Umbria, 1.519 famiglie in attesa di un posto in Rsa. Mancano anche le badanti
In Umbria cresce l'emergenza assistenza per gli anziani non autosufficienti. Come riporta il giornale Perugia tomorrow, secondo un dossier elaborato dalla Uil Pensionati Umbria al 31 gennaio 2026 erano 1.519 le famiglie in lista d'attesa per un posto in una residenza sanitaria protetta, a fronte di soli 1.588 posti letto convenzionati effettivamente disponibili, su un totale di 2.247 posti accreditati in tutta la regione. I posti convenzionati sono divisi tra 733 nel territorio della Usl Umbria 1 e 855 in quello della Usl Umbria 2.
Il dato è drammaticamente in crescita: nel luglio 2025 la direzione regionale aveva registrato 648 persone in lista d'attesa. In appena sei mesi, quindi, il numero è più che raddoppiato, arrivando a 1.519 famiglie. Una progressione che la stessa Uil Pensionati definisce sintomo di una distanza sempre più ampia tra domanda e offerta di assistenza, aggravata anche dalla carenza di badanti regolari e dall'aumento del numero di anziani che vivono soli.
Il tema è stato affrontato anche in consiglio regionale, dove la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha risposto a un'interrogazione del consigliere di opposizione Nilo Arcudi. La governatrice ha ricordato che in Umbria gli ultra 80enni rappresentano il 9% della popolazione residente, con un indice di vecchiaia tra i più alti d'Italia, e ha annunciato che il nuovo Piano socio sanitario regionale prevede il raddoppio dei posti disponibili nelle strutture residenziali e semiresidenziali. Proietti ha inoltre citato due progetti già attivi, "Insieme" - finanziato con 1,5 milioni di fondi Fse per l'integrazione intergenerazionale - e "Seneca", pensato per favorire la permanenza degli anziani nel proprio contesto familiare e sostenere i caregiver.
Il nodo centrale resta quello dei posti accreditati. Per la presa in carico in convenzione dei pazienti, il costo a carico della Regione ammonta a 60 euro al giorno: nel 2024 la spesa complessiva è stata di oltre 24 milioni di euro, 11,8 milioni nella Usl Umbria 1 e 12,5 milioni nella Umbria 2. Cifre destinate ad aumentare ulteriormente, considerato l'invecchiamento della popolazione regionale.
Chi non riesce ad accedere a un posto convenzionato si trova di fronte a costi molto più elevati. La retta complessiva nelle strutture può arrivare fino a 163 euro al giorno, cifra che sale a 181 euro nei nuclei dedicati alle persone con demenza, per una spesa mensile media a carico delle famiglie compresa tra 2.450 e 2.700 euro. Nei casi di inserimento in strutture private o fuori convenzione, il costo può superare i 3.000 euro al mese, una cifra ben superiore alla pensione media regionale, che di fatto rende l'accesso a una Rsa sostenibile solo grazie al contributo dei familiari o intaccando i risparmi accumulati nel corso della vita.
La carenza di posti nelle strutture protette ha ricadute anche sul sistema sanitario nel suo complesso: in assenza di alternative, molti anziani con patologie croniche finiscono per essere ricoverati, spesso in modo inappropriato, nei reparti di medicina interna degli ospedali umbri, dove il costo giornaliero di una degenza oscilla tra i 500 e gli 800 euro, secondo i parametri dei drg (diagnosis related group). Liberare posti nelle Rsa, secondo quanto emerso dal dibattito regionale, contribuirebbe quindi anche a ridurre la pressione sui reparti ospedalieri e sui pronto soccorso.
A pesare sul quadro complessivo è anche la carenza di assistenza domiciliare. In Umbria le badanti regolari sono circa 9.200, mentre gli anziani soli con più di 65 anni sono quasi 60mila: anche ipotizzando una badante per ogni persona assistita, il rapporto resterebbe di circa una lavoratrice ogni sei anziani soli. Il resto dell'assistenza ricade quindi sulle famiglie, sui caregiver informali o sul lavoro non regolare. Il settore del lavoro domestico ha caratteristiche precise: nove badanti su dieci sono donne, oltre il 70% di origine straniera, con un'età media superiore ai 50 anni.
Secondo le proiezioni della Uil Pensionati, entro il 2050 un umbro su tre avrà più di 65 anni, contro l'attuale rapporto di circa uno su quattro. L'organizzazione sindacale sottolinea la necessità di una programmazione basata su un fabbisogno assistenziale certificato, prima di definire nuovi interventi, mentre il consigliere Arcudi ha definito il dato "preoccupante e drammatico", evidenziando come le liste d'attesa continuino ad aumentare nonostante gli annunci della giunta regionale.