Spagna. Donna 51enne chiede di poter morire
Inmaculada Echevarria ha 51 anni: da nove vive in un letto d'ospedale a Granada, collegata a un respiratore a causa di una distrofia muscolare progressiva: in una lettera inviata all'Associazione per il Diritto a morire degnamente (Dmd), ha chiesto aiuto per mettere fine alle sue sofferenze.
"Sono stanca di dover vivere in questo modo e di dover dipendere da tutti: voglio un'iniezione che fermi il mio cuore, una morte degna e senza dolore", ha dichiarato al quotidiano spagnolo El Pais. La Dmd sottolinea come non vi siano difficoltà operative, dato che "la limitazione dello sforzo terapeutico" è una procedura "convenzionale ed accettata dai medici": basterebbe somministrare un sonnifero e poi staccare il respiratore, "serve solo che a un certo momento un medico dica: basta".
"La mia vita non ha più senso, non ho neanche la forza di respirare da sola: ma nessuno si intrometta nella mia vita, sono libera e in pieno possesso delle mie facoltà mentali", continua Inma, che ribadisce: "Ogni giorno rappresenta un dolore maggiore, una solitudine più profonda, un silenzio più grande, un'oppressione più insopportabile".
Per la Dmd la soluzione più pratica sarebbe non quella di adire a vie legali, lente per definizione, ma trovare un'equipe medica che accetti la sua richiesta; quanto all'ipotesi che la paziente possa soffrire di una depressione e quindi non essere del tutto in grado di giudicare, l'associazione riconosce che è possibile ma che nella lettera Inma "esprime con chiarezza un desiderio preciso, meditato da molti anni".
"Mettetevi al mio posto - chiede Inma al governo spagnolo - se avessero una madre o un figlio nelle mie condizioni, che cosa farebbero? Lo lascerebbero soffrire? Parlare è facile, ma sopportare tutto questo... nessuno sa cosa vuol dire".
"Sono stanca di dover vivere in questo modo e di dover dipendere da tutti: voglio un'iniezione che fermi il mio cuore, una morte degna e senza dolore", ha dichiarato al quotidiano spagnolo El Pais. La Dmd sottolinea come non vi siano difficoltà operative, dato che "la limitazione dello sforzo terapeutico" è una procedura "convenzionale ed accettata dai medici": basterebbe somministrare un sonnifero e poi staccare il respiratore, "serve solo che a un certo momento un medico dica: basta".
"La mia vita non ha più senso, non ho neanche la forza di respirare da sola: ma nessuno si intrometta nella mia vita, sono libera e in pieno possesso delle mie facoltà mentali", continua Inma, che ribadisce: "Ogni giorno rappresenta un dolore maggiore, una solitudine più profonda, un silenzio più grande, un'oppressione più insopportabile".
Per la Dmd la soluzione più pratica sarebbe non quella di adire a vie legali, lente per definizione, ma trovare un'equipe medica che accetti la sua richiesta; quanto all'ipotesi che la paziente possa soffrire di una depressione e quindi non essere del tutto in grado di giudicare, l'associazione riconosce che è possibile ma che nella lettera Inma "esprime con chiarezza un desiderio preciso, meditato da molti anni".
"Mettetevi al mio posto - chiede Inma al governo spagnolo - se avessero una madre o un figlio nelle mie condizioni, che cosa farebbero? Lo lascerebbero soffrire? Parlare è facile, ma sopportare tutto questo... nessuno sa cosa vuol dire".
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