StemWay Biotech critica il Governo italiano sulle staminali cordonali
Riceviamo e pubblichiamo
Il Ministero della Salute ha recentemente effettuato una conferenza stampa per il lancio di un auspicabile programma di rafforzamento del sistema delle Biobanche pubbliche, considerato che attualmente solo il 20% delle donazioni riesce a giungere "a buon fine". Contestualmente, è stato diffuso un opuscolo informativo in materia di "Uso appropriato delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale".
La società StemWay Biotech, attraverso il proprio Vice President Dr.Paolo Rubini, sposando integralmente quanto già dichiarato dalle altre biobanche operanti in Italia, ritiene utile evidenziare ulteriormente che purtroppo l'impostazione del provvedimento sembra essere attuato più contro la conservazione autologa piuttosto che a favore della donazione e di ciò se ne rammarica, oltre che a stupirsi.
Per quanto riguarda le affermazioni scientifiche contenute all'interno dell'opuscolo informativo ministeriale, il Dr.Rubini dichiara che "senza scendere in un ambito scientifico che non si addice ad una comunicazione di massa al pubblico - il mondo scientifico si è già espresso nelle opportune sedi ed addirittura la FIOG, Federazione Italiana Ostetricia e Ginecologia ha concesso il proprio patrocinio ad una biobanca del settore - mi sembra opportuno evidenziare che sulla base delle medesime evidenze scientifiche internazionali, i Ministeri della Salute degli USA, Regno Unito, Belgio, Austria, Olanda, Norvegia, Dubai, India, Singapore, Svizzera, Ungheria e di numerosi altri Paesi, abbiano adottato decisioni completamente diverse da quelle del Ministero della Salute italiano, consentendo l'attività delle biobanche private e la conservazione autologa nel proprio Paese".
Per quanto riguarda, invece, la possibilità di rientrare in possesso delle proprie cellule staminali cordonali una volta deciso per la donazione, così come riportato nell'opuscolo ministeriale, il Dr.Rubini segnale che: "se è vero che solo il 20% circa delle donazioni giunge a buon fine, è del tutto evidente che la percentuale del 97% indicata dal Ministero della Salute potrà essere solo relativa a questi campioni e che quindi la corretta informazione da diffondere sarebbe che solo il 97% del 20% dei donatori avrà la possibilità di rientrare in possesso delle proprie cellule staminali cordonali, quindi non più del 19,4% dei casi".
Da ultimo, StemWay Biotech non può non evidenziare che se la rete delle biobanche pubbliche è di circa 100 strutture in tutto il mondo, la scelta di averne 18 solo in Italia sembra una anomalia nell'utilizzo delle risorse pubbliche del settore della sanità, dove certamente non può affermarsi che vi sia una assenza di esigenze prioritarie.
"In questo scenario", dichiara il Dr.Rubini, "ciascun cittadino potrà facilmente maturare una propria autonoma opinione in materia di conservazione o donazione delle staminali cordonali ed operare nel modo migliore per impedire che questo importante patrimonio biologico seguiti ad essere disperso in quasi il 95% delle nascite.
Il Ministero della Salute ha recentemente effettuato una conferenza stampa per il lancio di un auspicabile programma di rafforzamento del sistema delle Biobanche pubbliche, considerato che attualmente solo il 20% delle donazioni riesce a giungere "a buon fine". Contestualmente, è stato diffuso un opuscolo informativo in materia di "Uso appropriato delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale".
La società StemWay Biotech, attraverso il proprio Vice President Dr.Paolo Rubini, sposando integralmente quanto già dichiarato dalle altre biobanche operanti in Italia, ritiene utile evidenziare ulteriormente che purtroppo l'impostazione del provvedimento sembra essere attuato più contro la conservazione autologa piuttosto che a favore della donazione e di ciò se ne rammarica, oltre che a stupirsi.
Per quanto riguarda le affermazioni scientifiche contenute all'interno dell'opuscolo informativo ministeriale, il Dr.Rubini dichiara che "senza scendere in un ambito scientifico che non si addice ad una comunicazione di massa al pubblico - il mondo scientifico si è già espresso nelle opportune sedi ed addirittura la FIOG, Federazione Italiana Ostetricia e Ginecologia ha concesso il proprio patrocinio ad una biobanca del settore - mi sembra opportuno evidenziare che sulla base delle medesime evidenze scientifiche internazionali, i Ministeri della Salute degli USA, Regno Unito, Belgio, Austria, Olanda, Norvegia, Dubai, India, Singapore, Svizzera, Ungheria e di numerosi altri Paesi, abbiano adottato decisioni completamente diverse da quelle del Ministero della Salute italiano, consentendo l'attività delle biobanche private e la conservazione autologa nel proprio Paese".
Per quanto riguarda, invece, la possibilità di rientrare in possesso delle proprie cellule staminali cordonali una volta deciso per la donazione, così come riportato nell'opuscolo ministeriale, il Dr.Rubini segnale che: "se è vero che solo il 20% circa delle donazioni giunge a buon fine, è del tutto evidente che la percentuale del 97% indicata dal Ministero della Salute potrà essere solo relativa a questi campioni e che quindi la corretta informazione da diffondere sarebbe che solo il 97% del 20% dei donatori avrà la possibilità di rientrare in possesso delle proprie cellule staminali cordonali, quindi non più del 19,4% dei casi".
Da ultimo, StemWay Biotech non può non evidenziare che se la rete delle biobanche pubbliche è di circa 100 strutture in tutto il mondo, la scelta di averne 18 solo in Italia sembra una anomalia nell'utilizzo delle risorse pubbliche del settore della sanità, dove certamente non può affermarsi che vi sia una assenza di esigenze prioritarie.
"In questo scenario", dichiara il Dr.Rubini, "ciascun cittadino potrà facilmente maturare una propria autonoma opinione in materia di conservazione o donazione delle staminali cordonali ed operare nel modo migliore per impedire che questo importante patrimonio biologico seguiti ad essere disperso in quasi il 95% delle nascite.
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