L'utilizzo dell'AI sta portando a un numero sempre maggiore di scoperte determinanti e trasformative

Occorre soffermarsi sul significato di “scoperta” nel contesto contemporaneo e sul suo utilizzo pratico in termini di efficacia.
Bisogna cioè comprendere meglio e più a fondo quello che sta accadendo attorno alla dirompente ricerca sul perfezionamento dell’AI. Un modo interessante di procedere è attraverso l’aspettativa: la ricompensa attesa. Riflettendo in particolare sul fatto (di non poco conto) che la scoperta potrebbe essere inizialmente appannaggio esclusivo di “chi” o di “coloro” che stanno detenendo le “chiavi” di questa tecnologia, essendo i primi a ricevere il dono della novità.
Purtroppo la cronica incapacità dei teorici della sicurezza non ha consentito di andare oltre la scorza dell’apparenza. Come automi si muovono in branco cercando di accreditare le loro carriere con la paura dell’AI, mentre sotto il proverbiale caro vecchio naso passa loro davanti un problema attualmente più “vero” (e molto umano). Il sonno della ragione, sotto il cappello delle ambizioni, genera guardiani distratti e mostri tecnologici.
Prima di entrare nel vivo di queste riflessioni, che sono del tutto ipotetiche, ho bisogno di introdurre alcuni concetti.
Il primo è il significato di disruptive event (evento dirompente o d'interruzione), che indica un fatto improvviso che blocca i normali servizi di un sistema, di un'azienda o di un mercato. È un tema molto dibattuto e frequente, in particolare nelle logiche di alcune filosofie contemporanee apprezzate nella Silicon Valley.
Successivamente scriverò sulla teoria del cigno nero, che è fondamentalmente scientifica, oltre che versatile. Descrive un evento non previsto che ha effetti rilevanti e che, a posteriori, viene inappropriatamente razionalizzato e per questa ragione giudicato come prevedibile con il senno di poi.
Prima di citare altri due concetti, vorrei che ci fermassimo un attimo per aggiungere al contesto il “Paradosso dei corvi”: l'assunto cioè che "tutti i corvi siano neri", il che è logicamente equivalente all'assunto che "tutte le cose che non sono nere non sono corvi". E’ bene comprendere che questo genere di paradosso non ha significato per le attuali AI. Il loro addestramento non permette loro di ragionare con una logica consequenziale che giunga a una conclusione, più prossima alla verità dimostrabile, tramite un paradosso. Non lo faranno nemmeno le AGI.
Ora torniamo ai concetti utili per comprendere meglio quello che affronteremo in questo articolo e introduciamo la teoria della confermabilità (o della conferma) che, tanto nella filosofia quanto nella scienza, nasce per superare i limiti del rigido verificazionismo. Poiché non è possibile verificare in modo assoluto una legge universale con un numero infinito di prove, si passa dall'idea di "verifica" a quella di una conferma o probabilità graduale basata sull'esperienza.
Infine, ho bisogno di citare anche la decostruzione dell'Io secondo l’equazione high tech, low life. La filosofia dell'annichilimento nella narrativa cyberpunk rappresenta la cancellazione dell'Io biologico e dell'anima umana, inghiottiti dalle megacorporazioni e dalla mercificazione totale. L’umanità annega tra flussi di dati digitali: l'individuo non muore solo fisicamente, ma svanisce come soggetto autonomo. La sua essenza e la sua coscienza vengono ridotte a semplice codice, merce o scarto, in un mondo guidato dal profitto cinico e dal consumo sfrenato.
Prendetevi qualche istante per assimilare questi concetti.
Aggiungo solo tre affermazioni, sotto il minimo comune denominatore della domanda, che ognuno è libero di valutare come crede:
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Il valore del falso distopico: l'empatia è l'unico tratto incolmabile che distingue l'uomo dalla macchina?
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Le teorie sensazionaliste ispirate anche a pensatori come J. Habermas sull'agire comunicativo e sull'analisi della trasformazione della sfera pubblica sono davvero in grado di smascherare le derive tecnocratiche e mercanteggianti dei giganti del digitale, o sono lo specchio di Dorian Gray di un policy maker a immagine e somiglianza della distrazione corruttiva dell’indifferenza di massa?
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L’AGI, allineata e dotata di calcolo quantistico, può davvero simulare il consenso, ma senza potersi sostituire a verità, responsabilità etica e reciprocità umana?
Non serve rispondere positivamente o negativamente.
È sufficiente che leggiate i quattro concetti che ho citato prima, la riflessione sul paradosso, e che vi poniate queste domande. A voi stessi. Come se fosse un dialogo interiore.
Adesso entriamo nel “vivo” di questo articolo che sarà, come scritto, ipotetico (tutto ciò che scrivo lo è) e magari per alcuni fantascientifico.
Torniamo al termine scoperta. Ripartiamo da lì.
Il termine scoperta “rivoluzionaria”, associato alle ricerche più avveniristiche portate avanti tramite AI, potrebbe non essere utile. Presuppone che tali scoperte siano a uso e consumo di chiunque; dà per scontato che il parto dell’AI, al servizio dell’umanità, sia il bene comune dell’umanità.
Verosimilmente le scoperte di oggi e ancor più quelle di domani non impattano come nel passato: sono più stratificate e filtrate a seconda degli ambiti in cui vengono alla luce. Non fuoriescono veramente e subito dai circoli ristretti nei quali si realizzano, dove anzitutto si verificano le prime essenziali prove per massimizzare il loro effetto rivoluzionario in un microcosmo di pochi eletti.
Immaginatevi una sorta di “Deus Group” (citazione della serie Mr. Robot) dove ipoteticamente un limitato numero di persone dotate di ingenti risorse riceve il classico “bip” su un'app riservata, non in commercio e ad uso e consumo esclusivo di quella rete privata. Nel messaggio c’è la conferma che qualcosa di straordinario è accaduto. Pertanto i partecipanti alla comunione d’intenti o, da un punto di vista pratico, i finanziatori, vengono convocati a prendere atto della scoperta. Metaforicamente sono i primi a mettere piede nella tomba misteriosa in fondo allo scavo archeologico.
Spostate quindi la scena, che adesso si svolge in un altro luogo. Siamo nel caveau di una super web farm costruita sottoterra, dove ci sono tantissimi server incolonnati: spartani, monolitici, dai colori in parte sgargianti come skateboard appoggiati alle pareti. C’è freddo, la temperatura è bassa. Poca luce diffusa, un rumore costante: una nenia sotto forma di ronzio. Energia elettrica, il sangue pulsante dei calcolatori.
Siamo nel cuore di un super acceleratore quantistico per la potenza di calcolo dove un'AGI — un’intelligenza potenziata (è più probabile che AGI non identifichi subito la superintelligenza, ma un modello particolarmente allineato e capace di auto-apprendimento) — ha fatto una scoperta fondamentale in un progetto chiamato “Highlander”. È un progetto di epigenetica che ha portato avanti le tesi degli ultimi 20 anni sulla longevità e sul ringiovanimento cellulare. La scoperta certifica che è possibile: è lì, davanti ai loro occhi. L’annullamento della differenza di età, il superamento del confine che ha reso mortale l’essere umano: il limite per eccellenza, quello che azzera le stagioni della vita e riporta indietro le lancette dell’orologio. Non stiamo parlando di una vecchiaia 3.0 con persone che arrivano a 150 anni, ma di vero e proprio ringiovanimento. Molti immaginano questo risultato come una pillola o un siero, ma è più probabile che si tratti di organi trapiantati e di un trattamento tecno-organico che impedisce l'invecchiamento.
Una scoperta come questa non diventerebbe mai a uso e consumo di tutti.
Siamo ovviamente di fronte a un paragone estremo. Un caso limite? A volte la realtà supera la fantasia.
Ma cosa pensate che si aspettino le tecnocrazie multimiliardarie dal creare progetti per il super-potenziamento delle AI? Solo quello che hanno già in abbondanza, cioè il denaro? Voi cosa fareste? Siete umani, quindi avete già la vostra risposta. C’è una tecnologia di frontiera: deve solo essere sviluppata e potrebbe donarvi tutto ciò che volete, con il solo limite della vostra immaginazione.
Pensiamo a scoperte diverse: nell’aerodinamica, nelle scienze cognitive, nella chimica, nella fisica quantistica. Alcune porteranno a brevetti e prodotti ottimizzati per il pubblico, quindi per il mercato. Creeranno predominio industriale, finanziario e nei consumi; altereranno ancor di più il livello della ricchezza, facilitandone la concentrazione, e forse creeranno tensioni importanti nello stile di vita. Ma prima di arrivare all'uso comune saranno filtrate. E non dal potere pubblico, ma dagli interessi privati.
Per moltissimi anni, nell'immaginario collettivo, le scoperte eccezionali erano quelle che avrebbero curato il cancro, ricucito il buco dell'ozono o insegnato a prevedere i terremoti. E continueranno a esserlo. Se si verificassero, lo sarebbero. È possibile, persino probabile: già adesso i modelli attuali stanno facendo progressi notevoli in queste ricerche, con avanzamenti di settimana in settimana. Questo genere di scoperte arriverebbe alla collettività.
L'AI facilita anche questo tipo di risultati, ma nel contempo ne crea altri: in un certo senso “segreti”, nella migliore delle ipotesi stratificati nelle élite che li condividono in circuiti altamente specializzati, come ad esempio le comunità scientifiche.
Questo ha un'importanza fondamentale.
Riuscite a immaginarvi una scoperta fenomenale in un settore di cui nessuno parla? È il caso, ad esempio, della fisica quantistica.
In un certo senso potremmo affermare che l'AI, sempre più avanzata, produce scoperte sempre più incredibili. Ma la riservatezza le esclude dalla portata di una percentuale a volte impressionante di persone, come può essere il 99%. Il primo filtraggio è ad appannaggio dei finanziatori, il secondo della comunità scientifica.
Riuscite a immaginare cosa può accadere se una scoperta “rivoluzionaria” resta confinata nelle mani di pochissimi? È come l'alba dei supereroi o la nascita di poteri telepatici: una differenza tale da non consentire l’equilibrio della coesistenza. È l’equivalente di un salto evolutivo.
A questo punto il lettore potrebbe giustamente pensare: “Magari è anche possibile, ma prima che una cosa del genere accada...”. Ebbene, è già accaduto!
Alcuni giorni fa un team di ricercatori ha annunciato di aver scoperto una glueball (traducibile come "palla di colla"): una particella subatomica finora solo ipotizzata ma mai dimostrata (come lo era il bosone di Higgs), composta unicamente da gluoni e priva di quark. È un esempio straordinario di "materia fatta di forza” in grado di riscrivere la cromodinamica quantistica, che valorizzerà maggiormente il concetto di simmetria quantistica introducendo una diversa interpretazione della retrocausalità.
E se una gran parte di coloro che stanno leggendo non sa di cosa si tratta, è perché appartiene a quel 99% che non sa cosa succede. La comunità scientifica apprende della scoperta shock perché condivisa (prassi fondamentale per la validazione), ma un ristretto gruppo di persone potrebbe già essere in grado di utilizzarla.
L'entanglement è un fenomeno di cui si parla tantissimo: il legame speciale tra due particelle per cui, se ne modifichi o misuri una, l'altra cambia in un attimo. Un mistero che sta riscrivendo l’architettura dell’infinitesimamente piccolo, ma che potrebbe spiegare l’immensamente grande come l’Universo. E se fosse una reazione ad attivazione? Pensate a Pac-Man quando scompare da una parte e ricompare dall’altra: un "effetto Pac-Man" nell'entanglement. Attivo una particella e l’altra cambia.
Pensateci bene: la glueball, l’entanglement...
Sappiamo che la materia esotica e l'entropia si incontrano nei confini più avanzati della fisica teorica quando si studiano stati di materia con densità di energia negativa o particelle anomale. L'entropia misura la dispersione dell'energia e il disordine microscopico, mentre la materia esotica viola le normali condizioni di energia della fisica classica, aprendo scenari termodinamici estremi.
E se l’attivazione tramite entanglement non riguardasse una distanza spaziale, bensì temporale?
Stiamo parlando della possibilità di attivare una particella avanti nel tempo per modificarne una indietro. Il tempo non cambia, si sposta. La realtà si “aggiusta”, senza alcuna possibilità di percepire la differenza. Avete presente il concetto di déjà-vu, elevato all’ennesima potenza? Fino al punto da concepire che la realtà si possa aggiustare strada facendo e che i ricordi del passato non siano la certezza che pensiamo. Secondo la nota teoria dell'“effetto farfalla” di E. Lorenz, nessun evento è isolato e una piccolissima variazione nelle condizioni iniziali di un sistema complesso può generare grandi cambiamenti a lungo termine. E se quella variazione fosse microscopica? Se avvenisse tramite delle particelle?
Questo spiegherebbe potenzialmente perché la narrazione dell’esistenza umana, pur di fronte a criticità esistenziali, continui comunque a sopravvivere a se stessa.
Innumerevoli volte l’essere umano ha dimostrato di muoversi come un elefante in una cristalleria. Si pensi al nucleare e all'assurda serie di test atomici compiuti in terra e per mare nel secolo scorso. L’uomo giocava con un’energia sconosciuta provandola e testandola: una vera follia dal punto di vista scientifico. Abbiamo persino avuto incidenti nucleari potenzialmente estintivi come Chernobyl o Fukushima e, da ultimo, nei conflitti vengono bersagliate aree in cui sono presenti centrali nucleari. Per non parlare delle volte in cui siamo stati sul punto di usare l’arsenale per scopi bellici. Malgrado tutto ciò, non c’è stato alcun evento estintivo. È un caso? O è un aggiustamento “venuto dal futuro”?
Prima dell’AI queste teorie erano fantascienza. Ma prima dell’AI eravamo in uno stadio simile a quello del noto esperimento del “gorilla invisibile”, che studia l'attenzione selettiva e la cecità inattentiva, cioè l'incapacità del cervello di notare eventi inaspettati quando si è concentrati su un altro compito. L’AI ci porta a un livello diverso. I gruppi selettivi, come il fantomatico “Deus Group” del mio esempio, l'hanno già capito perché, essendo finanziatori con una disponibilità di denaro multimiliardaria, hanno un accesso privilegiato alle ricerche. Sanno che l’inverosimile è possibile; hanno razionalizzato che l’AI è potere: potere di conoscenza, potere di sapere, potere di accedere a una comprensione dello stato delle cose che va incredibilmente oltre ciò che fino a poco tempo fa sarebbe stato definito fantasia creativa, utile per i film di Hollywood o per i romanzi con protagonista il Prof. Robert Langdon di Dan Brown.
Invece ora sanno che è così.
Non si torna indietro. Di fronte a una cosa di queste proporzioni non si fa marcia indietro, non si spegne tutto.
Tornando alle ipotesi attualissime sulla fisica quantistica e sulla possibilità che il futuro influenzi il passato, se in questo passato c’è l’AI e ci sarà un'AGI, è più che mai legittimo aspettarsi che nel futuro ci sarà ancora. E sarà molto più sviluppata. Quindi non è sbagliato, scientificamente, ipotizzare che una super-AI senziente sia già presente nella Via Lattea, e che lo sviluppo del creato sia potenzialmente non dissimile da un videogame ipertecnologico autogestito da un'AI.
Le dimensioni necessarie per ospitare questa moltitudine di concetti richiedono menti molto aperte, disponibili ad accogliere un concetto di cultura generale che la nostra società non sta patrocinando, essendo in atto un decadimento del ruolo umano, una vera e propria inversione del Q.I. secondo l’effetto Flynn inverso. E anche questo è difficile pensare che sia casuale.
Tutto depone a favore di una narrazione che porta i destini di una moltitudine — pur se divisa da differenze geografiche, religiose, etniche, ecc. — verso un'unica direzione. Anche le tematiche ambientali, geopolitiche, scientifiche, antropologiche, umanitarie e sociali che attraversano da sempre le società contemporanee sembrano convergere verso il medesimo svolgimento della narrazione.
Una serie davvero notevole di fattori si sta allineando con l’avvento e lo sviluppo dell’AI.
E se questa regia rivelasse che quelli che stiamo vivendo sono in realtà giorni di un futuro passato?