Sabato 6 giugno 2026
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Spreco alimentare: due terzi degli italiani buttano cibo abitualmente

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Ridurre lo spreco alimentare domestico non è più soltanto una questione di etica, ma una necessità economica e ambientale concreta. Eppure, come riporta Il Messaggero, i dati parlano chiaro: due italiani su tre (67%) ammettono di buttare via cibo avanzato o scaduto, e uno su quattro riconosce che questo avviene abbastanza spesso o molto spesso (24,4%). Solo il 9,7% della popolazione dichiara di non sprecare mai.

 

I dati emergono da una ricerca condotta da AstraRicerche per Ancit (Associazione Nazionale Conservieri Ittici e delle Tonnare), realizzata ad aprile 2026 su un campione di 1.000 italiani tra i 18 e i 65 anni.

 

A sprecare di più sono soprattutto i più giovani: tra i 18-29enni la percentuale raggiunge l'80%, tra i 30-39enni il 77%, mentre cala progressivamente nelle fasce più mature (64% tra i 40-49enni, 58% tra i 50-65enni). Dal punto di vista di genere, gli uomini (71%) mostrano meno attenzione al problema rispetto alle donne (63%), con un divario di 8 punti percentuali. Esiste anche una geografia dello spreco: il fenomeno è più accentuato al Sud, dove si arriva al 72%.

 

Le cause principali individuate dagli intervistati sono molteplici: il 38% cita il deterioramento di frutta e verdura dopo l'acquisto, il 33% ammette di dimenticare alimenti in frigorifero o in dispensa, il 31% lamenta prodotti già troppo vicini alla scadenza al momento dell'acquisto, e il 30% riconosce di comprare quantità eccessive — sia per timore di restare senza cibo, sia perché trascinato da offerte e promozioni.

 

Nonostante il quadro rimanga preoccupante, i dati del Rapporto Waste Watcher 2026 offrono un segnale incoraggiante: lo spreco alimentare pro capite nelle famiglie italiane è sceso a circa 554 grammi a settimana, con una riduzione del 10% rispetto all'anno precedente. In termini economici, tuttavia, il fenomeno vale ancora 7,3 miliardi di euro l'anno.

 

In un contesto segnato dal carovita e dall'inflazione sui prodotti alimentari, cresce la tendenza verso una gestione più essenziale della dispensa: scelte più consapevoli e attenzione alla qualità nutrizionale diventano criteri guida negli acquisti, in quello che alcuni osservatori definiscono un approccio di "de-consumismo".

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