Ru486. Sit-in dei Radicali davanti ministero: no al ricovero
Sit in dei radicali e di un gruppo di ginecologi, e una decina di sacchi contenenti 2000 scatole vuote della pillola abortiva Ru486 depositati ieri pomeriggio davanti alla sede del ministero della Salute per chiedere che venga rivista l'indicazione al ricovero data nel 2010, al momento della registrazione del farmaco. Sono infatti oltre 20.000, hanno ricordato i partecipanti all'azione dimostrativa, le donne che hanno utilizzato la Ru486 in Italia senza particolari complicazioni, con la stragrande maggioranza di loro che non e' rimasta in ospedale tra la somministrazione del mifepristone (l'Ru486) e quella del secondo farmaco due giorni dopo. In Emilia Romagna e i molti ospedali, hanno aggiunto, si pratica il "day hospital", mentre in Piemonte e nella maggior parte degli altri ospedali la procedura delle dimissioni volontarie trasforma di fatto i due ricoveri "ordinari" in due day hospital. 'Con la legalizzazione - ha spiegato il segretario dei radicali Mario Staderini, come riferisce l'associazione Luca Coscioni in una nota - i radicali hanno sconfitto il flagello dell'aborto clandestino. I dati appena usciti dimostrano che in questi anni gli aborti si sono piu' che dimezzati. Agli italiani viene impedito dalle tv di conoscere i risultati delle nostre lotte e le criticita' ancora da affrontare con urgenza: dalla ru486, all'impossibilita' in tante regioni di trovare medici non obiettori'. Il radicale Silvio Viale ha concluso dicendo che si aspetta che "il ministero rimuova l'indicazione del ricovero di tre giorni, non solo perch‚ ampiamente non rispettato, ma perch‚ è diventato un alibi per non introdurre la RU486, che è un farmaco che migliora l'assistenza alle donne e rende piú sicure tutte le pratiche abortive".ADUC è indipendente
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