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INVESTIRE
13/08/2026 – 19/08/2026
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Col debito pubblico in crescita fino a 3200 miliardi e il suo pessimo rapporto col Pil, sintomo di economia che cresce poco e produttività debole, si capisce bene perché i risparmiatori italiani preferiscano (oltre mille miliardi) mettere i propri soldi nelle gestioni patrimoniali. E perché le emissioni di Btp siano prese d’assalto, con lo Stato che li stimola, come nel caso del Btp Sì che è stato basato sulla combinazione di un tasso fisso minimo garantito che può solo essere rivisto al rialzo,
Del resto - inflazione persistente e crescente fabbisogno di capitali per lo sviluppo dell’Ai - i rendimenti dei titoli di Stato sono in crescita in tutto il mondo.
A cui ben si è allineata l’Italia vista la sua necessità sfrenata di capitali per finanziare le politiche più o meno elettorali (bonus di ogni tipo) e di consolidamento e reintroduzioni dei monopoli (dove l’Opas di Poste su Tim è solo la più evidente/eclatante).
Insomma, lo Stato favorisce la sua crescita/controllo facendosi prestare i soldi dai risparmiatori, piuttosto che creare condizioni perché questi ultimi investano nei settori privati. Come sarebbe se le riduzioni del peso fiscale di consumatori (per far consumare di più) e imprese (per far migliorare le esistenti e crearne delle nuove), non fosse solo uno slogan delle feste di partito che in questi giorni si moltiplicano nella Penisola.
Non è un caso, infatti, che, mentre i consumatori hanno sempre meno potere d’acquisto e le retribuzioni ferme, le imprese di ogni tipo, quando non chiudono, languono col cappello in mano verso lo Stato.
Vivere alla giornata, senza un piano industriale e politico. E’ questa la fotografia del nostro potere esecutivo. Con l’aggravante che la quasi totalità delle opposizioni replica con altrettanti slogan in cui l’economia è altrettanta, pur se apparentemente diversa, sudditanza al potere politico di turno.

Ricorrendo l’anniversario del crollo del ponte Morandi di Genova, tra vari politici riecheggia l’allocuzione ‘mai più’. Un “must” che ricorda molte altrettante pronunce relative anche a guerre, nazi-fascismo, comunismo, stragi di varia origine religiosa, etc. E che, soprattutto come spesso ripetuto nei film americani, va di pari passo con “andrà tutto bene”.
Dietro il “mai più’ nostrano c’è la sfacciataggine di persone che sono state responsabili politici di quando certi eventi tragici si sono manifestati, ricoprono ancora o di nuovo incarichi istituzionali, e che - forti di quella che qualcuno chiama credibilità – si pongono come garanti perché non si creino più le condizioni perché certi eventi si ripetano.
Solo che, se non è un ponte che crolla, ma il ripetersi di incendi, inondazioni, siccità, eventi climatici estremi, mala gestione di ordine pubblico e/o infrastrutture… sta di fatto che - “mai più” oggi, “mai più” domani - sembra solo di assistere ad una parata di incapaci.
Nel prendere atto siamo comunque consapevoli che alla base c’è un problema: siamo esseri umani. E nonostante politici e religiosi cerchino di manifestare la maturazione di entrambi per far tesoro degli errori del passato.. ecco che entrambi ci ricascano. Esseri umani che hanno un problema, oltre che genetico (non è una novità che l’essere umano è il peggior nemico di se stesso e del Pianeta… per l’Universo c’è ancora tempo), anche culturale. Ché la cosa più semplice da approntare, non viene mai fatta o si fa finta di farla: la prevenzione.
In una comunità che democraticamente ama se stessa, sarebbe semplice. Tu hai avuto una qualche responsabilità in un qualche evento tragico? Sei stato fascista o comunista o responsabile di un qualche organismo che ha provocato una tragedia? Bene, tu resti fuori da qualunque gestione pubblica o privata di politiche, servizi e imprese che possano provocare problemi a terzi. I diversi che dovranno essere al tuo posto, magari non hanno la tua esperienza, ma sicuramente non hanno la tua esperienza che ha portato alla tragedia di cui sei stato responsabile.
Semplice?
Non in Italia e diversi Paesi con culture simili. La cui base sono pentimento e riabilitazione. Per cui, dopo i riti del caso, ecco che ci ritroviamo le stesse persone che rifanno le stesse cose. E si vanifica il nostro ‘mai più’.
Sia chiaro, non è che pentiti e riabilitati debbano essere messi all’indice, solo che non dovrebbero operare lì dove - pubblico e privato - è coinvolta la sicurezza di terzi. Per se stessi possono anche inventare una macchinetta che tagli le dita, ma questa macchinetta se la tengono a proprio uso e consumo, non la possono commercializzare.
Resteranno pochi politici, pochi leader, pochi tecnici, pochi imprenditori? Sarebbe un non-problema da risolvere con una massiccia educazione di nuovi soggetti atti alla bisogna, così come il mercato ci farà capire l’opportunità.

Innovazioni tecnologiche ed infrastrutturali, che a pieno ritmo potrebbero essere una conquista democratica, sono messe in opera con rispetto umano ed ambientale?
Tra le tante grandezze che ci siamo ritrovate grazie al passato, ci sono le piramidi d’Egitto. Senza di esse non conosceremmo nulla della civiltà egiziana. Sappiamo che migliaia di schiavi e lavoratori furono sacrificati per la loro costruzione, non certo godendone al loro tempo.
Si potrebbe dire altrettanto per le costruzioni Inca e Maya di quel continente americano che esisteva ed aveva una sua civiltà anche prima della sua “scoperta” nel 1492.
C’è una città italiana, Firenze (esempio tra i tanti), che da anni è stravolta nel suo tessuto umano ed economico. Non solo perché, vittima dell’overtourism, è incapace di organizzarsi, ma perché contribuisce a peggiorare la situazione. E non solo per responsabilità dei “faraoni” o “figli del dio Sole” che la guidano, ma anche per aver coinvolto in questa guida (si chiama democrazia) i suoi sudditi che, avendo una casetta in più per vari motivi, vogliono guadagnare solo per se stessi ignorando che il benessere base di una casa in città non è il possesso delle mura, ma anche la qualità urbana che la circonda. Insomma: sanno di contribuire alla "disneyzzazione", ma non sono interessati a fare altrimenti. Non solo, ma questi “faraoni” o "figli del dio Sole”, visto il successo di quanto in essere, hanno pensato di estendere il tram ovunque. Buona idea. Ma per farlo, visti i tempi e lo stravolgimento dell’esistente, creano terra bruciata economica ed umana, lì dove fanno posare i binari. Per cui - quando, di fatto, ancora non si sa - ci dovrebbero essere dei tram funzionanti, siccome non hanno il potere di fermare il tempo - sempre umano ed economico - funzioneranno sui cadaveri di quelli che in questi anni saranno stati espulsi, e per non si sa quali cittadini che dovrebbero esistere.
I leader dell'intelligenza artificiale (OpenAi e Anthropic per esempio) sostengono che questa tecnologia permetterà alle persone di dedicare meno tempo al lavoro (a parità di guadagno e anche di più), ma i loro dipendenti sono impiegati fino a 90 ore a settimana. Ben pagati, pare, ma in un contesto che, più che lavoratori, sono persone arruolate per una missione che - è bene ricordare - è soprattutto il business di chi li paga, sostenuti istituzionalmente dal capo del loro Paese (Usa) che lavora anch’esso per il proprio business. Contesto industriale che riesce a produrre distruggendo ambienti ecologici e urbani (materie prime “predate” con forza da Paesi poveri, energia, etc).
Dall’antico Egitto (che non sembra essersi molto riversato in quello attuale, con l’eccezione di sfruttamento economico del turismo) agli Inca e Maya (che sono anche spariti). Da Firenze “disneyzzata” e con tanti tram ai leader statunitensi dell’Ai. Qual è il filo conduttore?
Sembra che la qualità dei servizi si trasformi in guadagno per pochi. Forse - FORSE - con un domani luminoso per il valore intrinseco dei servizi. ma fruiti da chi, e messi in opera da lavoratori che fanno 90 ore a settimana? Che economia e che mondo stiamo costruendo?
W l’intelligenza artificiale. W i tram e il turismo. Siamo sicuri che, nelle mani di “faraoni” e “figli del dio sole”, non ci stiamo condannando all’estinzione? Certo, gli umani (con ricaduta su animali ed ambiente) sono quelli che operano per il consumo/estinzione del Pianeta, ma se nel frattempo acquisiamo una certa conspevolezza per vivere meglio e bene noi che ci siamo, non ci sembrerebbe una scelta infelice.
Turismo di massa che non scada in overtourism, tram costruiti in settimane e non anni, tecnologia che non distrugga qualità del lavoro e dell’ambiente. Tutte cose possibili senza far venire meno qualità e innovazioni che ne dovrebbero derivare.

I servizi pubblici e privati che non funzionano, la finanza che specula sulla povertà, le scappatoie legali che proteggono i potenti: questa settimana Avvertenze torna a mettere sotto esame le storture di un sistema dove il consumatore e il cittadino pagano sempre. Dalla Rai alle criptovalute, dalle rette delle RSA ai diritti digitali, scopriamo chi lucra su ciò che dovrebbe essere diritto.
In questo numero
→ Ferragosto, domani è lo stesso giorno
→ Politica e cultura del ‘mai più’. La prevenzione
→ Quando la qualità dei servizi è solo guadagno per pochi
→ La riparazione dell’autovettura è sempre possibile in caso di sinistro stradale
→ Come la tecnologia Usa ha contribuito a creare il gelato italiano moderno
→ Liberarsi della Rai e delle sue vicissitudini politiche ed economiche
→ Morbo di Alzheimer: chi paga la retta della RSA?
→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 18/08/2026
→ Binance ha consegnato alla Russia i dati di un utente: usati per incriminare chi donava all'Ucraina
→ Migranti: l'Europa non può usarli economicamente e demonizzarli politicamente
→ Le droghe legalizzate in carcere potrebbero far bene anche lì
→ Libertà d’espressione digitale. Lettera ad un bambino già nato
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 11 a 17 Agosto 2026
→ Debito pubblico che cresce per mancanza di politiche liberiste
→ Quando la finanza scommette sul cibo, a risentirne è la sicurezza alimentare
→ Ecuador: pescatori intrappolati tra cartelli della droga e raid aerei USA
→ Chris Daw, La giustizia sotto processo: soluzioni radicali per un sistema al punto di rottura
→ Il paradiso in declino dei truffatori con cryptovalute
→ Il supermercato come modello di cultura e incontri
→ Perché i viaggiatori sono attratti dai supermercati dei Paesi che visitano
→ Disinformazione sanitaria online: colpire il modello economico, non solo i falsi miti
→ Half Earth: la proposta di Edward O. Wilson per salvare la biodiversità
→ Investire Informati. La newsletter settimanale di Aduc. 13/08/2026
→ Salute. La newsletter settimanale di Aduc. 13/08/2026
→ UE contro Trump: come difendere la sovranità digitale europea
→ Guerra alla droga: i miti duri a morire smontati dalla ricerca
→ Sudafrica, nuovo nodo del narcotraffico globale: i cartelli messicani producono metanfetamina
→ Sistema carceri oltremanica. Andy Burnham e la scimmia sulla schiena del populismo penale
→ Eclissi. Due minuti dentro il respiro del Sole
→ Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026
→ Riport
→ Guerra ibrida, i russi provano a spiarci tramite gli autovelox
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U.E.. Arriva il divieto totale di crypto per interi Paesi che aiutano Mosca
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ITALIA. Btp, Btp Italia, Btp Valore e Btp Sì: come vanno e conviene venderli o tenerli
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MONDO. Bond globali in caduta: costi di finanziamento ai massimi da decenni
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ITALIA. IVASS oscura 3 siti web abusivi di assicurazioni: quota a 389
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ITALIA. Migranti, dopo la Germania anche la Svizzera rimanda i richiedenti asilo in Italia
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ITALIA. Genitori anziani: segnali di pericolo in casa e contributi per la retta RSA
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USA. IA più brava dei medici: uno studio JAMA contro l'obbligo di supervisione umana
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RUSSIA. Mosca: "L'Occidente vuole accusarci di armare i narcos in Sudamerica"
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MONDO. Prodotti contengono sostanze chimiche non dichiarate: scatta l'allarme
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ITALIA. In arrivo El Niño: gli scienziati dicono che cambierà l'autunno
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CONGO. L'epidemia di Ebola si sta diffondendo rapidamente. 2300 morti ad ora
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ITALIA. La lotta allo spopolamento dei piccoli centri
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U.E.. E se l'Ai fosse una bolla? BCE
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ITALIA. Caldo estremo: all'Italia costa 22 miliardi, quanto una manovra finanziaria
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ITALIA. Dove vanno e cosa fanno i turisti in vacanza
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ITALIA. Droga nel carcere di Prato. Tre arresti e agente indagato per tentato omicidio
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USA. La marijuana incrementa l'occupazione nel settore agricolo degli Stati in cui è legale
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USA. 742 miliardi in titoli del Tesoro in una settimana, rendimenti ai massimi da decenni
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FRANCIA. Procura apre indagini dopo attacco cyber su 700mila utenti dell'amministrazione fiscale
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ITALIA. Arriva la polizza sanitaria integrativa per docenti e personale scolastico
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MONDO. Migranti. Massima allerta tra Marocco e Spagna
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ITALIA. Il debito pubblico italiano vola
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ITALIA. RSA Verona: oltre 1.800 anziani in lista d'attesa, rette insostenibili
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ITALIA. Richieste protezione internazionale. L'emergenza della giustizia civile
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ITALIA. Cresce a giugno il debito delle Amministrazioni pubbliche
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ITALIA. Banche: famiglie pagano il 10,34% sul credito al consumo, PMI al 4,18%
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ITALIA. Inflazione luglio. Dati definitivi Istat: +2,9%
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ITALIA. Sondaggio mercato delle abitazioni in Italia - 2° trimestre 2026. Bankitalia
→ EUROPA. I social media non hanno democratizzato il dibattito sul clima. Studio
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USA. Dipendenza dai social media: oltre 3.000 cause
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ITALIA. Nascite. 15mila bambini in meno in un anno. Ministero Salute
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U.E.. Parte il wi-fi Starlink di Lufthansa
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ITALIA. Calano gli affitti per gli studenti... ma solo perché è in calo la domanda
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ITALIA. Bonus nuovi nati. Oggi scade la richiesta all'Inps
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ITALIA. Bollette in crescita
→ Account Instagram bloccato da anni: come chiederne la cancellazione
→ Multa ZTL a Dubrovnik: si può pagare solo la sanzione senza spese legali?
→ Multa dalla Croazia con maggiorazione: come comportarsi con lo studio legale
→ Multa dalla Croazia via raccomandata: come riconoscere una truffa postale
→ Pensione bloccata da azione fallimentare: come sbloccare il conto
→ Pacco dichiarato consegnato mai ricevuto (SDA/Poste): quali ulteriori azioni?
→ Auto ferma in officina per garanzia da 4 mesi: cosa si può fare
→ Multa per mancata comunicazione conducente: cosa fare se non arriva il verbale
→ Condono edilizio respinto: quali sono i rimedi possibili
→ Perdita d'acqua danneggia il vicino: si risarcisce anche il controsoffitto?
→ Modifica contratto Fastweb e doppia fatturazione: come fare reclamo
→ Chiusura account Booking o Airbnb: come fare appello e tutele DSA
→ Retta RSA e demenza grave: chi paga la quota alberghiera?
→ Abuso edilizio scoperto dopo acquisto casa: rivalsa sui venditori
→ Caparra bed and breakfast non restituita: come recuperarla
→ Caparra per mancata domiciliazione bancaria: è legittima?
→ Ordine annullato e rimborso non ricevuto: come procedere
→ Ricovero in RSA e contributo SSN: quando si può contestare la valutazione UVM
→ Bollette, SPID estero e IMU: guida per residenti all'estero con casa in Italia

Lo scorso anno Binance ha fornito alle autorità russe i dati identificativi e le registrazioni delle transazioni in criptovaluta di un proprio utente. Quelle informazioni sono poi diventate prove a carico dell'utente stesso, un tecnico informatico russo accusato di finanziamento del terrorismo per aver effettuato donazioni a sostegno di campagne di raccolta fondi ucraine. A rivelarlo è un'inchiesta esclusiva di Reuters, basata su documenti delle forze dell'ordine.
Il caso riguarda Yuri Belenkiy, 49 anni, informatico russo titolare anche di un permesso di soggiorno bulgaro. Secondo quanto ricostruito da Reuters, tra il gennaio 2023 e il marzo 2024 Belenkiy avrebbe inviato oltre 700 dollari in criptovalute a organizzazioni legate alle forze armate ucraine, tra cui un gruppo associato alla Brigata Azov — che Mosca classifica come organizzazione terroristica, classificazione non condivisa da altri ordinamenti giuridici. Le donazioni sarebbero avvenute in risposta agli appelli pubblici di Arkady Babchenko, critico del Cremlino in esilio, che aveva diffuso indirizzi di wallet per finanziare attrezzature mediche destinate ai soldati ucraini. Belenkiy è stato arrestato nel settembre 2025 e si trova tuttora in carcere in attesa di giudizio.
Le autorità investigative russe — il Comitato Investigativo, competente per i reati più gravi — hanno contattato Binance attraverso un indirizzo email dedicato, già indicato dalla stessa piattaforma come canale ufficiale per le richieste delle forze dell'ordine russe e bielorusse. Binance ha risposto con un file contenente i dati di Belenkiy: la conferma che fosse il titolare del wallet coinvolto nei trasferimenti, la data di nascita, l'indirizzo di casa, il numero di telefono, il numero di passaporto, una copia del passaporto russo e una copia del permesso di soggiorno bulgaro. Quei dati sono stati poi inclusi tra gli elementi a fondamento dell'accusa di finanziamento del terrorismo.
Il nodo centrale della vicenda è che nel settembre 2023 Binance aveva dichiarato di aver abbandonato definitivamente il mercato russo, cedendo la propria attività locale senza mantenere alcuna quota di ricavi né alcuna opzione di riacquisto. Secondo Mike Bystrov, fondatore dello studio legale Stellar Consulting specializzato in regolamentazione delle criptovalute, Binance non aveva alcun obbligo di fornire i dati alle autorità russe — avendo lasciato la Russia — e potrebbe anzi aver violato la normativa europea sulla protezione dei dati. Binance contesta questa interpretazione.
In una dichiarazione ufficiale, un portavoce di Binance ha affermato che la società "non elabora né applica le leggi di alcuna giurisdizione, non determina le accuse né decide come un governo utilizzi le informazioni nei procedimenti legali", aggiungendo di rispondere alle richieste legittimamente formulate dalle autorità competenti nel rispetto delle normative applicabili in materia di privacy e regolamentazione. La piattaforma ha rifiutato di commentare specificamente il caso Belenkiy.
I documenti esaminati da Reuters sono stati acquisiti da The First Department, una ONG russa che fornisce assistenza legale a persone sottoposte a procedimenti penali di natura politica, e sarebbero stati consegnati da un familiare di Belenkiy. Reuters precisa di non aver potuto verificare in modo indipendente questa circostanza. I documenti stessi descrivono le prove raccolte dagli inquirenti prima della formulazione delle accuse.
Non si tratta del primo episodio che chiama in causa i rapporti tra Binance e Mosca. Reuters aveva già riferito in precedenza che, nel 2021, il responsabile regionale di Binance aveva incontrato funzionari dell'agenzia russa di monitoraggio finanziario, i quali cercavano assistenza per identificare gli utenti che avevano effettuato donazioni in bitcoin a favore di Alexei Navalny. All'epoca, Binance aveva smentito di essere mai stata contattata dalle autorità russe riguardo al dissidente, morto nel 2024 in una colonia penale artica.
Il caso Belenkiy non è un episodio isolato nel contesto russo. Secondo attivisti per i diritti civili che monitorano le vicende giudiziarie, diverse decine di persone che hanno effettuato donazioni tramite criptovalute a cause poi etichettate da Mosca come estremiste o terroristiche sono state perseguite e condannate in Russia. Reuters non ha potuto stabilire il numero preciso. I documenti acquisiti riguardano esclusivamente il caso Belenkiy: non è possibile determinare se altre persone che abbiano donato tramite crypto siano state coinvolte nell'indagine delle forze dell'ordine russe, né se Binance abbia identificato altri utenti su richiesta di Mosca.

Il mese scorso, Yongjoon Kim, impiegato di banca, ha perso 20 milioni di won coreani (14.000 dollari; 10.500 sterline) sul mercato azionario sudcoreano.
Il denaro di Kim era destinato all'acquisto di una casa, dato che si sposerà entro la fine dell'anno.
Al contrario, il valore dei suoi investimenti tecnologici è crollato di circa il 25% a luglio.
"Farà male e dovrò lavorare sodo per recuperare", dice Kim. "Ma anche chi ha corso più rischi sentirà il dolore."
Molti dei suoi amici stanno peggio e ora si trovano in una situazione "disperata" dopo aver "investito tutto" i loro risparmi, dice.
Sebbene molti investitori stiano puntando tutto sui titoli tecnologici , le forti oscillazioni del mercato fanno sì che le scommesse non sempre si rivelino vincenti, con i prezzi che spesso variano in seguito a ogni notizia importante.
In nessun altro luogo tale instabilità è più pronunciata che nel Kospi sudcoreano, indice azionario a forte componente tecnologica, ampiamente considerato l'indice azionario più volatile al mondo.
La frenesia globale intorno all'intelligenza artificiale ha provocato forti oscillazioni nel valore dei maggiori produttori di chip del paese.
Secondo Wee Khoon Chong della società di servizi finanziari BNY, tra giugno e agosto l'indice Kospi ha subito "una delle correzioni più brusche" della sua storia , paragonabile ai cali registrati durante la pandemia di Covid-19 e la crisi finanziaria asiatica del 1997.
L'indice ha più che raddoppiato il suo valore dall'inizio dell'anno, superando i 9.000 punti a metà giugno, prima di crollare a 5.500 nel giro di poche settimane. Ora ha recuperato terreno, attestandosi intorno ai 6.800 punti.
Secondo Chong, una delle ragioni principali del crollo dei mercati azionari nelle ultime settimane è da ricercarsi nelle preoccupazioni relative alle ingenti somme di denaro investite nell'intelligenza artificiale.
Il crollo ha avuto un forte impatto su molti investitori privati del paese che hanno acquistato azioni tecnologiche nel corso dell'ultimo anno.
Per Woongsa Kim, dare un'occhiata alla sua app di trading azionario è un doloroso promemoria di ciò che aveva guadagnato e poi perso investendo nel mercato azionario sudcoreano.
All'inizio dell'anno, ha utilizzato circa metà del bonus ricevuto dal lavoro per acquistare azioni del colosso tecnologico SK Hynix.
Il valore delle azioni quadruplicò prima che la maggior parte di quei guadagni venisse azzerata, lasciando il suo investimento, che ora vale circa 300 milioni di won, a circa metà del suo valore massimo.
"Solo a pensarci mi vengono le lacrime agli occhi", ha detto Kim alla BBC.
Il crollo dei mercati è avvenuto dopo mesi di impennate dei titoli tecnologici, che hanno "generato un'euforia estrema" che ha spinto alcuni investitori privati a contrarre prestiti per investire, afferma l'analista finanziario Tobias Reger.
L'impatto è stato avvertito in modo più acuto da coloro che hanno utilizzato la leva finanziaria, una forma di prestito sui mercati finanziari.
La leva finanziaria consente a un investitore di controllare un numero maggiore di azioni rispetto a quanto permetterebbe con il proprio capitale, garantendo così un profitto maggiore in caso di rialzo del valore delle azioni.
Tuttavia, se il prezzo delle azioni scende al di sotto di un livello concordato, può scattare quella che viene definita una richiesta di margine, ovvero quando un broker richiede il pagamento del debito.
Alla fine di luglio, si stimava che circa 1,2 milioni di conti di investitori privati sudcoreani avessero ricevuto richieste di integrazione del margine, pari a circa un adulto su 30 in età lavorativa nel paese.
Il trading con leva finanziaria è una tendenza in crescita tra gli investitori privati, che si è diffusa anche in mercati come Taiwan e gli Stati Uniti, afferma Frank Benzimra, responsabile della strategia azionaria asiatica presso il gruppo di servizi finanziari Société Générale.
Ciò ha aumentato i rischi legati ai titoli azionari del settore dell'intelligenza artificiale, aggiunge.
Dopo che le sue azioni Nvidia, quotate negli Stati Uniti, sono schizzate alle stelle con un aumento di oltre il 1000%, Chanyong Park, che lavora nel marketing, afferma di aver investito la maggior parte dei profitti in azioni SK Hynix. Ma la scommessa si è rivelata un fallimento, dato che il loro valore è crollato di circa 10.000 dollari.
"Si tratta di soldi che avevo investito per risparmiare prima di lasciare il mio lavoro verso ottobre per avviare un'attività in proprio. Ma ora mi chiedo seriamente se ne avrò abbastanza."
Park intende mantenere le sue azioni SK Hynix nella speranza di una ripresa, sebbene le recenti oscillazioni lo abbiano reso titubante a investire ulteriormente.
"Non sempre si ha la sensazione che i movimenti siano guidati da ragioni razionali: a volte sembra ancora molto simile a una scommessa", afferma.
Un altro investitore, Youngji Park, afferma di aver puntato tutto, investendo la maggior parte del suo capitale disponibile in azioni Samsung, che hanno raggiunto un valore massimo di 45 milioni di won coreani.
Ma il suo investimento ha subito un crollo "straziante", afferma Park.
Anche lui intende conservare le sue azioni nella speranza che il loro valore risalga.
"Mi sento uno sciocco per aver dato fiducia al mercato azionario coreano", dice. "Ormai è un gioco a lungo termine. Non mi resta che aspettare."
La studentessa universitaria Soomin Yi afferma di aver messo insieme dei soldi con un'amica per investire in SK Hynix dopo aver provato la "fomo" (paura di perdersi un'opportunità).
Ora però si pente di non aver venduto le sue azioni della società quando avevano raggiunto il picco di tre milioni di won ciascuna a giugno, invece di farsi influenzare dalle speculazioni che prevedevano un ulteriore aumento a cinque milioni di won.
"Non avevamo nessuno intorno a noi con esperienza negli investimenti e non avevamo studiato seriamente l'argomento prima di acquistare le azioni", afferma Yi.
Le forti oscillazioni dei titoli azionari coreani stanno destando preoccupazioni anche per altri mercati in tutto il mondo.
Secondo Benzimra di Société Générale, gli indici a forte componente tecnologica come il Nikkei 225 giapponese sembrano muoversi di pari passo con le forti oscillazioni del Kospi.
Ma, aggiunge, è improbabile che la maggior parte dei mercati azionari mondiali assista a movimenti così violenti, poiché includono una gamma più ampia di società.
"Non credo che si possa osservare lo stesso tipo di volatilità in mercati ampi e diversificati come l'indice azionario di Tokyo o i mercati azionari statunitensi", afferma Benzimra.
E i trader che hanno diversificato i loro portafogli affermano che ciò ha contribuito ad attutire il colpo del crollo del mercato azionario.
"Credo che tutta questa vicenda sia un monito per gli investitori coreani, soprattutto per i giovani, a non mettere tutto in un unico paniere e sperare nel meglio", afferma Yongjoon Kim, che possiede azioni anche sui mercati esteri.
Aggiunge inoltre che avrebbe dovuto adottare un approccio più cauto nell'investire in titoli tecnologici.
La sua fidanzata, Gaeon Lee, è ottimista sulla ripresa del mercato, nonostante la perdita di parte dei risparmi che avevano accantonato per una nuova casa.
Ma lei è preoccupata per Kim, dicendo che la costante necessità di monitorare i loro investimenti lo ha messo a dura prova.
"Vedere i nostri risparmi per la casa crollare in borsa è stato senza dubbio un campanello d'allarme", afferma.
(Osmond Chia su BBC del 14/08/2026)
Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.
Uno spaccato dell'Italia che non funziona.
Da 11 a 17 Agosto 2026
Pubblica Amministrazione 28,60%
Telecomunicazioni 11,40%
Energia 11,20%
Salute 10,20%
Prodotti finanziari 09,50%
Banca 08,10%
Viaggi 08,10%
Acquisti 05,10%
Condominio 03,20%
Assicurazioni 02,40%
Diritti immigrati 01,30%

Il debito pubblico italiano continua a salire e a giugno supera per la prima volta i 3.200 miliardi di euro, con un incremento di 136 miliardi rispetto all’anno prima.
I soldi ci vengono dati in prestito da Bankitalia (16,7%), famiglie e imprese non finanziarie italiane (14,5%) e investitori non residenti in Italia (35,7%). Questi ultimi due in crescita, mentre cala Bankitalia. Azzardiamo che la capacità di onorare i propri debiti del nostro Paese viene ben valutata da chi sostanzialmente ci presta soldi per guadagnarci sopra, soprattutto stranieri. Un abbaglio o il risultato di un bla bla ideologico?
Non si tratta di soldi che aiutano automaticamente la crescita della spesa pubblica, ma servono al fabbisogno dello Stato (gestione liquidità, emissione e rimborsi titoli, effetti valutazione e rivalutazione).
A capire quanto questi soldi servono, ci aiuta il loro rapporto col Pil, cioè il rapporto del debito con la capacità dell’economia di generare reddito.
E qui siamo messi male. Per Eurostat questo rapporto è pari a 138,9%, secondo solo alla Grecia e rispetto ad una media dell’88,9% della zona euro. Con la Commissione europea che, grazie ad elevato debito pubblico e bassa crescita della produttività, non prevede una inversione di tendenza nel breve periodo: 139,2% nel 2027.
Quindi, quanto cresce l’economia rispetto al debito? Sempre la Commissione dice che quest’anno e quello prossimo avremo un Pil inferiore all’1%. Ché 0,3 punti di Pil. invece che per investimenti e calo della pressione fiscale - a causa dei rendimenti più elevati, in particolare sui titoli indicizzati all'inflazione - li dedicheremo a pagare il debito.
Abbiamo, in sintesi, un’economia che cresce poco e una produttività debole.
Il problema è tutto di mancanza di politiche alla bisogna.
In questa stagione festiva molti si entusiasmano perché le entrate da turismo sono in crescita e dimenticano (o fanno finta) di sapere che sono entrate che valgono solo il momento in cui entrano. Non producono stabilità e sono molto dipendenti da situazioni geopolitiche su cui non abbiamo pressoché influenza.
Gli stessi entusiasti mostrano statalismo per risolvere la questione dell’ex-Ilva, il più grande stabilimento siderurgico d’Europa che ammazza chi ci lavora e chi ci vive intorno. E mentre - sempre gli entusiasti - si eccitano per la riduzione delle politiche di green deal che son riusciti ad imporre in Ue, per l'ex Ilva auspicano una sorta di cordata con diverse aziende siderurgiche italiane con gande supporto economico dello Stato.
E mentre le liberalizzazioni sono ostacolate, sia a livello locale/regionale che nazionale, ferve la discussione sulla creazione di una o più holding (come fu l’Iri a suo tempo) per controllare e gestire settori come energia, trasporti, siderurgia e telecomunicazioni (è in corso l’acquisizione di Tim da parte di Poste, con un Opas che scade il prossimo 11 settembre, per creare un polo nazionale tra servizi postali, logistica, telecomunicazioni e cloud).
Forse qualcuno, sia al governo che all’opposizione, ritiene queste politiche siano di crescita, ma il debito pubblico che aumenta e il nostro essere fanalino di coda in Ue, sembra che indichino il contrario.
Ovviamente se ne può discutere, come quelli che ci vogliono portare fuori dall’euro, ma insomma…..

Dai derivati al land grabbing, un rapporto ricostruisce come la finanza condizioni prezzi, produzione e distribuzione del cibo in tutto il mondo
Nel 2024, a livello globale, 673 milioni di persone soffrivano la fame: 90 milioni di persone in più rispetto al 2020. C’entra la crisi climatica, c’entrano condizioni strutturali dei nostri sistemi alimentari, ma c’entra anche – e ha un ruolo molto importante – la finanza. Anche il cibo, infatti, si è trasformato in un asset per una speculazione finanziaria slegata dai bisogni dei territori e dalle loro tradizioni.
Attraverso l’imposizione del modello dell’agribusiness, la massimizzazione del profitto ha la meglio sulla sopravvivenza dei popoli. Lo spiega bene il rapporto “Feeding Profits, Starving People: How Food Financialization Is Eating The Planet”, realizzato dalla Society for International Development (Sid) a firma di Andrea Baranes, Nicoletta Dentico e Sabrina Masinjila. Lo studio mostra come i mercati finanziari stiano plasmando ogni aspetto della produzione e distribuzione alimentare.
Mercati e attori finanziari hanno sempre più peso nell’economia reale. A partire dagli anni Ottanta c’è stato infatti un distacco impressionante tra la finanza e l’economia produttiva. Se prima il volume delle attività finanziarie equivaleva grosso modo al Prodotto interno lordo globale, oggi vale più del 330% di quest’ultimo.
Questo enorme volume di capitali ha bisogno di autoalimentarsi e lo fa trasformando in mercati tutti gli ambiti della produzione. Da tempo la finanza ha cominciato a colonizzare settori che prima erano considerati servizi pubblici come la sanità, l’istruzione, i trasporti. Lo stesso è accaduto per beni comuni come l’acqua e il cibo, diventati le nuove frontiere di profitto proprio per la loro natura essenziale: la domanda non cesserà mai.
Le grandi istituzioni finanziarie internazionali sono attori fondamentali di questo processo. A partire dagli anni Ottanta, il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale hanno condizionato l’erogazione di prestiti ai Paesi del Sud globale all’adozione di rigorosi Programmi di aggiustamento strutturale. Queste misure hanno imposto la liberalizzazione dei mercati e spinto le economie povere verso un modello agricolo industriale focalizzato sull’esportazione. L’obiettivo primario di questi sistemi alimentari ha smesso di essere nutrire le popolazioni locali, per concentrarsi sulla generazione di ricchezza per ripagare i debiti contratti con l’estero.
Si è così innescato un ciclo vizioso: per onorare gli impegni finanziari, nazioni un tempo autosufficienti hanno dovuto convertire le proprie terre in monoculture. Caffè, cacao, cotone o zucchero destinati ai mercati internazionali sono diventati le principali produzioni di aree del Pianeta nelle quali, spesso, la popolazione è invece in scarsità alimentare. Distrutti l’agricoltura di sussistenza e i mercati territoriali, interi Paesi ora dipendono dalle importazioni alimentari e dalle fluttuazioni dei prezzi globali.
Se le istituzioni globali hanno avuto un ruolo di primo piano, chi comanda davvero in questo sistema è un gruppo ristretto di multinazionali che domina il commercio globale di cereali. Sono identificate come le prime lettere dell’alfabeto: ABCD. Archer Daniels Midland, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus, insieme, controllano circa il 90% del mercato mondiale. A queste società, attive nel commercio e nella trasformazione delle materie prime agricole, si affiancano i grandi gruppi dell’industria alimentare come Nestlé e Danone. Spesso condividono gli azionisti, giganti del risparmio gestito come BlackRock. Questa integrazione tra agroindustria e finanza fa sì che le strategie aziendali inseguano la massimizzazione dei dividendi per gli investitori, più che la stabilità dei sistemi alimentari.
Le grandi società che commerciano materie prime agricole, però, non si limitano agli scambi fisici. La loro conoscenza diretta dei raccolti, delle scorte e dei flussi commerciali offre loro un vantaggio informativo che possono sfruttare per assumere posizioni sui mercati dei derivati. Il rapporto le paragona per questo a banche ombra che operano sui mercati finanziari senza essere sottoposte agli stessi obblighi e controlli previsti per le banche. Secondo gli autori, questa attività speculativa permette loro di trarre profitto proprio nelle fasi di maggiore volatilità dei prezzi.
Questa trasformazione ha avuto come strumento i derivati. Nati come contratti assicurativi per proteggere gli agricoltori dalle oscillazioni imprevedibili dei prezzi, sono diventati strumenti di scommessa pura. Nel 2011 il volume di grano scambiato sulla sola Borsa di Chicago superava di quasi sette volte l’effettivo raccolto mondiale. La volatilità dei prezzi del cibo non risponde più ai ritmi della natura o alla reale disponibilità di prodotto, ma segue gli algoritmi e le strategie della speculazione finanziaria.
Il cibo è diventato così un bene rifugio in cui parcheggiare capitali durante le tempeste finanziarie. È accaduto nel 2008, quando il crollo dei mutui subprime ha innescato una fuga di massa verso le materie prime agricole, raddoppiando il prezzo del grano in pochi mesi nonostante non vi fossero state carenze reali, legate ad esempio alla siccità. Lo stesso meccanismo si è ripetuto con il conflitto in Ucraina. A fronte di una riduzione dell’offerta globale di cereali inferiore all’1%, la reazione dei mercati finanziari e dei loro algoritmi ha spinto i prezzi verso l’alto di oltre il 50%. In questo sistema, la variazione dei prezzi non è più un segnale di scarsità, ma il motore principale per l’estrazione di profitti finanziari.
La finanziarizzazione riguarda anche le politiche climatiche. Con i mercati delle emissioni, la riduzione o l’assorbimento di una tonnellata di gas serra genera un credito che può essere comprato e venduto. Le aziende possono così acquistare crediti per compensare almeno in parte le proprie emissioni, anziché ridurle intervenendo direttamente sui processi produttivi. Anche l’azione climatica diventa quindi un mercato da cui ricavare profitti.
Questa dinamica alimenta il cosiddetto colonialismo verde: progetti di riforestazione industriale, spesso gestiti da multinazionali, sottraggono terre fertili alle comunità locali per destinarle a monoculture che servono solo a bilanciare i bilanci ambientali delle imprese nel Nord del mondo. Nella Repubblica del Congo, per esempio, alcuni di questi progetti hanno comportato l’allontanamento delle comunità contadine dalle terre che coltivavano, riducendo ulteriormente le risorse disponibili per la produzione di cibo.
È l’ennesima forma di land grabbing, l’accaparramento di terre esploso del 1.000% dalla crisi del 2008. Investitori stranieri acquistano in massa i terreni per scopi speculativi o per produrre biocarburanti. I piccoli produttori vengono espulsi e il suolo si trasforma in un asset finanziario che genera valore per i mercati globali e sottrae sovranità alimentare a chi lo abita.
Oltre ad analizzare il fenomeno, il report propone anche soluzioni concrete. Per esempio l’introduzione di position limits, tetti massimi alle scommesse che un singolo operatore può fare su un prodotto, e dell’obbligo di consegna del bene fisico per chi acquista derivati. Sul fronte della trasparenza, scrivono i ricercatori, serve regolamentare i mercati over the counter (Otc) che oggi sono zone d’ombra prive di controlli, e introdurre tasse sulle transazioni finanziarie per frenare la speculazione selvaggia sul cibo.
Come spiega Andrea Baranes, tra gli autori, «i derivati sono nati come strumenti assicurativi, ma oggi sono utilizzati, nella stragrande maggioranza dei casi, per pure scommesse. Compro un derivato sul grano anche se non lo coltivo, lo acquisto o lo trasformo, ma unicamente per speculare sul suo prezzo futuro. Perché non limitarne l’uso a chi ha un reale interesse nelle materie prime coperte dal derivato stesso? Parliamo di una proposta di buon senso, persino ovvia per qualsiasi altro strumento assicurativo. Non posso assicurare l’automobile del mio vicino di casa, sperando poi di guadagnarci se qualcuno la ruba. Tale limite non esiste però per i derivati sulle materie prime».
La vera sfida è però sistemica: occorre un cambio di paradigma che sposti l’asse dall’agricoltura industriale verso sistemi agroecologici locali, garantendo autosufficienza e resilienza climatica. Per farlo è necessario liberare le economie dei Paesi più poveri dalla dipendenza tossica dall’export attraverso una ristrutturazione del debito globale. «Sono diverse le misure che si potrebbero mettere in campo», conclude Baranes. «Sappiamo cosa andrebbe fatto. Le difficoltà maggiori non sono di natura tecnica, quanto nella volontà politica».
(Rita Cantalino su Valori.it del 03/08/20226)

Da lontano, la Forest City malese sembra stampata in 3D: un insieme di blocchi bianchi identici raggruppati su una costa altrimenti anonima.
Quando fu presentato dagli sviluppatori cinesi nel 2016, il mega-progetto da 100 miliardi di dollari fu pubblicizzato come "un paradiso da sogno per tutta l'umanità": una zona finanziaria speciale in grado di ospitare circa 700.000 residenti. Ma un decennio dopo, si stima che quest'isola artificiale di 14 km quadrati (3.400 acri) alle porte di Singapore sia abitata da meno dell'1% di quella popolazione.
File di grattacieli inquietantemente deserti si stagliano su strade silenziose. All'interno di appartamenti vuoti, piani di lavoro e finestre sono ricoperti da uno strato di polvere.
"Nel 2016 la descrivevano qui come la città d'oro; davvero, davvero bella", dice Jason Deng, un investitore di 56 anni che è stato tra i primi ad acquistare a Forest City, pagando "un sacco di soldi" per cinque proprietà.
"Se avessi saputo che non era così buono, non avrei comprato così tanti appartamenti", dice ora. "Pensavo che sarebbe stato molto, molto meglio."
A quanto pare, questa è una città d'oro solo per alcune persone, e non si tratta certo di quelle che gli sviluppatori speravano di attrarre.
A metà luglio, la polizia malese ha fatto irruzione in due presunte sedi di truffe distribuite in 32 locali a Forest City, arrestando 335 persone e sequestrando beni per un valore di circa un milione di ringgit (181.810 sterline; 245.000 dollari), tra cui 313 computer, 1.557 telefoni cellulari, 17 laptop e 10 modem.
Secondo la polizia, da questi due centri operativi di call center – uno che occupava 27 appartamenti distribuiti su cinque piani di una torre residenziale, l'altro distribuito tra cinque bungalow – organizzazioni criminali specializzate in criptovalute gestivano truffe finanziarie e sentimentali ai danni di vittime all'estero.
Tra gli arrestati figurano 309 cittadini cinesi, 19 indonesiani, tre malesi e quattro birmani. Il capo della polizia di Johor, Ab Rahaman Arsad, ha dichiarato che le autorità stanno collaborando con l'Interpol per rintracciare la mente dietro le operazioni.
La BBC ha contattato le forze di polizia di Forest City e Johor per un commento, ma non ha ricevuto risposta.
Esperti e residenti locali affermano alla BBC che questo è probabilmente solo la punta dell'iceberg, nonché il sintomo di un'industria globale di truffe che si sta diffondendo, evolvendo e professionalizzando.
"La realtà è che molte di queste organizzazioni assomigliano ormai più a multinazionali che a tradizionali reti criminali organizzate o bande", afferma John Wojcik, analista di TRM Labs, società che indaga sui crimini facilitati dalle criptovalute. "Dispongono di team di reclutamento dedicati, reparti IT, specialisti nel riciclaggio di denaro e infrastrutture".
Le autorità e gli esperti concordano sul fatto che le operazioni di Forest City fossero probabilmente gestite da criminali costretti a lasciare la Cambogia, un centro nevralgico globale per le truffe transnazionali.
Negli ultimi cinque anni, questo settore criminale si è trasformato in un'industria multimiliardaria, basata sul lavoro forzato di vittime di tratta brutalizzate, costrette a lavorare sotto la minaccia di torture e abusi.
Dalla fine dello scorso anno, il governo cambogiano ha intensificato gli sforzi per stroncare queste attività. Le autorità hanno stimato di recente che 300.000 persone hanno lasciato il Paese in pochi mesi, a seguito dell'intensificarsi dei raid contro i complessi dediti al traffico di droga su scala industriale.
Ma queste filiali malesi non sembrano essere state "complessi" fraudolenti nel senso tradizionale del termine.
Rispetto ai più famigerati complessi fortificati in luoghi come Sihanoukville o le zone di confine con il Myanmar, i presunti centri di truffa di Forest City sembrano quasi innocui, gestiti a quanto pare da residenti locali e situati a ridosso delle case di ignari vicini.
Kevin, un inquilino che lavora anche nel settore immobiliare per Forest City, ritiene che i truffatori siano ancora attivi nei "condomini o appartamenti con servizi" del complesso. Ha chiesto di non rivelare il suo nome per timore di ritorsioni.
"Sappiamo cosa stanno facendo", dice. "In realtà è un problema molto comune a Johor e Kuala Lumpur, ma soprattutto a Forest City. Forest City è un posto davvero speciale."
Secondo Kevin, Wojcik e altri, parte di ciò che rende Forest City "speciale" è proprio ciò che le ha conferito tanta notorietà: la sua reputazione di "città fantasma" semi-abbandonata.
"Quando parliamo con i clienti, l'azienda ci insegna a dire 'abbiamo già 23.000 residenti in quest'area'", afferma Kevin, ma la realtà, aggiunge sottovoce, è che sono "meno di 5.000".
"Questo è il motivo per cui i truffatori hanno scelto Forest City per stabilire la loro attività", suggerisce.
"Hanno la loro privacy... Qui non viene nessuno.
Diversi fattori hanno contribuito a quello che molti considerano il declino di Forest City.
Promosso da Country Garden, uno dei maggiori sviluppatori immobiliari cinesi, e da Danga 88, una società privata controllata dal sultano malese Ibrahim Iskandar, il progetto era stato inizialmente concepito come una metropoli ecocompatibile per una clientela cinese benestante, con un hotel di lusso, un campo da golf e un parco acquatico. Si prevedeva che gli uffici e gli appartamenti sul lungomare di questa città in stile resort sarebbero stati molto richiesti.
Ma il peso combinato della pandemia di Covid, del crollo vertiginoso del mercato immobiliare cinese e dei limiti di indebitamento imposti ai cittadini ha fatto naufragare queste ambizioni altissime, bloccando di fatto il progetto.
Le luci sono ancora accese, ma in casa non c'è quasi nessuno.
E questo, a quanto pare, ha trasformato il complesso in una trappola per truffatori.
"Forest City rispecchia le condizioni che la criminalità organizzata ha cercato di sfruttare per anni: una località di punta pubblicizzata come una città intelligente, prestigiosa e di lusso, progettata nei minimi dettagli, che non si è mai avvicinata a realizzare quella visione", afferma Wojcik.
"Progetti come questo offrono esattamente ciò che queste organizzazioni criminali cercano: infrastrutture moderne, un gran numero di immobili sfitti e collegamenti internazionali, il tutto celato dietro una patina di attività economica legittima, in modo che la natura criminale di ciò che accade al loro interno rimanga inosservata."
Tenendo presente ciò, la scintillante facciata di Forest City richiama alla mente una metropoli ben più famigerata situata 1.800 chilometri (1.120 miglia) più a nord: Shwe Kokko, la cosiddetta città turistica al confine tra Myanmar e Thailandia, nota per essere uno dei centri di truffa più famosi al mondo.
Costruita dal conglomerato privato cinese Yatai, Shwe Kokko si pubblicizza come una meta di vacanza sicura per i turisti cinesi e un paradiso per i super ricchi. Ma dietro le sue strade alberate e le ville di lusso si cela un intreccio di frodi, riciclaggio di denaro e traffico di esseri umani.
Nonostante tutte le difficoltà e nonostante sia stato completato solo il 15-20% del progetto originariamente previsto, Forest City continua a promuoversi come un polo emergente per gli investimenti immobiliari, l'innovazione tecnologica e le attività commerciali esenti da imposte.
Questo tipo di confezione aziendale funge da cavallo di Troia per i truffatori che vogliono avviare un'attività senza attirare attenzioni indesiderate, consentendo loro di perpetrare la frode in modo più efficace.
Wojcik spiega che "quando le organizzazioni criminali dedite alle truffe riescono a infiltrarsi dietro attività commerciali apparentemente legittime in normali complessi commerciali, non solo diventano più difficili da individuare e smantellare, ma acquisiscono anche un notevole potere e un'influenza considerevole grazie agli ingenti profitti che generano".
Questo potere e questa influenza, a loro volta, permettono ai truffatori di professionalizzarsi anche in altri modi.
Sebbene la tratta di esseri umani continui ad alimentare gran parte della forza lavoro del settore delle truffe, si osserva ora una tendenza evidente da parte dei gestori delle organizzazioni criminali a reclutare e mantenere truffatori esperti offrendo loro una retribuzione più elevata e migliori condizioni di lavoro.
Nel frattempo, negli stessi gruppi Telegram in cui vengono pubblicizzati annunci di lavoro fraudolenti, i truffatori stanno iniziando a pubblicare curriculum dettagliati, descrivendo la loro esperienza in attività fraudolente e sottolineando la loro voglia di lavorare.
"È un segno che il settore si sta trasformando in un'impresa criminale più professionalizzata", spiega Wojcik, "mentre la coercizione e lo sfruttamento rimangono ancora diffusi".
I raid a Forest City mettono in luce un'industria transnazionale di truffe che sta cambiando dimensioni e forma. Ma non è certo la prima volta che operazioni di questo tipo vengono scoperte in Malesia.
Nel corso del 2022, prima che il settore ottenesse una vasta attenzione a livello globale, le autorità malesi hanno effettuato irruzioni in diversi centri di truffa operanti in bungalow e condomini nello stato meridionale di Johor, nello stato settentrionale di Penang e nella capitale Kuala Lumpur.
Tuttavia, sebbene queste e altre importanti operazioni di repressione abbiano inviato un messaggio di tolleranza zero alle organizzazioni criminali dedite alle frodi, Wojcik osserva che la Malesia è rimasta sede di influenti reti criminali e che "qualsiasi segnale di una loro ricomparsa su larga scala merita grande attenzione".
A Forest City, questi segnali potrebbero già manifestarsi.
Kevin afferma che è da tempo un "segreto di Pulcinella" che qui avvengano truffe, e che "l'unica cosa scioccante è che la polizia sia stata efficace".
È certo che ce ne siano altri, ma non si scompone all'idea che i suoi vicini possano truffare la gente per centinaia di migliaia di dollari.
"Per quanto mi riguarda, non mi interessa", dice. "Non sono affari miei... Lavoro qui solo per lo stipendio."
Anche altri residenti la pensano allo stesso modo.
Phillip, di cui abbiamo cambiato il nome, si è trasferito a Forest City da Singapore l'anno scorso, attratto dal mercato immobiliare relativamente economico e dall'idea di poter ottenere un miglior rapporto qualità-prezzo. Lavora nel settore tecnologico e afferma di essere "molto concentrato" sul tema della sicurezza informatica.
"Sì, [i truffatori] potrebbero essere alla mia porta, potrebbero essere i miei vicini... [potrebbero] essere uno di quelli che gestiscono una di queste organizzazioni criminali. Alla fine, non importa dove ti trovi, questo succederà comunque."
Afferma di non essere rimasto sorpreso dalle segnalazioni di centri di truffa nel suo complesso residenziale. Ciò che lo ha sorpreso, invece, è il fatto che "sempre più persone si stiano trasferendo" a Forest City.
Uno dei motivi per cui ha scelto il quartiere in cui vive è la pace e la tranquillità, dice, ma è contento di vedere che si sta trasformando da "città fantasma" in un luogo in cui le persone sembrano voler vivere.
"Molte persone hanno perso soldi con questi progetti", sottolinea. "Ma negli ultimi tre mesi, si vedono le luci accese nei condomini. Si è passati da uno su 20 a forse uno su 5."
(Gavin Butler su BBC del 11/08/2026)

Climateflation, fintech senza scrupoli e fisco attento: tre fronti dove il vostro portafoglio è sotto pressione. I prezzi degli alimenti salgono per il clima, il trading algoritmico promette facili guadagni ma nasconde rischi reali, i truffatori sfruttano il caos normativo delle criptovalute per colpire. Nel frattempo, banche e assicurazioni continuano a lucrare sulle vostre risorse: dai tassi al consumo che sfiorano il 10% ai reclami assicurativi spesso ignorati.
In questo numero
→ Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026
→ Climateflation: il clima spinge i prezzi degli alimenti verso l'alto
→ RSA e case di riposo: i fondi privati ci vedono un affare
→ Finanza, ci si può fidare del trading algoritmico?
→ Come e perché l’intelligenza artificiale è utile all’analista
→ MiCA, truffatori sfruttano il caos della transizione per colpire gli utenti crypto
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ITALIA. Conti correnti: la Cassazione limita i controlli del Fisco, anche retroattivamente
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MONDO. Debito pubblico in mani straniere: meno inflazione per i governi
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USA. Few and Far accusata di frode finanziaria e telematica
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ITALIA. Consob oscura 6 siti abusivi: la lista nera sale a 1.805
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MONDO. REddito famiglie area Ocse +0,2%, Italia +0,8%
→ Accesso alla perizia medica assicurativa: diritti e valore dei reclami IVASS
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MONDO. Debito pubblico più caro: inflazione e IA spingono i rendimenti ai massimiI costi di finanziamento dei governi a lungo termine stanno salendo in tutto il mondo, complice una combinazione di inflazione persistente e crescente fabbisogno di capitali legato allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Come riportano diverse fonti finanziarie internazionali, i mercati obbligazionari stanno attraversando quello che viene descritto come uno storico ribasso dei prezzi, con rendimenti su titoli di Stato a lunga scadenza ai livelli più alti da decenni.
Negli Stati Uniti, il rendimento dei Treasury trentennali è salito al livello più alto dal 2007, mentre in Francia i costi di finanziamento hanno toccato i massimi dal 2008 e in Germania i titoli decennali sono tornati sui valori del 2011. Nel Regno Unito i rendimenti dei gilt a lunga scadenza si avvicinano al 6%, e in Giappone i titoli di durata equivalente sono vicini ai loro massimi storici. Il 13 agosto scorso, il Tesoro statunitense ha collocato un'obbligazione trentennale al 5,22%, il livello più alto registrato in un'asta di questa scadenza dal 2001.
Dietro questa impennata dei rendimenti ci sono più fattori che si intrecciano. Da un lato pesa la persistenza dell'inflazione core, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa: il processo di disinflazione si è arrestato, con i prezzi dei servizi che restano elevati a causa di mercati del lavoro ancora tesi e di una domanda dei consumatori robusta. I lavoratori riescono a ottenere aumenti salariali significativi in settori come ospitalità, sanità e servizi professionali, e le imprese scaricano questi maggiori costi sui prezzi finali, alimentando un circolo salari-prezzi che rende difficile per le banche centrali allentare la politica monetaria senza rischiare una nuova fiammata inflazionistica.
Dall'altro lato pesa la corsa agli investimenti legati all'intelligenza artificiale. Le grandi aziende tecnologiche - i cosiddetti hyperscaler come Amazon, Alphabet e Meta - stanno emettendo enormi quantità di obbligazioni per finanziare la costruzione di data center e infrastrutture di calcolo, in concorrenza diretta con i governi per attrarre gli stessi capitali sul mercato obbligazionario. Secondo alcune stime, l'emissione globale di debito legato all'IA potrebbe superare quest'anno i 570 miliardi di dollari, quadruplicando rispetto all'anno precedente. Nvidia, ad esempio, ha annunciato di essere al lavoro con istituti finanziari di Wall Street per raccogliere altri 500 miliardi di dollari destinati allo sviluppo dell'IA.
Questa concorrenza per il capitale si somma a un contesto di debito pubblico già elevato e in crescita: negli Stati Uniti il Congressional Budget Office proietta per l'anno fiscale in corso un deficit federale di 1.900 miliardi di dollari, pari a circa il 6% del PIL, con un debito pubblico che potrebbe salire dal 124,6% al 136% del PIL entro un decennio. Anche in Europa i conti pubblici restano sotto pressione, con la Francia che fatica a consolidare il proprio disavanzo nonostante gli impegni presi.
Il risultato di questi fattori combinati è che gli investitori chiedono premi di rendimento più elevati per detenere debito a lungo termine, ossia un term premium - la compensazione richiesta per tenere in portafoglio titoli a scadenza lunga anziché rinnovare continuamente titoli a breve termine - tornato saldamente positivo dopo anni. Questo meccanismo aumenta direttamente il costo del finanziamento per i governi, ma anche per le imprese e le famiglie, dato che i tassi sui titoli di Stato fungono da parametro di riferimento per mutui e altri prestiti.
L'aumento dei rendimenti obbligazionari ha già avuto ripercussioni sui mercati azionari, con cali registrati su indici come il Nasdaq e lo STOXX 600 europeo nelle sedute più recenti. Resta da capire se, come sostengono alcuni analisti, i guadagni di produttività legati all'intelligenza artificiale riusciranno in futuro ad alleggerire il peso del debito pubblico spingendo la crescita economica, oppure se il boom degli investimenti in IA continuerà ad alimentare la pressione al rialzo sui costi di finanziamento globali.
ITALIA. Polizze fantasma a Pesaro: risarciti risparmiatori truffati per 411mila euroTre risparmiatori truffati da un agente assicurativo infedele sono stati risarciti con oltre 400mila euro. La vicenda, avvenuta nella provincia di Pesaro, riguarda le cosiddette "polizze fantasma": contratti apparentemente regolari, ma in realtà mai registrati nei sistemi della compagnia assicurativa, con il denaro dei clienti finito direttamente nelle tasche dell'agente infedele.
Come riporta Il Resto del Carlino, le vittime erano convinte di aver investito i propri risparmi in normali prodotti assicurativi. Le polizze avevano tutte le caratteristiche di autenticità: moduli, quietanze, estratti conto con gli interessi maturati, carta filigranata e timbri dell'agenzia. Nella realtà, però, quei contratti non esistevano nei sistemi della compagnia, mentre le somme versate erano state incassate direttamente dall'agente, morto nel 2022.
Il giudice, nella sentenza che ha condannato la compagnia assicurativa al risarcimento, ha puntato il dito contro i mancati controlli interni che avrebbero dovuto intercettare per tempo l'anomalia, riconoscendo alle tre vittime del raggiro un totale di 411mila euro.
Non si tratta del primo caso legato allo stesso agente e alla medesima agenzia. Il 27 luglio, infatti, lo stesso giudice aveva condannato la compagnia a risarcire 10.800 euro, oltre interessi e rivalutazione, a un altro cliente. In quel caso la polizza esisteva realmente, ma alcuni dei premi versati non erano mai stati contabilizzati. Le anomalie erano emerse quando il cliente aveva contattato la compagnia dopo la morte dell'agente, avvenuta nel novembre 2022, scoprendo che diversi versamenti erano rimasti fuori dalla polizza nonostante fosse in possesso di tutte le ricevute rilasciate negli anni.
In quella circostanza il cliente aveva chiesto quasi 20mila euro, sostenendo che i premi, se investiti regolarmente, avrebbero prodotto un capitale maggiore alla scadenza del contratto. Il Tribunale aveva però riconosciuto come danno certo soltanto le somme effettivamente versate e mai confluite nella polizza, quantificate appunto in 10.800 euro.
Le vicende confermano un orientamento giurisprudenziale consolidato: quando un agente con rappresentanza della compagnia utilizza moduli e documentazione originali per vendere polizze in realtà inesistenti, il cliente in buona fede non ha motivo di dubitare della correttezza dell'intermediario, e la responsabilità dell'illecito ricade sulla compagnia assicurativa preponente, chiamata a risarcire il danno anche quando non ha materialmente commesso la truffa.
ITALIA. Oltre mille miliardi di euro di risparmio sono affidati alle gestioni patrimoniali. Unimpresa"Oltre mille miliardi di euro di risparmio sono affidati alle gestioni patrimoniali in Italia. Il patrimonio gestito complessivamente da banche, società di intermediazione mobiliare e società di gestione del risparmio ha raggiunto 1.083,4 miliardi di euro alla fine del 2025, rispetto ai 901,9 miliardi del 2022: un incremento di 181,5 miliardi, pari al 20,1% in tre anni".
E' quanto si legge in una nota di Unimpresa. "Nel primo trimestre del 2026- si legge- il patrimonio si è attestato a 1.073,2 miliardi, con una flessione di 10,2 miliardi (-0,9%) rispetto a dicembre, ma mantenendosi ampiamente sopra la soglia dei mille miliardi. È quanto emerge da un'analisi del Centro studi di Unimpresa relativa alle attività di gestione patrimoniale, secondo cui la crescita rispetto al 2022 è stata accompagnata da una significativa trasformazione nella distribuzione delle masse tra gli intermediari.
Le gestioni riconducibili alle banche sono passate da 115,3 miliardi nel 2022 a 247,5 miliardi alla fine del 2025, con un aumento di 132,3 miliardi, pari a circa il 114,7%. Nel primo trimestre 2026 il patrimonio gestito dalle banche è ulteriormente salito a 252,8 miliardi.
Le SGR continuano tuttavia a rappresentare la componente largamente prevalente del mercato: il patrimonio amministrato era pari a 775,0 miliardi nel 2022, è salito a 835,1 miliardi nel 2023 e a 862,6 miliardi alla fine del 2024, per poi attestarsi a 821,7 miliardi nel 2025 e a 807,5 miliardi nel marzo 2026.
Le SIM rappresentano invece una quota residuale: 11,6 miliardi nel 2022, 14,1 miliardi nel 2025 e 12,9 miliardi nel primo trimestre di quest'anno".
"Il superamento stabile della soglia dei mille miliardi nelle gestioni patrimoniali- spiega nella nota il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora- conferma ancora una volta quanto il risparmio rappresenti una delle grandi forze strutturali dell'economia italiana. È una ricchezza che garantisce stabilità al sistema finanziario e che può contribuire in maniera ancora più significativa alla crescita del Paese. Il comparto cresce anche in virtù della stabilità politica garantita dal governo guidato da Giorgia Meloni, in carica ormai da quasi quattro anni. I numeri mostrano anche una progressiva diversificazione degli investimenti, con una presenza importante dei titoli pubblici italiani accanto alle attività finanziarie internazionali. La sfida consiste nel creare le condizioni affinché una quota crescente di questa enorme massa di risparmio possa essere indirizzata, nel rispetto delle scelte e della tutela dei risparmiatori, verso l'economia reale, le pic".
"Secondo il Centro studi di Unimpresa- prosegue il comunicato- che ha rielaborato dati statistici della Banca d'Italia, l'andamento del risparmio gestito evidenzia anzitutto il forte recupero successivo alla contrazione registrata nel 2022. Dai 1.054,4 miliardi del 2021 il patrimonio era sceso a 901,9 miliardi nel 2022, con una riduzione superiore a 150 miliardi. Da quel minimo è iniziato un percorso pressoché continuo di recupero: 972,4 miliardi nel 2023, 1.018,4 miliardi nel 2024 e 1.083,4 miliardi nel 2025. Nel primo trimestre 2026 il valore resta a 1.073,2 miliardi.
La dinamica più evidente riguarda dunque il comparto bancario.
In tre anni le masse sono più che raddoppiate. Alla fine del 2022 le banche amministravano 115,3 miliardi, mentre alla fine del 2025 erano arrivate a 247,5 miliardi. L'incremento di oltre 132 miliardi spiega da solo quasi tre quarti dell'aumento complessivo registrato dal sistema nello stesso periodo.
Le SGR mantengono comunque una posizione dominante, con oltre 800 miliardi di patrimonio. Nel primo trimestre 2026 alle SGR fa capo circa il 75% del patrimonio complessivamente gestito, mentre alle banche è riconducibile quasi un quarto del totale".
"Il patrimonio gestito non coincide perfettamente con il valore del portafoglio finanziario- spiega Unimpresa- Nel primo trimestre 2026 il portafoglio complessivo delle gestioni vale 1.046,0 miliardi, a fronte di 1.073,2 miliardi di patrimonio gestito. La composizione mostra una marcata diversificazione geografica e finanziaria. Le due principali componenti sono dunque internazionali. Le obbligazioni estere valgono 332,4 miliardi e le quote di fondi comuni esteri altri 304,2 miliardi: insieme superano 636 miliardi.
Resta tuttavia estremamente significativa l'esposizione verso il debito sovrano italiano. Le gestioni patrimoniali detengono 254,5 miliardi di titoli delle amministrazioni centrali italiane. All'interno di questa massa, 242,2 miliardi sono BTP, 6,3 miliardi BOT e 3,4 miliardi CCT. I BTP rappresentano pertanto circa il 95% dei titoli pubblici italiani presenti nelle gestioni patrimoniali e oltre il 23% dell'intero portafoglio gestito.
Un altro elemento significativo riguarda l'evoluzione delle obbligazioni estere. Il loro valore nelle gestioni patrimoniali era pari a 259,1 miliardi nel 2022. È salito a 281,8 miliardi nel 2023, a 303,3 miliardi alla fine del 2024 e a 330,5 miliardi alla fine del 2025. Nel marzo 2026 ha raggiunto 332,4 miliardi. Rispetto al 2022 l'aumento è quindi di 73,4 miliardi, pari a circa il 28,3%.
Anche i fondi comuni esteri occupano una posizione centrale: da 249,7 miliardi nel 2022 sono saliti a 291,5 miliardi nel 2024 e a 309,6 miliardi alla fine del 2025, per attestarsi a 304,2 miliardi nel primo trimestre 2026.
La crescita delle masse non dipende esclusivamente dalla raccolta, perché sui valori di mercato incidono anche l'andamento dei prezzi delle attività finanziarie e le scelte di composizione dei portafogli.
La raccolta netta mostra infatti un andamento molto più irregolare. Nel quarto trimestre 2024 era risultata positiva per 4,5 miliardi. Nel 2025 si è passati da -2,6 miliardi nel primo trimestre a +1,7 miliardi nel secondo, -0,4 miliardi nel terzo e soprattutto +12,8 miliardi nell'ultimo trimestre. Nel primo trimestre 2026 il saldo torna negativo per 1,8 miliardi.
Il dato complessivo nasconde dinamiche molto diverse: le banche registrano una raccolta netta positiva per 8,4 miliardi, mentre le SGR segnano -9,4 miliardi e le SIM -0,8 miliardi".
"Il quadro che emerge dai dati della Banca d'Italia è quindi più articolato della semplice crescita quantitativa delle masse amministrate- conclude Unimpresa- Dal 2022 al 2025 il patrimonio gestito è aumentato di oltre il 20%, ma contemporaneamente è cambiata la struttura dell'industria. Le banche hanno rafforzato in maniera molto significativa la propria presenza, mentre le SGR, pur continuando a dominare il mercato, hanno registrato una crescita decisamente più contenuta rispetto ai livelli del 2022.
Sul versante degli investimenti emerge inoltre un equilibrio tra componente domestica e internazionale. Il debito pubblico italiano mantiene un ruolo centrale, soprattutto attraverso i BTP, ma una parte rilevantissima dei portafogli è indirizzata verso obbligazioni e fondi esteri.
Per gli analisti del Centro studi di Unimpresa, si tratta di un elemento centrale nel dibattito sulla capacità del sistema finanziario italiano di trasformare il risparmio privato in capitale destinato allo sviluppo.
L'Italia dispone di una massa molto ampia di risorse finanziarie e di un'industria del risparmio gestito che ha recuperato e superato quota mille miliardi. La questione economica non riguarda quindi soltanto la quantità del risparmio disponibile, ma la sua destinazione e la capacità di creare strumenti capaci di convogliare una parte maggiore di queste risorse verso investimenti produttivi, imprese e crescita. I dati di dettaglio confermano sia la crescita delle gestioni bancarie sia la prevalenza delle SGR".
U.E.. Arriva il divieto totale di crypto per interi Paesi che aiutano MoscaL'Unione Europea si è dotata di un nuovo strumento senza precedenti per contrastare l'elusione delle sanzioni contro la Russia attraverso le criptovalute: la possibilità di vietare l'utilizzo di servizi crypto provenienti da un intero Paese terzo, non più soltanto da singole piattaforme individuate una per una. Come riporta Crypto News, il nuovo meccanismo è stato introdotto con il 21° pacchetto di sanzioni contro Mosca, adottato dal Consiglio dell'Unione Europea il 23 luglio scorso. La misura consente a Bruxelles di vietare qualsiasi transazione tra un operatore europeo e un fornitore di servizi in criptovalute stabilito in un Paese terzo, qualora quella giurisdizione venga giudicata sistematicamente e persistentemente incapace di impedire che le piattaforme sul proprio territorio agevolino l'elusione delle restrizioni imposte alla Russia. Il nuovo strumento è stato inserito nell'articolo 5bc del Regolamento (UE) n. 833/2014, così come modificato dal pacchetto di luglio. Fino ad oggi l'approccio europeo prevedeva la designazione delle singole piattaforme sospettate di favorire l'aggiramento delle sanzioni: un metodo che, secondo diversi analisti del settore, si è rivelato poco efficace perché alla chiusura di ogni piattaforma corrispondeva rapidamente la comparsa di un servizio sostitutivo. Con la nuova norma, invece, l'Unione può colpire l'intero comparto crypto di uno Stato, tagliando fuori dal sistema finanziario europeo tutti gli operatori che vi risiedono. Al momento nessun Paese risulta ancora inserito in questo nuovo elenco: si tratta per ora di uno strumento potenziale, pensato soprattutto come deterrente nei confronti dei governi che finora hanno subito pressioni limitate per vigilare sulle piattaforme presenti sul loro territorio. Contestualmente, lo stesso pacchetto di sanzioni ha esteso i divieti di transazione a 14 piattaforme di servizi crypto con sede in sei giurisdizioni: Georgia, Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Kirghizistan e Bielorussia. Le misure fanno parte di un intervento più ampio che ha colpito anche la rete di pagamenti transfrontalieri A7 e la stablecoin A7A5, ancorata al rublo e sviluppata con il sostegno dello Stato russo, utilizzata secondo gli analisti per movimentare ingenti flussi finanziari legati all'elusione delle sanzioni. Il pacchetto introduce inoltre nuove restrizioni sulla proprietà e sul controllo di società crypto europee da parte di cittadini russi e bielorussi: a partire dal 25 agosto, i cittadini bielorussi non potranno più detenere quote, esercitare il controllo o ricoprire cariche negli organi di gestione di soggetti che offrono servizi in criptovalute regolamentati dal quadro normativo europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets). Il provvedimento si inserisce in una linea di intervento avviata già con il 19° pacchetto di sanzioni, adottato lo scorso ottobre, che per la prima volta aveva esteso il divieto di fornire servizi crypto ai cittadini e alle entità russe, riconoscendo l'uso crescente degli asset digitali come canale per aggirare il regime sanzionatorio imposto dopo l'invasione dell'Ucraina.
ITALIA. Btp, Btp Italia, Btp Valore e Btp Sì: come vanno e conviene venderli o tenerliNegli ultimi tre anni il Tesoro italiano ha moltiplicato le emissioni di titoli di Stato pensati per il risparmiatore retail: dai Btp ordinari ai Btp Italia indicizzati all'inflazione nazionale, fino ai più recenti Btp Valore e Btp Sì. Ognuno di questi strumenti ha caratteristiche diverse in termini di cedole, durata e protezione dall'inflazione, e il contesto di tassi in forte cambiamento degli ultimi anni ha reso molto diverso il rendimento effettivo a seconda del momento in cui sono stati sottoscritti. Come riporta Businessonline.it, chi ha in portafoglio questi titoli deve oggi valutare se conviene venderli sul mercato secondario o mantenerli fino a scadenza.
Il caso più emblematico riguarda i Btp Italia, il titolo indicizzato all'inflazione nazionale nato nel 2012 e pensato per proteggere il potere d'acquisto dei risparmiatori con cedole semestrali che si adeguano all'andamento dei prezzi. La storia recente di questo strumento mostra quanto possa essere ballerino il suo rendimento: nei periodi di inflazione contenuta, fino al 2021, le cedole sono risultate modeste, spesso poco competitive rispetto ad altre forme di investimento. La situazione si è completamente ribaltata tra il 2022 e il 2023, quando l'impennata dei prezzi ha spinto le cedole a livelli record mai visti nella storia dei titoli di Stato italiani, con un picco nell'autunno 2022. Quella finestra di rendimenti eccezionali si è però chiusa rapidamente non appena l'inflazione è tornata verso l'obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea, lasciando alcuni investitori, entrati in momenti diversi, con cedole molto più basse delle attese.
Per chi possiede Btp Italia sottoscritti nei periodi di picco inflattivo, la decisione se vendere sul mercato secondario o tenere fino a scadenza dipende soprattutto dalle aspettative sui prezzi futuri: se l'inflazione dovesse restare vicina ai livelli attuali o addirittura scendere, mantenere il titolo fino alla naturale scadenza permette comunque di beneficiare del premio fedeltà e della tassazione agevolata al 12,5%, ma non garantisce più le cedole elevate dei mesi record. Va inoltre ricordato che vendere un Btp Italia prima della scadenza comporta la perdita del premio fedeltà e l'esposizione alle oscillazioni di prezzo sul mercato secondario, che possono portare a vendere sotto la pari se nel frattempo i tassi di mercato sono saliti.
Discorso diverso per i Btp Valore, lo strumento a tasso fisso lanciato dal Tesoro dal 2023 con cedole crescenti nel tempo secondo il meccanismo step-up e un premio fedeltà per chi lo detiene fino alla scadenza. Le prime emissioni di questo titolo sono state collocate in una fase di tassi di interesse particolarmente elevati, che hanno reso le cedole molto allettanti al momento del lancio. Con il successivo ciclo di tagli dei tassi da parte della Bce, che ha portato il costo del denaro a livelli più contenuti, le nuove emissioni di Btp Valore hanno progressivamente offerto cedole meno generose rispetto a quelle dei primi collocamenti. Questo significa che chi ha sottoscritto le prime tranche di Btp Valore, quando i tassi erano ai massimi, si trova oggi con un titolo che, se rivenduto sul mercato secondario, può spuntare quotazioni superiori alla pari, proprio perché le sue cedole risultano più vantaggiose rispetto a quelle offerte dai titoli di nuova emissione.
Diverso ancora il caso del Btp Sì, l'ultima novità del panorama dei titoli di Stato dedicati al risparmio retail, indicizzato anch'esso all'inflazione nazionale ma con un meccanismo di calcolo delle cedole più semplice e trasparente rispetto al tradizionale Btp Italia. Il rendimento del Btp Sì si basa sulla combinazione di un tasso fisso minimo garantito, comunicato dal Tesoro prima del collocamento e che può solo essere rivisto al rialzo, e della componente legata all'inflazione italiana rilevata dall'indice Istat Foi. Anche per questo titolo, chi valuta se venderlo prima della scadenza deve considerare che il prezzo sul mercato secondario può muoversi sia sopra sia sotto la pari, a seconda dell'andamento dei tassi e delle aspettative sull'inflazione futura, e che una vendita anticipata non garantisce il recupero del capitale nominale investito.
In generale, per tutti questi titoli di Stato la regola pratica resta la stessa: la convenienza a vendere sul mercato secondario dipende dal confronto tra la cedola del titolo già in portafoglio e le condizioni offerte dalle nuove emissioni. Se i tassi sono scesi rispetto al momento dell'acquisto, il prezzo del titolo tende a salire, rendendo interessante un'eventuale vendita con plusvalenza; se invece i tassi sono saliti, il prezzo tende a scendere e la vendita anticipata comporterebbe una perdita in conto capitale. Per chi non ha necessità di liquidità immediata, mantenere il titolo fino alla scadenza resta generalmente la scelta più prudente, perché consente di incassare il capitale nominale a 100 e, per i titoli che lo prevedono, il premio fedeltà riservato ai sottoscrittori che non vendono anticipatamente.
MONDO. Bond globali in caduta: costi di finanziamento ai massimi da decenniI mercati obbligazionari mondiali stanno vivendo una fase di forte tensione, con i rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza saliti ai livelli più alti da decenni. Come riporta Bloomberg, i titoli con scadenze più lunghe sono diventati il punto focale delle preoccupazioni degli investitori, che spaziano dall'inflazione persistente al boom di debito legato agli investimenti nell'intelligenza artificiale, con conseguenze dirette sui governi, ora costretti a pagare tassi di interesse più elevati per finanziarsi.
Il fenomeno riguarda praticamente tutte le principali economie. Negli Stati Uniti, il rendimento dei Treasury trentennali è salito questa settimana al livello più alto dal 2007, toccando il 5,34%. In Francia i costi di finanziamento hanno raggiunto il picco più alto dal 2008, mentre in Germania il rendimento del Bund decennale ha toccato quota vicina al 3,21%, un livello che non si vedeva dal 2011. Nel Regno Unito i rendimenti dei gilt si stanno avvicinando al 6%, mentre in Giappone i titoli di pari scadenza sono prossimi ai massimi storici, con il decennale giapponese salito a circa il 2,95%, il valore più alto in trent'anni.
Secondo quanto emerso dalle analisi di mercato, tra le cause principali di questa impennata ci sono il rialzo dei prezzi del petrolio, tornato sopra i 90 dollari al barile dopo il dissolversi delle speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, e le crescenti preoccupazioni per i deficit pubblici di molte delle maggiori economie mondiali. In Giappone pesano inoltre le attese di un possibile rialzo dei tassi da parte della banca centrale già a partire da settembre.
Un elemento nuovo, sottolineato dagli analisti, riguarda la concorrenza tra debito pubblico e debito privato: le grandi aziende tecnologiche stanno emettendo enormi quantità di obbligazioni per finanziare le infrastrutture legate all'intelligenza artificiale, competendo con i governi per attirare gli stessi investitori proprio nel momento in cui gli Stati hanno più bisogno di collocare il proprio debito. Questa sovrapposizione di esigenze di finanziamento sta contribuendo a spingere verso l'alto il costo del denaro per tutti.
L'aumento dei rendimenti obbligazionari ha ripercussioni dirette sull'economia reale: comporta condizioni finanziarie più restrittive, rende più costosi i prestiti per famiglie e imprese e mette sotto pressione le valutazioni dei mercati azionari. Negli Stati Uniti, ad esempio, anche il rendimento del Treasury decennale, che influenza in modo diretto i tassi sui mutui, è salito al 4,74%, avvicinandosi ai massimi registrati durante l'attuale amministrazione. Le tensioni sui mercati obbligazionari si stanno già riflettendo anche su quelli azionari, con diversi indici in flessione nelle ultime sedute.
ITALIA. IVASS oscura 3 siti web abusivi di assicurazioni: quota a 389L'IVASS, l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, ha disposto l'oscuramento di tre nuovi siti internet che offrivano abusivamente servizi e prodotti assicurativi, senza le autorizzazioni previste dalla legge. Come riporta Teleborsa, si tratta dei portali rca.assicurazioneroma.it, rc.assicurazioneroma.it e assi-ventimiglia.allianzcostacalabrese.it.
Le operazioni di oscuramento vengono materialmente eseguite dai provider internet attivi sul territorio italiano e, per motivi tecnici legati alla rete, potrebbero richiedere alcuni giorni prima di diventare pienamente efficaci, come precisato dalla stessa Autorità di vigilanza.
Con questo nuovo provvedimento sale a 389 il numero complessivo dei siti abusivi oscurati dall'IVASS da novembre 2023, mese in cui l'Istituto ha iniziato a esercitare questo specifico potere, introdotto per contrastare l'attività assicurativa svolta senza le necessarie iscrizioni nei registri ufficiali.
L'Istituto rinnova l'invito alla prudenza rivolto ai cittadini che intendono sottoscrivere una polizza online. In particolare, IVASS raccomanda di diffidare da proposte di acquisto che prevedono contatti tramite messaggistica veloce, come WhatsApp o messaggi telefonici, e da richieste di pagamento effettuate con carte di credito prepagate, strumenti spesso utilizzati in schemi fraudolenti perché difficili da tracciare.
L'Autorità consiglia inoltre di diffidare sempre dai siti che non risultano inclusi nelle liste ufficiali degli intermediari assicurativi e delle imprese di assicurazione sottoposte alla sua vigilanza, verificabili direttamente sul portale dell'Istituto prima di versare qualunque somma di denaro.
U.E.. E se l'Ai fosse una bolla? BCELa Bce mette in guardia sull’intelligenza artificiale. E se l’AI fosse una bolla? È la domanda - il dubbio - instillato da un post pubblicato sul blog della Banca centrale europea. Un’analisi - firmata Malin Andersson, Johannes Breckenfelder, Stefano Corradin, Kalin Nikolov e Maria Antonietta Viola - che pone questioni attuali, e che ritiene probabile una correzione delle attuali valutazioni azionarie. Da Francoforte arriva l’allarme: se le azioni crolleranno, l’area euro non ne uscirebbe indenne: famiglie esposte per 440 miliardi al tech Usa.
AUSTRIA. Multa a Bitpanda di 70.000 euro per violazioni del regolamento MiCAL'autorità di vigilanza finanziaria austriaca (FMA) ha comminato una multa da 70.000 euro alla piattaforma di crypto-asset Bitpanda GmbH per violazioni del regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets). La decisione, resa pubblica venerdì 14 agosto, rappresenta la prima sanzione definitiva e vincolante pubblicata dalla FMA nell'ambito di questo quadro normativo. Come riportato da CoinTelegraph, il provvedimento è ora definitivo.
Le infrazioni accertate riguardano le regole in materia di white paper e comunicazioni di marketing previste dal MiCA. In base all'articolo 8 del regolamento, i fornitori di servizi su crypto-asset sono tenuti a presentare il white paper relativo a un crypto-asset alla competente autorità nazionale almeno 20 giorni lavorativi prima della sua pubblicazione: Bitpanda non ha rispettato tale scadenza. L'FMA ha richiamato specificamente gli articoli 8(1) e 8(5) del MiCA nella propria decisione.
A ciò si è aggiunta una seconda violazione: la società ha diffuso materiale promozionale relativo al crypto-asset prima ancora di aver pubblicato il white paper obbligatorio. Una comunicazione di marketing risultava inoltre priva delle avvertenze obbligatorie — tra cui quella che nessuna autorità europea aveva esaminato o approvato il materiale e che la responsabilità del contenuto ricadeva esclusivamente sull'emittente — e mancava dei recapiti di contatto richiesti, come numero di telefono e indirizzo email.
La FMA ha precisato che la sanzione non riguarda i fondi dei clienti, né mette in discussione l'autorizzazione di Bitpanda a operare in Austria. Il procedimento si è concluso tramite una procedura accelerata. La stessa FMA ha tenuto a sottolineare che la pubblicazione del caso non conferisce all'azienda o alle violazioni alcuno status particolare.
Va ricordato che Bitpanda è tutt'altro che una realtà marginale: l'exchange con sede a Vienna aveva già ottenuto la licenza MiCA dalla tedesca BaFin nel gennaio 2025 e dalla stessa FMA austriaca nell'aprile 2025. La sanzione arriva poche settimane dopo la scadenza, il 1° luglio 2026, del periodo transitorio previsto per il recepimento integrale del MiCA nell'Unione Europea. Bitpanda ha dichiarato di aver corretto le irregolarità a seguito dell'intervento dell'FMA, definendo la questione come attinente a tempistiche e aspetti formali, non alla sostanza delle comunicazioni.
USA. 742 miliardi in titoli del Tesoro in una settimana, rendimenti ai massimi da decenniIl governo degli Stati Uniti ha collocato 742 miliardi di dollari in titoli del Tesoro nell'arco di una singola settimana, distribuiti su nove aste distinte. Come riporta Wolf Street, di questa cifra 585 miliardi erano Treasury bill a breve scadenza (da 4 a 26 settimane), suddivisi in sei aste, tre delle quali hanno superato i 100 miliardi ciascuna. La gran parte di questi titoli è stata emessa per sostituire T-bill in scadenza.
I restanti 157 miliardi riguardavano invece strumenti a più lungo termine: note a 3 e 10 anni e obbligazioni trentennali. Ed è proprio sui rendimenti di questi ultimi che si concentra l'attenzione degli analisti: i titoli decennali sono stati aggiudicati al rendimento più alto dal 2007, mentre i trentennali hanno raggiunto il livello più elevato addirittura dal 2001. L'asta dei bond a 30 anni ha registrato un tasso del 5,216%, un dato che non si vedeva da un quarto di secolo.
Questi livelli di rendimento preoccupano apertamente il Segretario al Tesoro Scott Bessent, tanto da spingerlo ad adottare misure indirette per contenere la pressione sul mercato obbligazionario. Secondo Wolf Street, Bessent ha cercato di sostenere lo yen giapponese proprio per evitare che le autorità di Tokyo fossero costrette a vendere titoli del Tesoro americano — operazione che avrebbe ulteriormente spinto i rendimenti verso l'alto. Il timore era che le vendite nipponiche di Treasury, necessarie per raccogliere dollari con cui acquistare yen e sostenerne il tasso di cambio, potessero aggravare ulteriormente le già tese condizioni del mercato obbligazionario.
A titolo di esempio, il Dipartimento del Tesoro ha recentemente pagato 54 centesimi per ogni dollaro di valore nominale per riacquistare bond trentennali originariamente emessi nel febbraio 2021 a un rendimento dell'1,93%. La forbice tra il rendimento di allora e quello attuale illustra in modo plastico come il costo del debito pubblico americano si sia trasformato nel giro di pochi anni.
Sul mercato secondario, gli operatori reagiscono principalmente ai timori sull'inflazione, sulla politica monetaria della Federal Reserve e sull'accumulo crescente di debito federale: un'offerta sempre più abbondante di nuovi titoli tende a richiedere rendimenti più elevati per generare domanda sufficiente. La Fed, dal canto suo, non ha contribuito ad allentare la tensione: avendo tagliato i tassi nel 2024 nonostante l'inflazione ancora elevata, e avendo proseguito con ulteriori riduzioni a fine 2025 mentre i prezzi tornavano ad accelerare, ha di fatto inviato segnali contraddittori al mercato, che li ha scontati in una maggiore incertezza sulle scadenze lunghe.
ITALIA. Il debito pubblico italiano volaIl debito pubblico italiano vola, apparentemente senza freni, ma incontra sempre di più l’interesse degli investitori internazionali: è il messaggio in chiaroscuro che traspare dal rapporto «Finanza pubblica: fabbisogno e debito» appena diffuso dalla Banca d’Italia. Nel mese di giugno il debito riferibile alla nostra Pa è ulteriormente lievitato di 26,2 miliardi per attestarsi così a 3.207,2 miliardi, segnando così un nuovo record assoluto.
Ma una quota in costante aumento di tale ammontare - il 35,9% a fine maggio, secondo i dati più recenti a disposizione- prende la via dell’estero ed è detenuta presso soggetti non residenti: un’indicazione che, se non altro, testimonia la capacità che l’Italia conserva di attirare investitori sul mercato e di alleviare quindi l’onere determinato dalla gestione delle finanze.
U.E.. MiCA in vigore: come cambia il mercato crypto in Europa dopo il 1° luglioIl 1° luglio 2026 ha segnato una svolta definitiva per il mercato delle criptovalute nell'Unione Europea: il periodo transitorio del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets, Regolamento UE 2023/1114) è scaduto, e da quel momento solo gli operatori in possesso di una licenza CASP (Crypto-Asset Service Provider) possono offrire legalmente servizi ai clienti europei. Come riporta BeInCrypto, a oltre quaranta giorni dall'entrata in piena operatività del regolamento, il settore mostra i primi segnali concreti di adattamento — e anche di drastica riduzione.
Secondo i dati del registro CASP aggiornato a fine luglio 2026, solo 16 delle prime 100 piattaforme di scambio al mondo per volumi trattati risultano in possesso di una licenza MiCA. Il mercato europeo si è dunque concentrato intorno a un gruppo ristretto di operatori autorizzati — tra cui Bitvavo, Bitpanda, Kraken, Coinbase, Crypto.com, OKX, Bitstamp e Revolut — che ora possono operare in tutti i Paesi dell'Area Economica Europea grazie al meccanismo del "passaporto unico" europeo. La Germania detiene circa il 30% di tutte le autorizzazioni MiCA con 53 entità licenziate, seguita dai Paesi Bassi (25), dalla Francia (13) e da Malta (12).
Il caso più emblematico è quello di Binance, la più grande piattaforma di scambio al mondo per volumi. Dopo aver ritirato la propria domanda di licenza in Grecia il 24 giugno — a pochi giorni dalla scadenza — la società ha comunicato agli utenti di Polonia, Italia, Spagna e Francia la sospensione dei nuovi accessi, dei depositi e dei prodotti di staking a partire dal 1° luglio 2026. Binance ha assicurato che i fondi dei clienti restano al sicuro e che intende ripresentare domanda attraverso un altro Stato membro dell'UE.
Sul fronte delle stablecoin, la situazione è altrettanto significativa. Tether (USDT), la stablecoin più utilizzata al mondo, non ha ottenuto l'autorizzazione prevista dal MiCA e ha dichiarato di non avere intenzione di richiederla. Di conseguenza, le principali piattaforme autorizzate hanno progressivamente rimosso o limitato il trading di USDT per i clienti europei. Le stablecoin conformi al MiCA attualmente disponibili nel mercato UE sono USDC di Circle e EURCV di Société Générale. Tether aveva già subito delistaggi anticipati: Coinbase aveva rimosso USDT per gli utenti dell'Area Economica Europea già a dicembre 2024, Crypto.com a gennaio 2025, Binance a marzo 2025.
I costi di conformità rappresentano un ostacolo rilevante, soprattutto per le realtà più piccole: ottenere un'autorizzazione CASP richiede tra 250.000 e 500.000 euro, il che ha spinto la maggior parte delle piccole imprese crypto europee a scegliere l'uscita dal mercato. Chi opera senza licenza si trova davanti a cinque strade: ottenere l'autorizzazione, cessare l'attività, avviare una liquidazione ordinata, trasferire i clienti a un CASP autorizzato, oppure fondersi con un soggetto già titolare di licenza. L'Autorità francese dei mercati finanziari (AMF) ha avvertito che operare senza autorizzazione espone le imprese a sanzioni penali.
Circa il 70% delle transazioni crypto degli utenti europei avviene già su piattaforme conformi al MiCA. Sul fronte istituzionale, la chiarezza normativa sta producendo effetti positivi: gli investimenti istituzionali in criptovalute in Europa sono aumentati del 50% su base annua nel 2025. La Banca Centrale Europea ha tuttavia lanciato un avvertimento: secondo il membro del Comitato Esecutivo BCE Piero Cipollone, stablecoin come USDT e USDC potrebbero sottrarre progressivamente depositi alle banche commerciali, minacciando il modello tradizionale di raccolta. Questo scenario alimenta la riflessione sull'opportunità di accelerare il progetto dell'euro digitale.
Resta aperto il tema dell'applicazione uniforme del regolamento tra i diversi Paesi membri: dieci Stati dell'UE, tra cui Italia, Polonia e Romania, non hanno ancora rilasciato alcuna licenza MiCA a operatori crypto. La vera sfida — secondo gli operatori del settore — non era ottenere l'autorizzazione, ma gestire la fase successiva: applicazione coerente da parte delle autorità nazionali, consolidamento del mercato e revisione del regolamento stesso, il cui processo è stato aperto a maggio 2026.
ITALIA. BCE lancia l'allerta in Italia: truffe con nome e logo dell'istituzioneLa Banca Centrale Europea ha diramato un avviso formale rivolto ai risparmiatori italiani: in Italia sono attivi truffatori che si spacciano per il Sistema europeo di vigilanza finanziaria, utilizzando abusivamente il nome e il logo dell'istituzione per sottrarre denaro ai cittadini. Come riporta Money.it, la BCE ha anche pubblicato un apposito manuale di istruzioni per aiutare il pubblico a riconoscere e contrastare queste frodi.
Secondo l'avviso della BCE, i criminali contattano le persone tramite telefono o posta elettronica, sostenendo falsamente che le vittime debbano versare tasse o commissioni per coprire presunte perdite nel trading online. L'istituzione chiarisce con forza che il Sistema europeo di vigilanza finanziaria non richiede mai pagamenti di questo tipo, e invita chi riceve tali comunicazioni a non rispondere e a segnalarle immediatamente alle forze dell'ordine.
Le modalità delle frodi sono molteplici. In alcuni casi i truffatori si fingono dipendenti della BCE; in altri utilizzano numeri di telefono o indirizzi email costruiti in modo da sembrare autentici. Sul fronte delle email sospette, la BCE consiglia di non aprire allegati, non seguire link e non aderire a nessun invito o campagna contenuta nel messaggio. Per le telefonate non richieste provenienti da numeri che iniziano con +49 69 1344 — il prefisso della BCE — o da indirizzi email apparentemente istituzionali, il vademecum è netto: non fornire alcun dato personale né informazione finanziaria.
L'allerta si estende anche ai canali social e ai siti web contraffatti. La BCE segnala che i truffatori possono creare profili falsi attribuiti a membri del direttorio dell'istituzione, oppure siti che ne imitano l'aspetto e promuovono finti schemi di investimento. Su questo punto, la BCE ricorda un principio fondamentale: l'istituzione, come le altre banche centrali dell'eurosistema, non promuove mai investimenti di alcun tipo.
Particolarmente rilevante è il ruolo crescente dell'intelligenza artificiale in queste frodi. La BCE rileva che la tecnologia viene ormai attivamente impiegata per confezionare siti internet, videochiamate e telefonate fraudolente che appaiono credibili e sembrano provenire dall'istituzione stessa, ma che in realtà celano tentativi di truffa.
Per chi volesse verificare l'autenticità di una comunicazione ricevuta, sul portale della BCE è disponibile un modulo di richiesta di verifica in 24 lingue dell'Unione europea, oltre a un video esplicativo sulle frodi più diffuse.
U.E.. Binance sospende il trading in Francia e altri paesi UE: manca la licenza MiCABinance, il più grande exchange di criptovalute al mondo per volumi di scambio, ha sospeso i propri servizi di trading in diversi paesi dell'Unione Europea a partire dal 1° luglio 2026, dopo non essere riuscita a ottenere la licenza prevista dal regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) entro la scadenza fissata dall'UE. Come riporta FinanceFeeds, i mercati colpiti includono Francia, Italia, Polonia e Spagna.
In un'e-mail inviata ai clienti francesi, Binance ha comunicato che la propria entità locale non è più in grado di accettare nuovi iscritti e che dal 1° luglio 2026 non fornirà più servizi relativi alle cripto-attività in Francia. Analoga comunicazione è stata inviata agli utenti degli altri paesi interessati. Gli asset dei clienti rimangono accessibili: le uniche operazioni consentite sono il prelievo e la vendita delle posizioni esistenti, mentre lo spot trading, il trading a margine e i futures sono stati disabilitati.
Il regolamento MiCA, entrato in vigore nel 2024, ha stabilito un quadro normativo comune a livello europeo per il trading di cripto-attività, introducendo obblighi in materia di protezione degli investitori e di antiriciclaggio. Le società del settore avevano tempo fino al 30 giugno 2026 per ottenere l'autorizzazione da un regolatore nazionale di uno Stato membro — una scadenza che la stragrande maggioranza degli operatori non è riuscita a rispettare: l'UE ha rilasciato appena 244 licenze valide su circa 3.000 domande presentate.
Il sistema MiCA prevede il cosiddetto "passaporto europeo": una licenza ottenuta in un singolo Stato membro consente di operare in tutti e 27 i paesi del blocco. Binance aveva inizialmente avviato il processo di autorizzazione in Grecia, attraverso la Hellenic Capital Market Commission, ma ha ritirato la domanda il 24 giugno — pochi giorni prima della scadenza — dopo che, secondo alcune ricostruzioni, supervisori europei avrebbero privatamente sconsigliato alle autorità nazionali di approvare la richiesta, citando preoccupazioni legate alla conformità in materia di criminalità finanziaria. Binance ha tuttavia respinto questa versione dei fatti.
L'AMF francese (Autorité des Marchés Financiers) ha già chiarito che i fornitori non autorizzati rischiano avvertimenti pubblici, inserimento in liste nere e misure di blocco dei siti web qualora continuino a operare senza permesso. L'ESMA, dal canto suo, ha stabilito che gli operatori privi di licenza devono sospendere l'apertura di nuovi conti, bloccare qualsiasi attività promozionale verso clienti UE e limitarsi alle sole operazioni necessarie per liquidare le posizioni esistenti.
La Francia era uno dei mercati europei più rilevanti per Binance, con circa 2 milioni di utenti registrati. L'exchange ha dichiarato di puntare ancora al mercato europeo e di essere "fiduciosa di ottenere una licenza MiCA nei prossimi mesi", annunciando che renderà noto il paese membro scelto a tempo debito. Nel frattempo, la lacuna lasciata da Binance ha aperto uno spazio competitivo per i concorrenti già in regola: Coinbase — che ha ottenuto la licenza MiCA nel 2025 — e OKX hanno lanciato campagne promozionali rivolte agli utenti europei rimasti senza piattaforma.
MONDO. Finfluencer su TikTok: i consigli finanziari per i giovani sono affidabili?I cosiddetti finfluencer — gli influencer che dispensano consigli finanziari sui social media — stanno diventando una fonte di riferimento sempre più diffusa tra i giovani investitori, soprattutto attraverso TikTok. Ma quanto ci si può fidare di questi contenuti? Come riporta Euronews, la questione è al centro di un crescente dibattito tra esperti e autorità di regolamentazione finanziaria.
Secondo un'indagine condotta nel 2024 dalla BaFin, l'autorità di vigilanza finanziaria tedesca, più della metà degli investitori appartenenti alle generazioni Millennial e Gen Z considera i social media una fonte affidabile di informazioni finanziarie, e il 60% li vede come una valida alternativa alla consulenza professionale. Ulf Linke, esperto di tutela dei consumatori presso la BaFin, ha dichiarato che l'autorità registra una "chiara tendenza" verso la circolazione di consigli di investimento sui social media, con una concentrazione particolarmente marcata tra i più giovani.
Il fenomeno non è privo di rischi. Un'analisi di BrokerChooser ha rilevato che oltre il 93% dei video a tema trading su TikTok è potenzialmente fuorviante o dannoso, con i finfluencer che raramente incoraggiano il pubblico a effettuare verifiche autonome. Negli Stati Uniti, uno studio del CFA Institute e di FINRA ha evidenziato che solo il 20% dei contenuti con raccomandazioni di investimento includeva qualsiasi forma di avvertenza o trasparenza sui possibili conflitti di interesse.
Sul fronte europeo, ad aprile il Parlamento europeo ha approvato un documento che chiede l'introduzione di standard minimi per i finfluencer, citando espressamente rischi come la pubblicità occulta, le affermazioni ingannevoli, le truffe e i contenuti finanziari generati dall'intelligenza artificiale. Secondo gli eurodeputati, i social media sono ormai diventati una fonte "primaria" di informazione finanziaria per molti giovani. Anche l'ESMA, l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, ha pubblicato linee guida specifiche per i finfluencer, ricordando che le norme sulle raccomandazioni di investimento si applicano anche a chi opera attraverso i social.
Gli esperti mettono in guardia su alcuni segnali d'allarme da tenere a mente quando si fruisce di questo tipo di contenuti. Linke indica che un creator affidabile dovrebbe sempre identificarsi con nome e cognome, fornire recapiti verificabili, dichiarare eventuali conflitti di interesse e spiegare le proprie qualifiche professionali. In assenza di queste informazioni, secondo l'esperto, non si dovrebbe riporre fiducia nei consigli ricevuti. È opportuno inoltre diffidare di chi promette rendimenti elevati senza illustrare i rischi connessi, e non cedere alla pressione emotiva o alla paura di perdere un'opportunità di guadagno.
USA. Corsa dei big dell’intelligenza artificiale a emettere bond per finanziare i piani di crescitaCorsa dei big dell’intelligenza artificiale a emettere bond per finanziare i piani di crescita impatta direttamente sul debito americano. Per il 2026 è attesa l’emissione di obbligazioni legate all’AI per 300 miliardi di dollari (360 miliardi in termini di “10 year equivalent”), un valore pari all’1% circa del Pil Usa. Secondo gli studi della Fed, una montagna di emissioni investment grade di questo tipo può implicare il rialzo di circa 10 punti base sul rendimento del Treasury decennale e uno ancora maggiore sui trentennali.
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