Domenica 9 agosto 2026
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Carceri. L’ennesimo campanello d’allarme

Articolo · Stefano Fabbri ·

Chissà se oltre a quello per le temperature record, o per l’esodo degli italiani in vacanza, esiste un bollino rosso anche per la situazione delle carceri?


Forse no, visto che la loro situazione è così drammatica che sarebbe necessario marcare di vermiglio quasi ogni giorno.


Certo è che l’omicidio di un detenuto nel carcere di Prato è un campanello di allarme, l’ennesimo, che non a caso squilla alla vigilia di Ferragosto di un’estate infuocata. Non è che tutto sia spiegato dal caldo, ma di sicuro le celle trasformate in fornaci non aiutano a mantenere il minimo di lucidità in una convivenza forzata. E affollata. Nella sezione riservata agli autori di reati sessuali, i detenuti sono quattro per cella in luogo dei già non pochi due o tre. Questo vuol dire che quanto indicato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, e cioè tre metri quadrati calpestabili per ogni recluso, è molto più lontano dalla realtà di quanto possa esserlo un sogno. E non si tratta di una prerogativa di quel tipo di sezioni e del carcere pratese, che attualmente detiene il primato della popolazione detenuta dopo la chiusura di alcune sezioni di Sollicciano. Il recente rapporto di Antigone indica la Casa circondariale di Lucca (altro record toscano) come la più sovraffollata d’Italia: circa 90 reclusi dove dovrebbero esserne custoditi poco più di 35. Ma Prato ha dalla sua parte (si fa per dire) la disgraziata forza dei numeri assoluti: 640 detenuti dove al massimo dovrebbero starcene dai 550 ai 580. Il sovraffollamento fa saltare tutti i già precari parametri del numero di agenti e di educatori in rapporto a quello dei reclusi. Rende tutto più difficile. A cominciare, al netto di eventuali responsabilità personali, dal loro controllo, come dimostra il triste bilancio dei cellulari e della quantità di droga trovata nell’istituto e su cui si è appuntata l’attenzione della Procura di Prato.


Insomma: se il carcere pratese, dopo il sequestro di intere sezioni di Sollicciano da parte della magistratura, sta diventando il secondo caso di emergenza quotidiana in Toscana, non può essere solo il frutto di una maledizione territoriale ma il risultato di una situazione generale di istituti che letteralmente scoppiano e di una crescita esponenziale della popolazione carceraria alla quale non sono estranei i provvedimenti del governo, la cui cifra è quella di incentivare la reclusione senza attrezzarsi per percorsi di reinserimento: prima o poi una pena finisce e ci si deve per forza occupare di cosa faranno e saranno le persone tornate libere.


Evitare la recidiva è una questione non solo di civiltà giuridica ma anche di sicurezza. Una responsabilità a cui non è estranea neanche la politica locale. Serve a poco stracciarsi le vesti di fronte al trentenne nigeriano ridotto cadavere verosimilmente dai compagni di detenzione, qualsiasi sia stata l’origine di tale violenza. Anzi, serve a niente finché il carcere non verrà considerato un pezzo della città. Senza che siano necessari suicidi o omicidi per accorgersene.

 

(articolo pubblicato su  Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 08/08/2026)

 

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