Tre banche condannate: anatocismo, spese fantasma e diamanti venduti come bene sicuro
Tre clienti, tre banche, tre sentenze di condanna. Storie diverse tra loro, ma con un elemento comune: la fiducia mal riposta in un istituto di credito si è tradotta in un danno economico reale, poi riconosciuto da un giudice. Come riporta Businessonline.it, i casi riguardano l'anatocismo applicato per decenni, commissioni mai dovute e diamanti presentati come investimento sicuro.
Il primo caso ha per protagonista una banca che ha applicato per 26 anni la pratica dell'anatocismo: in sostanza, gli interessi maturati venivano sommati al capitale, e su questa nuova somma venivano calcolati ulteriori interessi. Una pratica che ha gonfiato silenziosamente il debito del cliente nel corso del tempo, senza che questi se ne accorgesse. Solo dopo l'analisi del contratto da parte di un consulente tecnico è emersa l'irregolarità. Il tribunale ha dichiarato nulla la relativa clausola contrattuale e ha condannato la banca alla restituzione di tutte le somme indebitamente incassate, più interessi legali e spese processuali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27460 del 14 ottobre 2025, ha ribadito che per i contratti di conto corrente stipulati prima della delibera CICR del 9 febbraio 2000 la capitalizzazione periodica degli interessi è valida solo se espressamente pattuita per iscritto: in assenza di tale accordo, gli addebiti anatocistici sono illegittimi e devono essere restituiti.
Il secondo caso riguarda un correntista che aveva il sospetto che il proprio conto fosse stato gonfiato da voci di spesa non dovute. Dopo l'analisi contrattuale, il giudice — nel caso specifico il Tribunale di Napoli — ha individuato diverse irregolarità gravi. La banca è stata condannata a restituire oltre 196.000 euro, oltre agli interessi maturati e alle spese legali.
Il terzo caso vede protagonista Banco BPM, condannata dal Tribunale di Verona a restituire circa 37.000 euro a un cliente al quale erano stati venduti diamanti presentati come "bene rifugio", ovvero come un investimento sicuro e privo di rischi. Il tribunale ha accertato che la banca aveva violato i propri obblighi informativi, promuovendo il prodotto senza illustrare i reali rischi dell'operazione.
I tre casi dimostrano che i clienti bancari possono ottenere giustizia in sede giudiziaria, ma — come sottolinea la fonte — solo a condizione di avere il coraggio di agire legalmente. Chi sospetta irregolarità sul proprio conto o sui propri investimenti può raccogliere la documentazione contrattuale, farla analizzare da un consulente, presentare reclamo scritto alla banca e, se necessario, rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario o al giudice ordinario.