Cassazione: crocefisso in aula, per verdetto tempi lunghi
E' stata discussa stamani dalla Cassazione in camera di consiglio, senza la presenza degli avvocati, il ricorso assegnato alle Sezioni Unite in quanto questione di "particolare importanza" e relativo al ricorso di un docente, F.C., dell' Istituto professionale di Stato 'Alessandro Casagrande' che si trova in Umbria, contro la sanzione disciplinare della sospensione dall'insegnamento per 30 giorni inflittagli dall'Ufficio scolastico provinciale il 16 febbraio 2009. L'esito della decisione degli ermellini sara' nota solo con il deposito delle motivazioni della sentenza, il tempo canonico e' di 30 giorni ma puo' essere anche dilatato. Al prof 'laico' - che si e' rivolto alla Cassazione contro la conferma della sanzione, come stabilito dalla Corte di Appello di Perugia nel 2014 - il dirigente scolastico aveva imposto " di attenersi al deliberato dell'assemblea degli studenti" che prevedeva che in un'aula di terza "rimanesse affisso durante le lezioni un crocefisso". Il docente, invece, in base a quanto riassume l'ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite inviata dalla Sezione lavoro, "invocando la liberta' di insegnamento e di coscienza in materia religiosa, aveva sistematicamente rimosso il simbolo prima di iniziare la lezione, ricollocandolo al suo posto solo al termine della stessa, ed aveva anche proferito frasi ingiuriose nei confronti del dirigente, che pretendeva il rispetto delle disposizioni impartire in conformita' al deliberato dell'assemblea di classe". Ad avviso della Corte di Appello, la disposizione del preside non era discriminatoria "perche' l'ordine di servizio era stato indirizzato all'intero corpo docente e, quindi, non era stata realizzata alcuna disparita' di trattamento". Inoltre, i magistrati perugini hanno ricordato che secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo il simbolo del crocefisso "e' essenzialmente passivo e la sua esposizione nel luogo di lavoro cosi' come e' stata ritenuta non idonea ad influenzare la psiche degli allievi, a maggior ragione non e' sufficiente a condizionare e comprimere la liberta' di soggetti adulti e ad ostacolare l'esercizio della funzione docente". Fin qui l'esposizione dei fatti, in attesa di sapere come decideranno le Sezioni Unite nel bilanciare i diversi principi in campo, tra i quali quello della laicita' dello Stato e il diritto antidiscriminatorio. (ANSA).ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti