Balneari e spiagge occupate. Spuntano emendamenti di maggioranza: più soldi agli uscenti e limiti per le multinazionali
Dopo l'accordo con Bruxelles messo nero su bianco dal decreto Infrazioni - concessioni per arrivare fino a settembre 2027, risarcimenti limitati agli investimenti fatti negli ultimi cinque anni e non ancora ammortizzati - il centrodestra torna all'assalto provando ad ampliare le maglie del provvedimento
Soldi in più ai gestori uscenti degli stabilimenti e la possibilità di mantenere la concessione quanto più a lungo dopo l’esito delle gare. Dalle file del centrodestra parte l’ultimo assalto a favore dei balneari, contro la liberalizzazione delle spiagge e la necessità per il Paese di adeguarsi una volta per tutte alla direttiva Bolkestein. Il decreto Infrazioni licenziato dal governo a inizio settembre ha provato a mettere un punto fermo su una questione che proroga dopo proroga si porta avanti da quattordici anni e ha così scongiurato il deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia Ue. L’accordo con Bruxelles prevede che le concessioni potranno arrivare fino a settembre 2027, poi scatteranno i bandi. I titolari degli stabilimenti avranno inoltre diritto a risarcimenti, limitati agli investimenti fatti negli ultimi cinque anni e non ancora ammortizzati.
Su questo schema i deputati di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia tentano di dare un ultimo contentino ai balneari, categoria blandita per anni e in più campagna elettorali con l’impegno a non fare gare e tentare di spostare in là nel tempo la scadenza delle concessioni, anche contro il giudizio della Consulta e del Consiglio di Stato per i quali la liberalizzazione sarebbe dovuta scattare già a fine 2023.
Ecco quindi spuntare una serie di emendamenti nel faldone delle proposte di modifica al decreto ora in discussione in commissione Finanze e Giustizia di Palazzo Madama. Il Carroccio prova a guadagnare tempo. All’articolo che fissa al 30 settembre 2027 l’efficacia delle concessioni intende aggiungere una postilla: “ e comunque fino alla data di rilascio di nuovi provvedimenti concessori”. Di concerto con i meloniani, tra i quali il capogruppo in commissione Finanze, Saverio Congedo, e Riccardo Zucconi, la Lega prova a inserire nel calcolo degli indennizzi anche l’avvio dell’attività d’impresa e gli investimenti in beni “materiali e immateriali”. Entrambi i partiti contano inoltre di strappare una quota più sostanziosa dell’anticipo che i concessionari entranti dovranno dare agli uscenti come forma di ristoro. Il decreto parla del 20%, i deputati provano ad alzare l’asticella al 50%. Tra le proposte anche un timido tentativo di inserire il diritto di prelazione per i concessionari uscenti in caso di parità di offerta, ma proprio sulla prelazione la Ue ha detto no al momento delle trattative. Per ovviare spunta quindi la norma anti-multinazionali, spauracchio sollevato per opporsi alle gare, paventando il rischio che le grandi catene internazionali possano prendersi i litorali italiani. L’idea per fermarli è mettere un limite al numero di concessioni da assegnare a un unico soggetto.
(Andrea Pira su HuffPost del 07/10/2024)
Soldi in più ai gestori uscenti degli stabilimenti e la possibilità di mantenere la concessione quanto più a lungo dopo l’esito delle gare. Dalle file del centrodestra parte l’ultimo assalto a favore dei balneari, contro la liberalizzazione delle spiagge e la necessità per il Paese di adeguarsi una volta per tutte alla direttiva Bolkestein. Il decreto Infrazioni licenziato dal governo a inizio settembre ha provato a mettere un punto fermo su una questione che proroga dopo proroga si porta avanti da quattordici anni e ha così scongiurato il deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia Ue. L’accordo con Bruxelles prevede che le concessioni potranno arrivare fino a settembre 2027, poi scatteranno i bandi. I titolari degli stabilimenti avranno inoltre diritto a risarcimenti, limitati agli investimenti fatti negli ultimi cinque anni e non ancora ammortizzati.
Su questo schema i deputati di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia tentano di dare un ultimo contentino ai balneari, categoria blandita per anni e in più campagna elettorali con l’impegno a non fare gare e tentare di spostare in là nel tempo la scadenza delle concessioni, anche contro il giudizio della Consulta e del Consiglio di Stato per i quali la liberalizzazione sarebbe dovuta scattare già a fine 2023.
Ecco quindi spuntare una serie di emendamenti nel faldone delle proposte di modifica al decreto ora in discussione in commissione Finanze e Giustizia di Palazzo Madama. Il Carroccio prova a guadagnare tempo. All’articolo che fissa al 30 settembre 2027 l’efficacia delle concessioni intende aggiungere una postilla: “ e comunque fino alla data di rilascio di nuovi provvedimenti concessori”. Di concerto con i meloniani, tra i quali il capogruppo in commissione Finanze, Saverio Congedo, e Riccardo Zucconi, la Lega prova a inserire nel calcolo degli indennizzi anche l’avvio dell’attività d’impresa e gli investimenti in beni “materiali e immateriali”. Entrambi i partiti contano inoltre di strappare una quota più sostanziosa dell’anticipo che i concessionari entranti dovranno dare agli uscenti come forma di ristoro. Il decreto parla del 20%, i deputati provano ad alzare l’asticella al 50%. Tra le proposte anche un timido tentativo di inserire il diritto di prelazione per i concessionari uscenti in caso di parità di offerta, ma proprio sulla prelazione la Ue ha detto no al momento delle trattative. Per ovviare spunta quindi la norma anti-multinazionali, spauracchio sollevato per opporsi alle gare, paventando il rischio che le grandi catene internazionali possano prendersi i litorali italiani. L’idea per fermarli è mettere un limite al numero di concessioni da assegnare a un unico soggetto.
(Andrea Pira su HuffPost del 07/10/2024)
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