Smascherare i vigliacchi odiatori dei social. E’ l’unico modo per rendere pericoloso il loro sordido sport
E’ ormai arcinoto che coloro che vomitano insulti, calunnie e ogni altro tipo di oscenità sui social, nascondendosi dietro l’anonimato di pseudonimi o falsi profili, rappresentano una piaga gravissima, addirittura purulenta, perché certe volte causano addirittura la morte per suicidio nelle persone prese di mira, specialmente se molto giovani.Non c’è aspetto della persona che non serva come bersaglio agli odiatori (hater): razzismo, sessismo, critica violenta dell’aspetto fisico (body shaming), porno vendetta (revenge porn) … ma queste sono soltanto poche voci rispetto all’ignobile quasi illimitata fantasia di questi vigliacchi.
Purtroppo molte delle vittime esitano a denunciare, forse soprattutto perché non sanno che quello che subiscono è un vero e proprio reato, come prevede l’art. 595 del Codice Penale, che parla di diffamazione per chi utilizza un profilo fake per danneggiare la reputazione di un'altra persona di fronte a un numero indeterminato di persone quali gli utenti di Internet e per questo si rischia la reclusione da sei mesi a tre anni. Ma, a tenere lontani da una denuncia c’è anche il problema del costo dell’operazione (ci vuole un avvocato) e forse pure la sfiducia nella giustizia.
Una persona che ha denunciato in passato molti odiatori social e ha vinto le cause intraprese (l’ultima, mi pare nel novembre 2022), è stata Laura Boldrini (presidente della Camera dal 16 marzo 2013 al 2018 – XVII legislatura).
Purtroppo finora sembrava che nessuno l’avesse presa ad esempio.
Ma nel 2023 ha intrapreso la strada della querela contro gli hater l’imprenditrice Cristina Seymandi che, (finalmente!) a metà luglio, ha avuto la soddisfazione di vedere smascherati e puniti i suoi 26 persecutori
Seymandi era stata fatta bersaglio di offese sessiste sui social dopo che era stato reso pubblico un video del 9 agosto 2023, in cui il suo fidanzato, Massimo Segre, l’accusava di infedeltà e mandava a monte il matrimonio già programmato.
Se, dalle prime denunce di Seymandi, nello stesso 2023, si è arrivati solo oggi a individuare i ben 26 odiatori, si deve al fatto che la Procura di Torino, alla fine del 2024, aveva chiesto l’archiviazione della denuncia, perché aveva ritenuto che “sui social la violenza verbale non può essere normalizzata”. In estrema sintesi, il Pm assegnato a questa causa sosteneva che i toni aggressivi sui social sono una pratica ormai consueta.
E dunque, ne deduce l’illustre magistrato, dato che il turpiloquio rivolto contro una precisa persona è molto diffuso … va lasciato correre. (Viene da dire che bisognerebbe vedere lui come agirebbe, se fosse toccato direttamente o in una persona a lui cara).
Comunque, Cristina Seymandi ha dato battaglia, e non solo per sé stessa, come ha osservato, ma per tutte le donne, pensando anche a quelle non abbienti. E il Gip, incaricato di valutare la proposta di archiviazione del Pm, verso la fine del gennaio scorso, ha deciso, invece, di procedere per dare un nome agli anonimi odiatori, come si legge su Open .
Così, dall’indagine della polizia postale sono emersi i nomi dei 26 odiatori (24 uomini e due donne) tutti italianissimi e residenti, oltre che a Torino, tra Pavia, Savona, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Napoli, Trani, Genova, Milano e Vicenza. Tutte perone laureate o diplomate, liberi professionisti, impiegati, insegnanti, un poliziotto … Ma quello che più colpisce è che tutti questi signori si presentano in giacca e cravatta, amorevoli mariti e padri, che postano le foto della prima comunione della prole e di altre simili riunioni di una famiglia all’apparenza molto felice. E c’è anche il vicepresidente della Croce Rossa della località dove risiede.
In una situazione analoga di odio sessista/ di genere si è trovato pochi giorni fa l’attaccante brasiliano della Lazio Pedro (dos Santos), con la disgustosa particolarità che a essere attaccato è Marc, il figlio di otto anni (dicesi otto). Il calciatore mostra delle foto del compleanno del figlio, in cui il bambino indossa un vestitino con le spalline e ha in testa una tiara di brillantini … Apriti cielo spalancati terra: “ma che è! maschio o femmina?”. “E’ un ragazzo che presto diventerà un uomo, quindi perché vestirlo o lasciarlo vestire da ragazza?”. E giù invettive anche contro i genitori.
La cronaca parla anche di messaggi positivi che dichiarano fortunato il bimbo che ha simili genitori e inneggiano alla libertà fino a dire “Lascia parlare gli stolti, si vede che siete felici”.
All’ingiunzione di togliere quella fotografia considerata vergognosa dai benpensanti, Pedro risponde picche. Ha cancellato i commenti e ha lasciato la fotografia di Marc col vestitino con le spalline e la tiara. Ben fatto, Pedro! Questa si chiama resistenza non violenta.
E ora bisognerebbe che anche lui, in qualità di legale rappresentante del figlio minorenne, sporgesse denuncia di diffamazione, come ha fatto Seynardi e ha annunciato il fotografo Valerio Minato , attaccato dai terrapiattisti, perché in un video dimostra che la Terra gira (!).
La strada, che si è aperta con l’identificazione dei 26 odiatori sociali di Seymandi, deve continuare a essere battuta. E, se è importante che lo facciano subito coloro che dispongono di mezzi adeguati per pagare un avvocato, è necessario che prestissimo possa avere giustizia nei confronti di questa feccia anche chi è nullatenente, senza dover fare chissà quali anticamere. Se il Governo ha orecchie ... intenda!
Infatti, in ballo, oltre alla sacralità della dignità di ciascuna persona, c’è la necessità di rendere rischioso il mestiere dell’odiatore sociale. Più saranno le denunce, più saranno gli smascheramenti e meno divertente sarà questo sordido sport finora del tutto gratuito. E la nostra società potrà respirare un’aria più pulita.
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