Domenica 7 giugno 2026
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Allarme cibi ultra-processati, Lancet chiede riforme

MONDO
Notizia ·
Una serie di tre articoli pubblicata su The Lancet mette in evidenza come la diffusione mondiale degli alimenti ultra-processati (UPF) rappresenti una minaccia crescente per la salute pubblica.
Il lavoro, firmato da 43 esperti internazionali, documenta l'aumento costante della quota di UPF nelle diete globali, l'associazione con patologie croniche e la necessita' di interventi politici coordinati per contrastare l'influenza dell'industria alimentare e migliorare l'accesso a cibi freschi e minimamente trasformati.
Gli UPF, definiti dal sistema Nova, sono prodotti composti da ingredienti industriali come oli idrogenati, sciroppi di glucosio-fruttosio, isolati proteici e additivi cosmetici.
La Serie mostra come questi alimenti stiano sostituendo modelli dietetici tradizionali e riducendo la qualita' nutrizionale in tutto il mondo.
Indagini condotte in piu' Paesi indicano aumenti significativi: in Spagna la quota di UPF e' triplicata (11%32%) in trent'anni, mentre in Cina e' piu' che raddoppiata (4%10%). In Brasile e Messico e' cresciuta dal 10% al 23% nell'arco di quattro decenni. Stati Uniti e Regno Unito mantengono livelli superiori al 50%.
Una revisione sistematica di 104 studi a lungo termine, condotta per la Serie, trova che 92 lavori riportano un maggior rischio associato a uno o piu' esiti negativi di salute. Le meta-analisi evidenziano collegamenti significativi con dodici condizioni, tra cui obesita', diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, depressione e mortalita' per tutte le cause.
Gli autori riconoscono la necessita' di ulteriori ricerche, ma sostengono che le evidenze attuali giustificano interventi immediati.

Il secondo articolo della Serie delinea un pacchetto di politiche per ridurre la produzione, la promozione e il consumo di UPF.
Tra le misure indicate figurano etichette nutrizionali che includano marcatori di ultra-processamento, restrizioni pubblicitarie - soprattutto online e verso i minori -, limitazioni sugli spazi dedicati nei supermercati e il divieto di UPF in scuole e ospedali.
Un caso emblematico e' il programma scolastico brasiliano, che entro il 2026 richiedera' che il 90% degli alimenti serviti sia fresco o minimamente trasformato.
Gli autori sottolineano che la regolamentazione deve accompagnarsi a politiche che migliorino l'accessibilita' economica ai cibi freschi, anche tramite tasse selettive sugli UPF da reinvestire in sussidi alimentari.

Il terzo articolo evidenzia come l'industria degli UPF, con vendite globali di 1,9 trilioni di dollari, eserciti un'influenza politica significativa, ostacolando regolamenti attraverso lobby, finanziamenti e contenziosi.
Gli studiosi richiamano la necessita' di una risposta simile a quella adottata contro l'industria del tabacco, con protezione dei processi decisionali, fine dei rapporti tra industria e organizzazioni sanitarie e la costruzione di una rete globale di advocacy. Secondo gli autori, affrontare l'impatto degli UPF richiede una trasformazione dei sistemi alimentari, capace di valorizzare produttori locali, tradizioni culturali, equita' di genere e benefici economici per le comunita'.
Il lavoro sostiene che, senza un'azione coordinata, la crescente centralita' degli UPF continuera' a favorire l'aumento di obesita', diabete e problemi di salute mentale, mentre un percorso alternativo e' possibile grazie a regolamentazioni efficaci e alimenti sani accessibili a tutti. (AGI)

 
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