Test antidroga in scuole umbre. Se ne occupa commissione regionale
L'ipotesi di mettere in atto strumenti di prevenzione contro l'uso di sostanze stupefacenti fra i giovani, compresa la possibilita' di prevedere test antidroga obbligatori nelle scuole superiori dell'Umbria, come prevede una mozione del capogruppo Udc in consiglio regionale, Sandra Monacelli, verra' discussa ed approfondita all'interno della commissione regionale sulle tossicodipendenze. Lo ha deciso oggi il consiglio regionale, senza mettere l'atto ai voti, su proposta del presidente, Eros Brega, al termine della discussione generale.Illustrando il testo, Monacelli (che rispetto al mancato voto sul documento ha espresso 'soddisfazione per il contributo dato al dibattito') ha ricordato le raccomandazioni del Consiglio d'Europa sulla necessita' di contenimento del fenomeno droga, perche' le politiche fin qui adottate non hanno prodotto i risultati attesi. Secondo l'esponente Udc, 'per arginare il fenomeno serve una azione piu' coordinata e il coinvolgimento di tutte le istituzioni, compresa la scuola. Nel merito, c'e' stato un appello del dirigente scolastico regionale che ha denunciato il continuo diffondersi della droga fra gli studenti, in contrapposizione ai pochi mezzi della stessa scuola per far fronte al fenomeno.
'La stessa Unione europea - ha spiegato Monacelli - nei suoi documenti attesta che fra i giovani si fa un alto uso di cocaina e che il 21 per cento dei giovanissimi ha provato la cannabis, come dimostrazione che proprio in eta' adolescenziale e' ormai scomparsa ogni distinzione fra le droghe piu' o meno pericolose.
Sempre l'Ue sostiene pero' che la prevenzione scolastica, che in Italia non si fa, invece da' risultati, sia in termini di ritardo sia di minor esposizione al fenomeno. Si tratta dunque di coinvolgere scuole, famiglie ed istituzioni, anche con l'insegnamento di materie specifiche da inserire nei programmi scolastici. Infine servono anche iniziative scomode e forse impopolari, come i test antidroga per gli alunni di tutte le scuole, a partire da quelle superiori. Non per smascherare qualcuno, ma come supporto di conoscenza. Le famiglie non possono ignorare una eventuale 'vita parallela' dei propri figli e magari scoprirla in modo drammatico. Le istituzioni su questo devono avere un ruolo attivo e collaborativo. I test dovranno essere sottoposti a valutazione scientifica'.
A difesa della propria iniziativa e della crescente attenzione che c'e' anche a livello nazionale sul problema droga e giovani, Monacelli ha ricordato che la notizia sulla sua iniziativa, 'dopo essere stata rilanciata dall'Ansa, e' stata pubblicata da 30 siti web nazionali, tra i quali il Corriere della Sera, il Secolo XIX, la Stampa, Repubblica, e su una serie di giornali di provincia, da Varese News, alla Provincia di Lecco, al Corriere del Mezzogiorno'.
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