Shrinkflation, 4 persone su 5 si accorgono delle confezioni più piccole allo stesso prezzo e 2 su 5 pronti a cambiare marca
Secondo l’ultima indagine Radar SWG (8–10 ottobre 2025, campione di 800 adulti), la pratica della shrinkflation — o sgrammatura in italiano, ossia la pratica con cui le aziende riducono la quantità o le dimensioni di un prodotto (ad esempio, il peso o il numero di unità in una confezione) mantenendo il prezzo invariato o aumentandolo leggermente — è ormai sotto gli occhi degli italiani.
Quattro persone su cinque dichiarano di averla notata, soprattutto nei prodotti per la prima colazione (56%) e nella pulizia della casa (45%). Seguono dolciumi, cosmetici, gelati e pasta.
Il 37% dei consumatori si dice tradito da questa strategia e cerca un’altra marca, mentre solo il 20% resta fedele. La maggioranza chiede più trasparenza: secondo l’88% le aziende dovrebbero essere obbligate a dichiarare esplicitamente la riduzione del formato, mentre il 40% ritiene urgente un intervento normativo per regolamentare la pratica.
Gli italiani indicano tra i principali responsabili del controllo le autorità antitrust (29%) e il Governo (22%), seguiti dall’Unione Europea e dalle associazioni dei consumatori.
Pur riconoscendo che l’aumento dei costi produttivi possa spingere le aziende a scelte di questo tipo, oltre la metà degli intervistati considera la shrinkflation una pratica poco trasparente che penalizza i consumatori e mina la fiducia nei marchi. In un contesto di inflazione ancora percepita e potere d’acquisto ridotto, la shrinkflation diventa così un simbolo del disagio economico delle famiglie italiane, che chiedono regole chiare e informazioni più oneste sui prodotti che acquistano ogni giorno.
(FoofAffairs.it del 05/11/2025)
Il 37% dei consumatori si dice tradito da questa strategia e cerca un’altra marca, mentre solo il 20% resta fedele. La maggioranza chiede più trasparenza: secondo l’88% le aziende dovrebbero essere obbligate a dichiarare esplicitamente la riduzione del formato, mentre il 40% ritiene urgente un intervento normativo per regolamentare la pratica.
Gli italiani indicano tra i principali responsabili del controllo le autorità antitrust (29%) e il Governo (22%), seguiti dall’Unione Europea e dalle associazioni dei consumatori.
Pur riconoscendo che l’aumento dei costi produttivi possa spingere le aziende a scelte di questo tipo, oltre la metà degli intervistati considera la shrinkflation una pratica poco trasparente che penalizza i consumatori e mina la fiducia nei marchi. In un contesto di inflazione ancora percepita e potere d’acquisto ridotto, la shrinkflation diventa così un simbolo del disagio economico delle famiglie italiane, che chiedono regole chiare e informazioni più oneste sui prodotti che acquistano ogni giorno.
(FoofAffairs.it del 05/11/2025)
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