Thailandia. Ci sono stati "errori" nella campagna antidroga
Il bilancio di un mese di campagna di lotta alla droga in Thailandia e' di oltre 1.128 morti: lo ha dichiarato oggi il primo ministro Thaksin Shinawatra, il quale ha anche ammesso per la prima volta "errori" da parte della polizia. "Piu' di 1.100 decessi -ha detto Thaksin alla radio- non sono stati causati dagli ordini di uccidere del Governo, ma sono opera di membri di bande (di trafficanti) che temevano di essere denunciati dai loro compagni".
Secondo il premier, la polizia ha ucciso 28 persone per legittima difesa, e alcuni "cattivi poliziotti" possono essere implicati in altre uccisioni. "E' normale -ha spiegato- che vi siano alcuni errori in una guerra di tale importanza e alcuni casi possono essere opera di poliziotti, perche' esistono cattivi poliziotti e noi dobbiamo risolvere il problema".
Dall'inizio della campagna, il primo febbraio scorso, sono stati uccisi quattro agenti e altri nove feriti, secondo i dati forniti dal Thaksin, il quale ha annunciato che l'elevato bilancio di vittime non fermera' la campagna. "Non lasciatevi turbare -ha detto- da queste cifre elevate di morti, noi dobbiamo essere inflessibili e terminare questa guerra".
Nei giorni scorsi il grande numero di persone uccise in questa campagna ha suscitato le critiche della commissione Onu sui Diritti dell'uomo -che sostiene trattarsi di esecuzioni extragiudiziali- oltre che le proteste di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani.
L'agenzia dei missionari cattolici, Misna, sente in proposito un operatore umanitario di Bangkok che intende restare anonimo per ragioni di sicurezza, ma che -precisa l'agenzia- "ha deciso di alzare un velo sui metodi violenti e sbrigativi adoperati dalle forze di sicurezza thailandesi per cercare di stroncare il traffico di stupefacenti".
"Il Governo guidato dal premier Thaksin Shinawatra -dice l'intervistato- sta adottando il sistema di uccidere tutti coloro che sono sospettati di traffico di droga per fare della Thailandia un Paese tranquillo e libero dagli spacciatori. La verita' e' che, in questo modo, a rimetterci sono i poveri, che usano e vendono stupefacenti in quantita' minime. Dato che appartengono alle classi sociali piu' basse, queste persone divengono facilmente preda di gente piu' potente, come poliziotti, soldati, dottori ed altri che sono indirettamente coinvolti nei traffici illeciti. Gli agenti di polizia, in particolare, sono soliti rilasciare i sospetti se "ricompensati" con rilevanti quantita' di droga o denaro". L'operatore umanitario sottolinea l'estrema brutalita' delle azioni intraprese dagli agenti, che arrivano ad "inseguire la loro preda fino nei mercati all'aperto o dentro le automobili". Il Governo ha piu' volte ribadito che la maggior parte delle vittime registrate nelle ultime settimane e' dovuta a regolamenti di conti interni tra bande criminali, ma la nostra fonte assicura che "a sparare sono i poliziotti". L'interpellato passa poi ad illustrare i discutibili metodi delle forze di sicurezza nella caccia ai criminali. Stando al suo racconto, "gli agenti creano dei posti di blocco e fermano i passanti per controllare se compaiono sulla famigerata 'lista nera' elaborata dalle autorita': se per caso il fermato appare nell'elenco viene ucciso". Succede inoltre che i poliziotti "facciano compilare alla gente liste di nominativi di sospetti trafficanti, i quali, una volta rintracciati, verranno inseguiti ed ammazzati". Accade anche che chi fornisce alla polizia informazioni riservate sui trafficanti finisca in breve tempo vittima di vendette e ritorsioni. Oppure capita che "quando la polizia arresta qualcuno, spesso gli riferisce il nome di colui che lo ha 'tradito', anche se a volte la persona indicata dagli agenti non ha alcuna colpa". Questo non fa che creare ulteriori contrasti tra gli arrestati e i loro amici o conoscenti, contrasti che non di rado sfociano in sanguinosi regolamenti di conti.
Infine l'anonimo operatore umanitario sottolinea l'atrocita' del metodo della conta dei cadaveri, che servirebbe a verificare l'efficacia delle operazioni di polizia contro gli spacciatori. "Le autorita' ritengono -commenta amareggiato- che, piu' elevato e' il numero dei deceduti, migliori sono i risultati nella lotta alla droga, senza indagare se vi siano state prove o ragioni sufficienti per i delitti". A questo proposito, di recente sulla stampa locale e' apparso un inquietante resoconto: dopo che il ministero dell'interno ha bacchettato i governatori delle province di Nakhonphanom e Nakhonnayok per non aver raggiunto gli obiettivi fissati nella battaglia contro la droga, in soli due giorni in quelle zone si sono contati 10 morti. "In definitiva -conclude- il Governo thailandese ha adottato strategie che non tengono conto delle sofferenze della popolazione. Tra l'altro -ipotizza- tutto questo sembra una manovra per far aumentare ulteriormente il costo degli stupefacenti: non molto tempo fa una pastiglia si comprava per 30 bath (0,65 euro), mentre adesso la medesima quantita' di droghe sintetiche e' arrivata a costare 500 bath (10,8 euro)".
La lotta alla droga, ha rilanciato il mercato degli amuleti magici, con l'idea che possano proteggere nelle sparatorie. Quelli piu' in voga rappresentano simboli buddisti, scimmie, e vari elementi di cultura Thai.
Secondo il premier, la polizia ha ucciso 28 persone per legittima difesa, e alcuni "cattivi poliziotti" possono essere implicati in altre uccisioni. "E' normale -ha spiegato- che vi siano alcuni errori in una guerra di tale importanza e alcuni casi possono essere opera di poliziotti, perche' esistono cattivi poliziotti e noi dobbiamo risolvere il problema".
Dall'inizio della campagna, il primo febbraio scorso, sono stati uccisi quattro agenti e altri nove feriti, secondo i dati forniti dal Thaksin, il quale ha annunciato che l'elevato bilancio di vittime non fermera' la campagna. "Non lasciatevi turbare -ha detto- da queste cifre elevate di morti, noi dobbiamo essere inflessibili e terminare questa guerra".
Nei giorni scorsi il grande numero di persone uccise in questa campagna ha suscitato le critiche della commissione Onu sui Diritti dell'uomo -che sostiene trattarsi di esecuzioni extragiudiziali- oltre che le proteste di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani.
L'agenzia dei missionari cattolici, Misna, sente in proposito un operatore umanitario di Bangkok che intende restare anonimo per ragioni di sicurezza, ma che -precisa l'agenzia- "ha deciso di alzare un velo sui metodi violenti e sbrigativi adoperati dalle forze di sicurezza thailandesi per cercare di stroncare il traffico di stupefacenti".
"Il Governo guidato dal premier Thaksin Shinawatra -dice l'intervistato- sta adottando il sistema di uccidere tutti coloro che sono sospettati di traffico di droga per fare della Thailandia un Paese tranquillo e libero dagli spacciatori. La verita' e' che, in questo modo, a rimetterci sono i poveri, che usano e vendono stupefacenti in quantita' minime. Dato che appartengono alle classi sociali piu' basse, queste persone divengono facilmente preda di gente piu' potente, come poliziotti, soldati, dottori ed altri che sono indirettamente coinvolti nei traffici illeciti. Gli agenti di polizia, in particolare, sono soliti rilasciare i sospetti se "ricompensati" con rilevanti quantita' di droga o denaro". L'operatore umanitario sottolinea l'estrema brutalita' delle azioni intraprese dagli agenti, che arrivano ad "inseguire la loro preda fino nei mercati all'aperto o dentro le automobili". Il Governo ha piu' volte ribadito che la maggior parte delle vittime registrate nelle ultime settimane e' dovuta a regolamenti di conti interni tra bande criminali, ma la nostra fonte assicura che "a sparare sono i poliziotti". L'interpellato passa poi ad illustrare i discutibili metodi delle forze di sicurezza nella caccia ai criminali. Stando al suo racconto, "gli agenti creano dei posti di blocco e fermano i passanti per controllare se compaiono sulla famigerata 'lista nera' elaborata dalle autorita': se per caso il fermato appare nell'elenco viene ucciso". Succede inoltre che i poliziotti "facciano compilare alla gente liste di nominativi di sospetti trafficanti, i quali, una volta rintracciati, verranno inseguiti ed ammazzati". Accade anche che chi fornisce alla polizia informazioni riservate sui trafficanti finisca in breve tempo vittima di vendette e ritorsioni. Oppure capita che "quando la polizia arresta qualcuno, spesso gli riferisce il nome di colui che lo ha 'tradito', anche se a volte la persona indicata dagli agenti non ha alcuna colpa". Questo non fa che creare ulteriori contrasti tra gli arrestati e i loro amici o conoscenti, contrasti che non di rado sfociano in sanguinosi regolamenti di conti.
Infine l'anonimo operatore umanitario sottolinea l'atrocita' del metodo della conta dei cadaveri, che servirebbe a verificare l'efficacia delle operazioni di polizia contro gli spacciatori. "Le autorita' ritengono -commenta amareggiato- che, piu' elevato e' il numero dei deceduti, migliori sono i risultati nella lotta alla droga, senza indagare se vi siano state prove o ragioni sufficienti per i delitti". A questo proposito, di recente sulla stampa locale e' apparso un inquietante resoconto: dopo che il ministero dell'interno ha bacchettato i governatori delle province di Nakhonphanom e Nakhonnayok per non aver raggiunto gli obiettivi fissati nella battaglia contro la droga, in soli due giorni in quelle zone si sono contati 10 morti. "In definitiva -conclude- il Governo thailandese ha adottato strategie che non tengono conto delle sofferenze della popolazione. Tra l'altro -ipotizza- tutto questo sembra una manovra per far aumentare ulteriormente il costo degli stupefacenti: non molto tempo fa una pastiglia si comprava per 30 bath (0,65 euro), mentre adesso la medesima quantita' di droghe sintetiche e' arrivata a costare 500 bath (10,8 euro)".
La lotta alla droga, ha rilanciato il mercato degli amuleti magici, con l'idea che possano proteggere nelle sparatorie. Quelli piu' in voga rappresentano simboli buddisti, scimmie, e vari elementi di cultura Thai.
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