Domenica 6 settembre 2026
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Detenute e figli. Carcerati senza colpa. Un caso fiorentino

Articolo · Stefano Fabbri ·

La vicenda della giovanissima, 19 anni, donna incinta reclusa a Sollicciano ha riproposto con 
forza la questione di strutture alternative alla detenzione, previste sulla carta ma pochissime operative nella realtà. È stato così anche per le Rems destinate ai detenuti con problemi psichiatrici dopo la chiusura nel 2015 degli ospedali psichiatrici giudiziari come quello di Montelupo: in Italia le strutture Rems sono una trentina, una sola in Toscana, a Volterra, e tutte gravate da pesanti liste di attesa. Così i detenuti con gravi problemi psichiatrici restano in cella. 

 

Per madri e donne in gravidanza la situazione è ancora più complessa. Le prime sperimentazioni di luoghi detentivi per loro risalgono al 2007 e il progetto ha oggi più o meno l'età della giovane di Sollicciano. Ma in tutta Italia gli Icam, gli istituti a custodia attenuata, che dovrebbero accoglierle anche con i loro figli sono quattro, nessuno in Toscana. E i bambini reclusi con le loro mamme sono vertiginosamente aumentati fino ad arrivare a 37, secondo i dati recenti del ministero della Giustizia, diversi dei quali nei rari Icam per evitare che muovano i loro primi passi nelle sezioni femminili delle carceri, dove gli esperti sostengono che una delle prime parole che i piccoli imparano non sia mamma, ma «Apri!». Al quasi raddoppio nel giro di un anno di mamme detenute con i loro bimbi avrebbe contribuito il Decreto sicurezza che nel 2025 ha trasformato da obbligatorio a facoltativo in alcuni casi il rinvio della detenzione per le future o le neo mamme.


Firenze aveva cominciato fin dal 2008 a studiare soluzioni al problema, tentando anche di andare oltre gli Icam che sono comunque strutture detentive per quanto «attenuate». Ма l'unica struttura in Toscana che ha aperto i battenti qualche mese fa con il sostegno del Comune di Firenze è «Casa ginestra» gestita dalla Caritas, con 4 0 5 posti letto. Il suo scopo non è tuttavia la specifica accoglienza solo di madri recluse ma di donne fragili o a fine pena che non abbiano altra possibilità per scontare la condanna attraverso una misura alternativa, come l'affidamento. Uno dei frequenti casi in cui il peso di buone intenzioni scritte sulla carta dal legislatore -al quale pare tuttavia difettare la volontà politica di metterle in praticafinisce per gravare sulle spalle generose ma non ciclopiche del volontariato e del terzo settore. Così per la giovane reclusa di Sollicciano che da 7 mesi aspetta la nascita di un bambino non resta molto altro che confidare nella decisione, facoltativa, del giudice sui primi mesi di suo figlio. Un po' poco per il Paese di Cesare Beccaria e che vuole essere la patria dei diritti dell'infanzia. Un po' poco anche per i teorici del buttate via la chiave»: invito che se non ha gran senso per la sorte di una donna che ha compiuto un reato, ne ha ancora meno per chi da lei deve nascere senza alcuna colpa.

 

(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 06/09/2026)

 

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