Colombia, la guerra alla droga non finisce: pace in pezzi e coca ai massimi
A quasi dieci anni dall'accordo di pace del 2016 con le FARC, la Colombia continua a fare i conti con una guerra alla droga che non accenna a placarsi. Lo racconta il New York Times in un lungo reportage, dipingendo un paese in cui gruppi armati dissidenti, narcotrafficanti e milizie locali si contendono il controllo dei territori rurali e delle rotte del traffico di cocaina.
L'accordo siglato nel 2016 dal governo colombiano con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) — che era costato al presidente Juan Manuel Santos il Premio Nobel per la Pace — aveva aperto la strada a una stagione di speranza. Ma la pace non si è mai consolidata davvero nelle aree rurali: lo Stato non ha saputo riempire il vuoto lasciato dalla smobilitazione, e i gruppi criminali ne hanno approfittato per espandersi.
Sul fronte della cocaina, i dati sono impietosi. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine (UNODC), la superficie coltivata a coca è quasi triplicata nell'ultimo decennio, raggiungendo il record di 253.000 ettari nel 2023. La produzione di cocaina è ai massimi storici, e le comunità locali si trovano intrappolate tra bande rivali e operazioni delle forze governative.
Il presidente Gustavo Petro, in carica dal 2022, aveva puntato su una strategia ribattezzata «pace totale»: avviare trattative simultanee con tutte le organizzazioni armate e criminali operative nel paese. L'iniziativa, ambiziosa sulla carta, si è scontrata con una realtà difficile da governare. I negoziati con l'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) si sono più volte arenati, mentre i gruppi dissidenti delle FARC hanno continuato ad agire sul territorio. Nel frattempo, l'eradicazione manuale delle coltivazioni di coca ha subito un brusco rallentamento rispetto alle gestioni precedenti.
A settembre 2025, l'amministrazione Trump ha inserito la Colombia nella lista dei paesi che non cooperano adeguatamente nella lotta al narcotraffico — una misura che non veniva adottata nei confronti di Bogotà da quasi trent'anni — pur emettendo una deroga alle sanzioni per ragioni di interesse nazionale. Le tensioni tra i due paesi si sono aggravate ulteriormente nei mesi successivi.
Secondo i dati dell'Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari, nel 2025 circa 1,4 milioni di persone in Colombia hanno subito forme di violenza che includono minacce, omicidi, sequestri, sparizioni forzate e reclutamento coatto. Le elezioni presidenziali colombiane sono previste per il maggio 2026 e il secondo turno tra i due contendenti (destra e sinistra) è previsto il prossimo 21 Giugno, e gli analisti avvertono che la violenza potrebbe diventare uno strumento attraverso cui i gruppi criminali cercano di condizionare il dibattito politico.