Venerdì 28 agosto 2026
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Ceuta e Melilla: dopo la strage dei migranti, i muri non bastano più

Articolo · Redazione ·

La crisi migratoria esplosa a fine luglio 2026 a Ceuta ha riportato l'attenzione internazionale sulle due enclave spagnole in territorio marocchino, uniche frontiere terrestri tra Africa e Unione Europea. Nella notte tra il 30 e il 31 luglio decine di migliaia di persone hanno tentato di attraversare il confine dal Marocco, in un afflusso che secondo le stime ha coinvolto tra i 50.000 e i 72.000 migranti, di gran lunga superiore alla crisi del maggio 2021, quando circa 8.000 persone erano riuscite a entrare nell'exclave in due giorni.

 

Il bilancio delle vittime è stato drammatico: le autorità di Ceuta hanno parlato di oltre 90 morti, molti annegati mentre tentavano la traversata a nuoto, altri caduti nel tentativo di scavalcare i frangiflutti. Il numero di corpi recuperati ha messo in crisi la piccola squadra forense della città, composta da sole cinque persone e abituata a gestire una media di 76 decessi l'anno. È stato necessario allestire un obitorio più grande in un ex ospedale militare e richiamare personale aggiuntivo dalla terraferma per raccogliere impronte digitali e campioni di DNA sui corpi non identificati.

 

Il 21 agosto sono iniziate le prime sepolture: 18 vittime sono state inumate nel cimitero musulmano di Ceuta, in fosse contrassegnate solo da numeri, poiché la loro identità resta ignota. Al momento solo nove delle vittime sono state riconosciute, mentre il Marocco non ha ancora accettato la restituzione dei corpi identificati alle famiglie, costringendo alcuni parenti a raggiungere Ceuta per vegliare i propri cari. Un'organizzazione non governativa marocchina ha chiesto che le sepolture vengano sospese fino a quando non saranno stati compiuti tutti gli sforzi possibili per identificare i corpi e riportarli nel paese d'origine della maggior parte dei migranti coinvolti.

 

La vicenda riaccende una disputa storica e mai risolta tra Madrid e Rabat. La Spagna considera Ceuta e Melilla territorio nazionale a tutti gli effetti, con status di città autonome dove si usa l'euro e i cittadini sono comunitari; il Marocco le rivendica invece come residui coloniali, mai riconoscendone la sovranità spagnola. Una contraddizione che agli occhi di molti osservatori richiama quella, speculare, di Gibilterra, rivendicata dalla Spagna nei confronti del Regno Unito con argomentazioni non troppo diverse da quelle usate da Rabat su Ceuta e Melilla.

Diversi analisti sottolineano come il governo marocchino non sia nuovo a utilizzare la pressione migratoria come leva diplomatica nei rapporti con Madrid e con l'Unione Europea, in un contesto di relazioni altalenanti tra i due paesi. In questo caso, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, l'ondata migratoria sarebbe stata favorita anche da un effetto di attrazione legato a una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo di inizio luglio, che ha reso impossibili i respingimenti a caldo dei migranti intercettati in acqua in assenza di barriere fisiche di contenimento.

 

Sul piano dei diritti fondamentali, l'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA) ha più volte richiamato gli Stati membri al rispetto del diritto d'asilo anche nell'ambito delle politiche di contrasto alla strumentalizzazione dei migranti alle frontiere, un principio che assume particolare rilievo proprio in casi come quello di Ceuta, dove la gestione dei flussi si intreccia con tensioni diplomatiche bilaterali.

 

Di fronte a una tragedia di queste proporzioni, cresce chi sostiene che la sola politica dei muri e delle barriere di contenimento abbia ormai dimostrato tutti i suoi limiti. Da anni le fortificazioni di Ceuta e Melilla, rafforzate progressivamente con recinzioni, filo spinato, telecamere e sensori, non sono riuscite a impedire i tentativi di attraversamento, ma solo a renderli più rischiosi e spesso mortali. Un'alternativa evocata da più parti è quella di trasformare le due enclave da frontiere fortificate a piattaforme di cooperazione economica, universitaria e culturale tra Europa e Africa, aprendo canali legali d'ingresso e costruendo una responsabilità condivisa a livello europeo nella gestione dei flussi migratori, anziché scaricare l'intero peso su Madrid e sulle due piccole città di confine.

Fonte: QuotidianoContribuenti.com

 

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