Venerdì 24 luglio 2026
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Firenze. Affitti Brevi. Montedomini. Conoscenza viene prima di coscienza

Articolo · Stefano Fabbri ·

Dunque la locazione di due appartamenti di proprietà di Montedomini a un privato che li gestisce come (sub)affitti turistici non erano due mosche bianche, eccezioni che confermano la regola, aghi nel pagliaio dell’ingente patrimonio della pluricentenaria istituzione benefica fiorentina. Erano invece l’avanguardia di una decina, almeno quelli finora emersi, di analoghi casi.


Lasciamo pure aperta la caccia alle responsabilità, con il probabile esito che — così come le colpe — esse sono destinate a morte fanciullesca. La vicenda che oggi investe l’istituto di via de’ Malcontenti avrà il suo iter. Ma segna già un punto che dovrebbe essere di non ritorno. Da oggi in poi nessuno potrà farsi scudo delle stesse flebili spiegazioni date finora all’accaduto. E per nessuno si intende non più la sola Montedomini, ma l’insieme del patrimonio abitativo gestito dal pubblico o dal privato sociale: confraternite, enti laici e religiosi, associazioni di volontariato...


Hanno ragioni sociali diverse, ma nei loro statuti non si prevede che i beni destinati a migliorare la vita dei più poveri vengano usati in modo diverso. E se si trattasse di utilizzare gli strumenti meno nobili e più redditizi messi a disposizione del mercato, almeno lo si dica. Nel film «M.A.S.H.» di Robert Altman due maghi della chirurgia militare di stanza in Corea vengono chiamati ad operare un bambino ricoverato in un ospedale pediatrico giapponese che si sostenta con i proventi di un attiguo bordello. Senza scomodare Ignazio da Loyola, si può tranquillamente applicarne la massima «todo modo para buscar la voluntad divina», ovvero ogni mezzo è buono per raggiungere gli obiettivi di una volontà suprema, purché si dica esplicitamente. Ma torniamo a Montedomini e all’impegno preso dal suo presidente Maurizio Frittelli di una rapida ricognizione del patrimonio immobiliare dell’ente e del suo uso che sarà discussa nel Cda del 29 luglio. È una eccellente occasione perché anche tutte le altre strutture pubbliche o del privato sociale seguano questa strada in tempi celeri: prima di restare con il cerino in mano di un altro caso simile, meglio una verifica in più. Dopo, la sorpresa ed il disdoro non potrebbero essere accettati.
Se davvero si vuol far tesoro di un incidente — a meno che non si tratti di qualcosa di simile ad un sistema — è il miglior modo per evitare che possa ripetersi, passando «dalla presa di coscienza alla presa di conoscenza», come ha osservato un autorevole collega di questo giornale. E rendendo pubblico il più possibile l’esito di questa revisione di una fetta consistente del patrimonio abitativo fiorentino, in gran parte frutto di donazioni.


Nessuna città delle dimensioni di Firenze può forse vantare un dato di questo genere, così connesso alla presenza di istituzioni dedite al bene comune, soprattutto a favore dei più deboli. Il presidente Frittelli si è detto preoccupato dal fatto che possa esserci una flessione delle donazioni. Ha ragione. Il dono non può essere sottoposto al dubbio, che è il contrario della trasparenza.

 

(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 23/07/2026)

 

 

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