Usa. Peter Singer e la "bioetica assassina"
Lo chiamano "professor morte", ma Peter Singer e' un luminare della bioetica. Il magazine "Time" lo ha consacrato nel pantheon dei quindici scienziati piu' importanti al mondo. Il quotodiano inglese The Independent lo ha invitato per un forum con i lettori. Nell'intervista Singer racconta il suo vegetarianesimo, la sua disobbedienza civile cosi' vicina a Gandhi e Martin Luther King. E il suo rapporto con la vita, la morale, la passione. Poi la domanda che tutti si aspettavano. "Ucciderebbe un bambino disabile?", chiede una lettrice irlandese. "Si', se questo fosse nel miglior interesse del bambino e della famiglia. Molte persone lo trovano scioccante, tuttavia sostengono il diritto all'aborto delle donne. Su un punto mi trovo d'accordo con gli oppositori dell'aborto, non c'e' differenza fra il feto e il nuovo nato".
La frase ha scioccato la comunita' medica anglosassone, gia' incline a pratiche di eugenetica e stigmatizzazione della disabilita'. Ancora una volta Singer dimostra di essere un genio malefico e un abisso della morale contemporanea. "Se paragoniamo un nuovo nato deficiente a un cane o a un maiale, scopriremo che il non umano ha capacita' superiori". È la sua tesi piu' sconvolgente, l'idea che un bambino down o un ritardato abbia meno capacita' mentali di un gibbone. Per questto la comunita' ebraica, di cui Singer fa parte, lo ha soprannominato "il filosofo della soluzione finale".
Nel 1997 venne invitato a tenere una conferenza sull'eutanasia in Svezia. Ma prima dovette attraversare quel fiume in piena che era il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal. Il quale disse che "e' inaccettabile che un professore di morale giustifichi l'uccisione di nuovi nati handicappati". Negli ultimi cinquant'anni non c'e' teoria filosofica che abbia scatenato tanto clamore quanto quella di Singer. Il Wall Street Journal lo ha paragonato addirittura a Martin Bormann, accusando Princeton, la facolta' che lo ha corteggiato e assunto, di aver "gettato a mare la concezione della dignita' umana che da due millenni caratterizza la civilta' occidentale". Singer e' un evoluzionista di sinistra e un paladino della liberazione animale. Nell'intervista all'Independent Singer reagisce scandalizzato all'accusa che sia paragonabile ai nazisti, visto che una parte della sua famiglia e' morta ad Auschwitz. Ma sono tanti gli studiosi, soprattutto a sinistra, che lo accusano di basarsi su un biologismo insidioso tipico della mentalita' hitleriana. Michael Burleigh, autore di Death and Deliverance: Euthanasia in Germany 1900-1945, sostiene che Singer usa argomenti dei nazisti. Le organizzazioni dei disabili lo inseguono a ogni conferenza. Diane Coleman, combattiva fondatrice di "Not dead yet", l'organizzazione che ha inchiodato il medico armeno Jack Kevorkian, gli ha scagliato contro questro slogan: "Nessuno deve dimostrare di essere persona".
La Coleman si riferiva alla distinzione di Singer fra vita umana e persona, categoria applicabile solo all'essere umano senziente, cosciente e razionale. Dunque non a feti, invalidi e malati. Secondo Sinmger, infatti, "ci sono molti esseri che sono consapevoli e capaci di piacere e dolore ma che non sono razionali e quindi non sono delle persone. In questa categoria rientrano molti animali non-umani, alcuni infanti e altri deficienti mentali. Dato che gli infanti sono indifesi e moralmente incapaci di commettere un crimine, chi li uccide non ha le scusanti spesso concesse per l'uccisione di un adulto. Niente di tutto cio' mostra comunque che l'uccisione di un bambino dovrebbe ritenersi grave quanto quella di un adulto". Singer vorrebbe anche lasciare alle mamme il diritto di uccidere infanti emofiliaci, Down e con la spina bifida. "La vita di un nuovo nato vale di meno della vita di un maiale, cane o scimpanze'. Quando la morte di un bambino disabile e' perpetrata per la nascita di un altro bambino con migliori possibilita' di una vita felice, il totale della felicita' sara' piu' grande se il disabile viene ucciso". Contro di lui e' nata anche una Princeton Students Against Infanticide. Nel 1991, parlando all'universita' di Zurigo, Singer aveva detto: "Non chiediamoci per ora se un trattamento del genere di un neonato umano sia giusto o ingiusto: resta il fatto che e' incredibilmente in contrasto con il modo incurante con cui togliamo la vita ai cani randagi, alle scimmie da laboratorio e al bestiame da macello. Cos'e' che giustifica la differenza? Privilegiare la vita di un essere semplicemente perche' e' membro di una specie ci metterebbe nella stessa situazione dei razzisti che privilegiano i membri della loro razza. Il mio suggerimento e' di concedere alla vita del feto un valore non maggiore di quello che concediamo alla vita di un animale non umano che abbia un analogo livello di razionalita', autocoscienza, consapevolezza, capacita' sensitiva. Poiche' nessun feto e' una persona, nessun feto ha lo stesso diritto alla vita di una persona".
Ma Singer non e' solo in questa spaventosa teoria di mettere a morte gli invalidi, con il consenso della famiglia, del medico e l'indifferenza giuridica dello stato e della societa'. Il medico e filosofo olandese Wim Rietdijk ritiene che "si dovrebbe uccidere il bambino che si scopra avere difetti fisici o mentali prima o dopo la nascita". Il filosofo Ronald Dworkin, nel suo libro "Il dominio della vita", sostiene che l'uccisione razionale dei piu' deboli puo' essere un metodo per migliorare il valore specifico della vita umana. Tom Beauchamp, docente alla Georgetown University e autore di "Principles of Biomedical Ethics", ha scritto che "dovremo ripensare la nostra visione tradizionale per cui gli esseri umani sfortunati non possono essere trattati nei modi in cui trattiamo i non umani". Non e' da meno il premio Nobel Francis Crick: "Nessun nuovo nato dovrebbe essere dichiarato umano fino a che non abbia passato certi test sulla sua dote genetica, e se fallisce questi test perde il diritto alla vita". Tutto questo e' il prodotto di una cultura darwinista che risale ai primi anni del Novecento. Nel 1928 August Forel fece approvare la prima legislazione svizzera sulle sterilizzazioni. Unfit, "inadatto", era la parola usata dal medico svizzero sulla maggior parte dei referti clinici. In Inghilterra l'eugenista Robert Rentoul in "Race Culture" suggeri' l'"uccisione dei degenerati" in apposite "camere delle morte". La proposta venne raccolta da uno dei piu' noti studiosi di malatttie mentali, Arthur Tredgold, membro della Eugenics Education Society: "La societa' sarebbe giustificata se adottasse una simile misura". Calcolo' che c'erano "80.000 imbecilli e idioti" in Inghilterra: "Sarebbe una procedura economica e umana se le loro esistenze venissero terminate senza dolore". In Germania l'evoluzionista Ernst Haeckel, capostipite dei darwinisti tedeschi, alla nuova generazione di scienziati parlava della liceita' dell'eutanasia dei bambini handicappati e invalidi. Come ha ricordato Leon Poliakov, fra i massimi studiosi della societa' hitleriana, Haeckel, il cui nome entro' nella rosa dei candidati al Nobel, era l'archetipo dello scienziato nazista. Come ha spiegato Edmund Pellegrino, presidente del comitato di bioetica di Bush, "gli accademici tedeschi, soprattutto gli psichiatri, erano leader nelle teorie della superiorita' razziale, del darwinismo sociale e della trasmissione genetica delle malattie mentali prima ancora che Hitler salisse al potere".
Singer ha sostituito il principio razziale con l'assunto della "qualita' della vita". Al centro anche dell'eutanasia infantile in Olanda. E soprattutto svedese fino a vent'anni fa. Circa 63 mila svedesi, soprattutto donne, furono sterilizzati fra il 1935 e il 1975. Una militante socialdemocratica, Maija Runcis, scopri' in un archivio statale che in quegli anni erano state effettuate 62.888 sterilizzazioni. L'Istituto svedese di Biologia Razziale venne fondato nel 1922, l'anno in cui i socialdemocratici proposero al Parlamento di sterilizzare i minorati psichici. L'unico a opporsi fu il deputato Carl Lindhagen. "Cosa vi impedira' di ucciderli?", chiese Lindhagen. Alfred Petren dell'Istituto dell'igiene sociale gli rispose che aveva preso in considerazione l'ipotesi ma che non lo avrebbe fatto, per non arrecare dolore ai "genitori che comunque li amano". I bambini affetti da sindrome di Down erano chiamati "idioti mongoloidi". Oggi Singer va oltre l'ipocrisia della mancata adesione dei genitori e propone il patto faustiano fra medici e genitori per decidere della vita e della morte dei nuovi nati. "A causa degli attuali limiti dei metodi di rilevazione, la maggior parte dei difetti non sono scoperti che dopo la nascita. Se un bambino non venisse dichiarato vivo prima del terzo giorno dopo la nascita, i genitori potrebbero scegliere... Il medico dovrebbe consentire al bambino di morire se i genitori scelgono di evitare miseria e sofferenza". È quanto scrisse nel 1973 un altro premio Nobel, James Watson.
(Fonte: Il Velino)
La frase ha scioccato la comunita' medica anglosassone, gia' incline a pratiche di eugenetica e stigmatizzazione della disabilita'. Ancora una volta Singer dimostra di essere un genio malefico e un abisso della morale contemporanea. "Se paragoniamo un nuovo nato deficiente a un cane o a un maiale, scopriremo che il non umano ha capacita' superiori". È la sua tesi piu' sconvolgente, l'idea che un bambino down o un ritardato abbia meno capacita' mentali di un gibbone. Per questto la comunita' ebraica, di cui Singer fa parte, lo ha soprannominato "il filosofo della soluzione finale".
Nel 1997 venne invitato a tenere una conferenza sull'eutanasia in Svezia. Ma prima dovette attraversare quel fiume in piena che era il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal. Il quale disse che "e' inaccettabile che un professore di morale giustifichi l'uccisione di nuovi nati handicappati". Negli ultimi cinquant'anni non c'e' teoria filosofica che abbia scatenato tanto clamore quanto quella di Singer. Il Wall Street Journal lo ha paragonato addirittura a Martin Bormann, accusando Princeton, la facolta' che lo ha corteggiato e assunto, di aver "gettato a mare la concezione della dignita' umana che da due millenni caratterizza la civilta' occidentale". Singer e' un evoluzionista di sinistra e un paladino della liberazione animale. Nell'intervista all'Independent Singer reagisce scandalizzato all'accusa che sia paragonabile ai nazisti, visto che una parte della sua famiglia e' morta ad Auschwitz. Ma sono tanti gli studiosi, soprattutto a sinistra, che lo accusano di basarsi su un biologismo insidioso tipico della mentalita' hitleriana. Michael Burleigh, autore di Death and Deliverance: Euthanasia in Germany 1900-1945, sostiene che Singer usa argomenti dei nazisti. Le organizzazioni dei disabili lo inseguono a ogni conferenza. Diane Coleman, combattiva fondatrice di "Not dead yet", l'organizzazione che ha inchiodato il medico armeno Jack Kevorkian, gli ha scagliato contro questro slogan: "Nessuno deve dimostrare di essere persona".
La Coleman si riferiva alla distinzione di Singer fra vita umana e persona, categoria applicabile solo all'essere umano senziente, cosciente e razionale. Dunque non a feti, invalidi e malati. Secondo Sinmger, infatti, "ci sono molti esseri che sono consapevoli e capaci di piacere e dolore ma che non sono razionali e quindi non sono delle persone. In questa categoria rientrano molti animali non-umani, alcuni infanti e altri deficienti mentali. Dato che gli infanti sono indifesi e moralmente incapaci di commettere un crimine, chi li uccide non ha le scusanti spesso concesse per l'uccisione di un adulto. Niente di tutto cio' mostra comunque che l'uccisione di un bambino dovrebbe ritenersi grave quanto quella di un adulto". Singer vorrebbe anche lasciare alle mamme il diritto di uccidere infanti emofiliaci, Down e con la spina bifida. "La vita di un nuovo nato vale di meno della vita di un maiale, cane o scimpanze'. Quando la morte di un bambino disabile e' perpetrata per la nascita di un altro bambino con migliori possibilita' di una vita felice, il totale della felicita' sara' piu' grande se il disabile viene ucciso". Contro di lui e' nata anche una Princeton Students Against Infanticide. Nel 1991, parlando all'universita' di Zurigo, Singer aveva detto: "Non chiediamoci per ora se un trattamento del genere di un neonato umano sia giusto o ingiusto: resta il fatto che e' incredibilmente in contrasto con il modo incurante con cui togliamo la vita ai cani randagi, alle scimmie da laboratorio e al bestiame da macello. Cos'e' che giustifica la differenza? Privilegiare la vita di un essere semplicemente perche' e' membro di una specie ci metterebbe nella stessa situazione dei razzisti che privilegiano i membri della loro razza. Il mio suggerimento e' di concedere alla vita del feto un valore non maggiore di quello che concediamo alla vita di un animale non umano che abbia un analogo livello di razionalita', autocoscienza, consapevolezza, capacita' sensitiva. Poiche' nessun feto e' una persona, nessun feto ha lo stesso diritto alla vita di una persona".
Ma Singer non e' solo in questa spaventosa teoria di mettere a morte gli invalidi, con il consenso della famiglia, del medico e l'indifferenza giuridica dello stato e della societa'. Il medico e filosofo olandese Wim Rietdijk ritiene che "si dovrebbe uccidere il bambino che si scopra avere difetti fisici o mentali prima o dopo la nascita". Il filosofo Ronald Dworkin, nel suo libro "Il dominio della vita", sostiene che l'uccisione razionale dei piu' deboli puo' essere un metodo per migliorare il valore specifico della vita umana. Tom Beauchamp, docente alla Georgetown University e autore di "Principles of Biomedical Ethics", ha scritto che "dovremo ripensare la nostra visione tradizionale per cui gli esseri umani sfortunati non possono essere trattati nei modi in cui trattiamo i non umani". Non e' da meno il premio Nobel Francis Crick: "Nessun nuovo nato dovrebbe essere dichiarato umano fino a che non abbia passato certi test sulla sua dote genetica, e se fallisce questi test perde il diritto alla vita". Tutto questo e' il prodotto di una cultura darwinista che risale ai primi anni del Novecento. Nel 1928 August Forel fece approvare la prima legislazione svizzera sulle sterilizzazioni. Unfit, "inadatto", era la parola usata dal medico svizzero sulla maggior parte dei referti clinici. In Inghilterra l'eugenista Robert Rentoul in "Race Culture" suggeri' l'"uccisione dei degenerati" in apposite "camere delle morte". La proposta venne raccolta da uno dei piu' noti studiosi di malatttie mentali, Arthur Tredgold, membro della Eugenics Education Society: "La societa' sarebbe giustificata se adottasse una simile misura". Calcolo' che c'erano "80.000 imbecilli e idioti" in Inghilterra: "Sarebbe una procedura economica e umana se le loro esistenze venissero terminate senza dolore". In Germania l'evoluzionista Ernst Haeckel, capostipite dei darwinisti tedeschi, alla nuova generazione di scienziati parlava della liceita' dell'eutanasia dei bambini handicappati e invalidi. Come ha ricordato Leon Poliakov, fra i massimi studiosi della societa' hitleriana, Haeckel, il cui nome entro' nella rosa dei candidati al Nobel, era l'archetipo dello scienziato nazista. Come ha spiegato Edmund Pellegrino, presidente del comitato di bioetica di Bush, "gli accademici tedeschi, soprattutto gli psichiatri, erano leader nelle teorie della superiorita' razziale, del darwinismo sociale e della trasmissione genetica delle malattie mentali prima ancora che Hitler salisse al potere".
Singer ha sostituito il principio razziale con l'assunto della "qualita' della vita". Al centro anche dell'eutanasia infantile in Olanda. E soprattutto svedese fino a vent'anni fa. Circa 63 mila svedesi, soprattutto donne, furono sterilizzati fra il 1935 e il 1975. Una militante socialdemocratica, Maija Runcis, scopri' in un archivio statale che in quegli anni erano state effettuate 62.888 sterilizzazioni. L'Istituto svedese di Biologia Razziale venne fondato nel 1922, l'anno in cui i socialdemocratici proposero al Parlamento di sterilizzare i minorati psichici. L'unico a opporsi fu il deputato Carl Lindhagen. "Cosa vi impedira' di ucciderli?", chiese Lindhagen. Alfred Petren dell'Istituto dell'igiene sociale gli rispose che aveva preso in considerazione l'ipotesi ma che non lo avrebbe fatto, per non arrecare dolore ai "genitori che comunque li amano". I bambini affetti da sindrome di Down erano chiamati "idioti mongoloidi". Oggi Singer va oltre l'ipocrisia della mancata adesione dei genitori e propone il patto faustiano fra medici e genitori per decidere della vita e della morte dei nuovi nati. "A causa degli attuali limiti dei metodi di rilevazione, la maggior parte dei difetti non sono scoperti che dopo la nascita. Se un bambino non venisse dichiarato vivo prima del terzo giorno dopo la nascita, i genitori potrebbero scegliere... Il medico dovrebbe consentire al bambino di morire se i genitori scelgono di evitare miseria e sofferenza". È quanto scrisse nel 1973 un altro premio Nobel, James Watson.
(Fonte: Il Velino)
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