Martedì 9 giugno 2026
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Usa. Scoperto il "meccanismo" della marijuana sul cervello

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Alcuni neuroni della corteccia cerebrale si autosomministrano droghe per placare la propria attivita'.
Il meccanismo, scoperto da ricercatori della Stanford University School of Medicine e riferito su Nature, offre una possibile spiegazione del modo in cui la marijuana agisce su chi ne fa uso, alterando la sua percezione del mondo esterno.
I neuroni corticali infatti si autobloccano rilasciando endocannabinoidi, ovvero molecole simili ai principi attivi della cannabis. Queste droghe naturali dell'organismo, hanno spiegato David Prince e Alberto Bacci, agiscono sugli stessi neuroni che le hanno prodotte, "addormentandoli".
La corteccia cerebrale e' una porzione fondamentale del sistema nervoso: elabora le informazioni sensoriali e regola movimenti e funzioni complesse come quelle legate al ragionamento, all'apprendimento e alle emozioni. E' composta principalmente da due tipi di cellule: alcune hanno funzione eccitatoria, altre hanno invece il compito di "domare" altre cellule quando diventano iperattive, come succede ad esempio in maniera patologica in molti casi di epilessia. Tenere a bada l'esuberanza dei primi neuroni (chiamati piramidali) e' importante perche' altrimenti noi reagiremmo in maniera esagerata, inutile e dispendiosa a ogni minimo stimolo che percepiamo dall'ambiente.
Precedenti ricerche avevano dimostrato che i neuroni piramidali sono "astuti" e quando non vogliono essere messi a tacere addormentano gli altri neuroni, rilasciando endocannabinoidi spegnendo la loro attivita'.
Ma ora i ricercatori californiani hanno visto che queste ultime cellule sono in grado di somministrarsi da sole questi sonniferi e che, anzi, lo fanno in maniera ancora piu' efficiente con un effetto che dura fino a 35 minuti dall'istante del rilascio.
E' probabile che la marijuana agisca nello stesso modo andando a interferire col delicato e complesso equilibrio tra messaggi inibitori ed eccitatori. Ed e' probabile che sia questa interferenza alla base della distorsione della percezione indotta dal consumo di questa sostanza.
Alla luce di cio' i ricercatori sperano che, affinando le proprie scoperte, possano un giorno arrivare a capire il modo di funzionare dei singoli recettori che si legano agli endocannabinoidi e di realizzare cosi' delle sostanze in grado di bloccare certi ma non altri recettori in modo selettivo, si' da arrivare alla fine alla somministrazione della marijuana a scopo medico senza i suoi effetti collaterali sul cervello.
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