norlevo, ha confermato alla polizia giudiziaria di non prescrivere di norma farmaci abortivi e contraccettivi in quanto obiettore di coscienza, con cio' confermando la fondatezza del nostro esposto. Lo stesso ha aggiunto che, comunque, nessuna infermiera lo aveva informato della richiesta della giovane, altrimenti l'avrebbe indirizzata presso un collega non obiettore di coscienza. Le verifiche della procura sono servite comunque - ha proseguito il legale - a far emergere un dato che peraltro gia' conoscevamo e cioe' che i medici obiettori di coscienza non si assumono quasi mai in prima persona la responsabilita' delle proprie scelte visto che, piu' comodamente, molti di loro preferiscono affidare al personale paramedico, che raramente si qualifica e piu' spesso rimane anonimo, il compito di allontanare le pazienti. Tutto cio' finisce col rendere estremamente complicato per la donna vedere tutelati i propri diritti in sede giudiziaria. Questo diffuso malcostume imperante nelle strutture ospedaliere pubbliche potrebbe finire se solo il legislatore si decidesse una volta per tutte ad abolire l'obbligo della ricetta medica necessaria per l'acquisto della 'pillola del giorno dopo', proprio come avvenuto nella maggioranza dei paesi europei ed extraeuropei".
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