Strategie antidroga nel Mediterraneo. Il convegno
Contrastare il traffico di droga nel Mediterraneo, investire sulla riabilitazione dei tossicodipendenti, per reintegrarli nella societa', e sulla prevenzione. Sono questi alcuni dei temi affrontati nell'incontro, in corso a Roma, organizzato dal Dipartimento politiche antidroga sulle strategie nazionali in materia di droga nel Mediterraneo. Sono state presentate le principali attivita' portate avanti dal Gruppo Pompidou, dalla rete Mednet e dall'Osservatorio Europeo anche al fine di promuovere la cooperazione sulle politiche antidroga tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo."Quello che viene presentato oggi e' un progetto di cooperazione internazionale che vuole promuovere soprattutto lo scambio di esperienze nell'ambito della prevenzione, della cura e della riabilitazione", ha detto il capo del dipartimento per le politiche antidroga, Giovanni Serpelloni a margine dell'incontro al quale partecipano anche i rappresentanti dei Paesi appartenenti alla rete Mednet come Algeria, Egitto, Francia, Grecia, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Portogallo, Tunisia e come Paesi osservatori Ucraina e Turchia.
"Ai paesi arabi - ha aggiunto Serpelloni - interessa molto come poter fare queste campagne e piani di azione nazionale e come poter attuare politiche e interventi nei confronti di persone che hanno una dipendenza, per poi poterle riabilitare e inserire socialmente nel tessuto lavorativo. Questo e' un approccio globale -ha concluso Serpelloni- che vede da una parte l'intervento di prevenzione e riabilitazione e contemporaneamente, dall'altra parte, c'e' l'approccio della lotta al traffico di droga".
In materia di droga "va aggiornata la nostra cultura, perche' c'e' il rischio di criminalizzare i tossicodipendenti": lo ha detto Andrea Riccardi, ministro, per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione con delega sulla droga nel suo intervento. "In Italia sono state trovate le categorie appropriate, umane, sociali ma anche giuridiche, riguardo alle persone dipendenti". Il ministro ha quindi sottolineato l'importanza delle reti e della cooperazione tra gli Stati in materia di droga: "e' un fenomeno globale che non puo' essere affrontato se non con un'azione di respiro internazionale".
L'approccio vincente, per Riccardi, "e' quello che fa uscire da una visione delle cose ripiegata e ristretta, e' quello che privilegia le sinergie operative. I Paesi che cooperano, che si uniscono in rete, sono quelli in grado di sostenere i problemi e le prove piu' difficili".
Altro punto importante, per il ministro, e' quello della formazione. "Nella lotta alle dipendenze - ha spiegato - c'e' un aspetto normativo, repressivo, ma c'e' soprattutto la scelta per una battaglia di tipo culturale e professionale. Una scelta insieme umana ed efficace. Occorre investire di piu' sulla formazione e sulla prevenzione, occorre formare alla prevenzione". "Dietro la droga ci sono le mafie, dietro alla lotta alla droga ci sono le reti positive e intelligenti e a queste reti la vittoria e' assicurata nello spirito della cooperazione" ha concluso Riccardi.
"Il tossicodipendente non e' un reietto ne' tantomeno un criminale ma semplicemente un uomo che ha bisogno di ritrovare se stesso". Roberto Mineo, presidente del CeIS, il Centro italiano di solidarieta' fondato 40 anni fa da don Mario Picchi concorda con le parole del ministro Andrea Riccardi. Per questo "serve affermare una nuova cultura nel delicato settore delle tossicodipendenze. Una cultura che ponga al centro la persona umana", continua Mineo. "Quaranta anni fa don Mario capi', con il 'Progetto Uomo', che non esistono protocolli unici ma storie e percorsi personali da affrontare uno ad uno. Sono davvero felice -conclude Mineo- delle parole del ministro Riccardi perche', in qualche modo, confermano che l'intuizione di don Mario e' alla base di quella rivoluzione culturale che oggi il ministro auspica".
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