Martedì 9 giugno 2026
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Rifugiati. Solo 2,5% riesce ad avviarsi al lavoro

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Le difficolta' della congiuntura economica, ma anche ostacoli supplementari come l'apprendimento dell'italiano e il mancato riconoscimento del titolo di studio.
In due anni sui 12.083 richiedenti o titolari di protezione internazionali intervistati nell'ambito del progetto 'Nautilus', finanziato dal Fondo Europeo per i rifugiati, 300, cioe' facendo i conti solo 2,5%, hanno avuto accesso al mercato del lavoro (anche attraverso corsi di formazione e tirocini), e di questi solo 60 hanno un contratto (lo 0,5%) e otto sono avviati a percorsi di 'autoimprenditorialita'' con il sostegno di Unioncamere.
Come evidenzia il consorzio Connecting People che gestisce Cie e 'Cara' (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e ha raccolto le interviste nei propri sportelli di avviamento al lavoro in 12 citta', sui 12 mila solo 98 hanno visto riconosciuto in Italia il proprio titolo di studio. Inoltre, 'piu' del 70% - ha spiegato Giuseppe Lorenti, che ha curato la ricerca, in occasione di un seminario per presentare i risultati - dichiara di non capire e parlare l'italiano, il 25% lo parla male, e solo il 5% dichiara una discreta conoscenza. C'e' pero' resistenza da parte dei soggetti a partecipare ai corsi di alfabetizzazione, perche' non ne colgono il legame con l'accesso al mercato del lavoro'. Eppure non si tratta di persone solo di passaggio in Italia: 'L'81% - aggiunge - ha intenzione di costruire il proprio percorso di vita in Italia'. Anche i datori di lavoro, spiegano gli addetti del consorzio, hanno difficolta' a rapportarsi a questa potenziale forza lavoro (due persone su tre sono under 35, quasi il 90% hanno meno di 45 anni) poiche' hanno scarsa conoscenza della realta' dei rifugiati.
Secondo il sottosegretario al Lavoro, Maria Cecialia Guerra, quello che va fatto e' 'favorire l'incontro tra domanda e offerta' di lavoro, puntare non solo sul processo 'di tutela e guida nella fase di ingresso' ma anche nella mediazione linguistica e nella formazione. Un percorso che va compiuto in 'rete', mettendo 'insieme soggetti pubblici con i privati e il terzo settore'.
Sono necessari 'ulteriori interventi a livello territoriale, ma anche nazionale', ha detto il sottosegretario all'Interno, Saverio Ruperto, affinche' 'il nostro Paese non si limiti a garantire solo una presenza piu' o meno sicura a queste persone, nella condizione di esiliati inerti. Ma consenta una condizione di asilo, attraverso l'inclusione nel nostro territorio'.

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