Colombia. Le solite ostinate 800 tonnellate di cocaina
Intervento al vetriolo quello di Rafael Orduz, pubblicato ieri dal settimanale El Espectador: "800 ostinate tonnellate". Tra l'ironia e la sconsolante osservazione della realta' nella produzione di droghe illegali in Colombia, tutto ruota intorno alla cifra delle 800 tonnellate, ovvero la quantita' di cocaina richiesta dal mercato mondiale e prodotta dalla regione andina. La cifra e' la stessa da circa 10 anni, cosi' come e' la stessa la superficie destinata alla coltivazione di foglia di coca nei tre Paesi piu' colpiti dal fenomeno: Peru', Colombia e Bolivia, ovvero circa 210 mila ettari. Lo spunto per Orduz e' l'ultimo rapporto Onu che parla di un "successo" per una riduzione di coltivazioni dai 163.289 ettari del 2001 ai 144.807 dl 2002.
"Nel 1992, per esempio, per produrre le 833 tonnellate di cocaina c'erano 211.500 ettari coltivati a coca, cosi' distribuiti: Peru', 129.100; Bolivia, 45.300; Colombia, 37.100. Il cambiamento, dieci anni dopo, suddivide cosi' la produzione regionale: ci sono, secondo l'Onu, 210.930 ettari, dei quali 144.807 (il motivo dell'euforia delle Nazioni Unite) in Colombia e il resto suddivise tra Bolivia e Peru', per riuscire a produrre il totale di 827 tonnellate di cocaina. Grandi cambiamenti in un decennio di fumigazioni di coltivazioni illegali, vista la domanda stagnante?", si chiede retoricamente Orduz.
"Un altro argomento che porta la Colombia al limite di un primato tragico e' quello dell'eroina. Dopo dieci anni di fumigazioni, l'area del 1992 coltivata a papavero da oppio, coincide con quella del 2001: 6.500 ettari. C'e' solo una differenza tra ieri e oggi, la scarsita' di offerta dell'Asia orientale, in parte in relazione al conflitto afghano. Le Nazioni Unite temono cosi', a ragione, che i trafficanti di eroina si vengano a sistemare dalle nostre parti. Con la profonda crisi del caffe', senza politiche lavorative e con il nostro meraviglioso clima, senza rivedere le politiche antidroga e con la responsabilita' internazionale, siamo molto attraenti per i maggiori capi di una altro fatidico affare per il nostro Paese".
"Nel 1992, per esempio, per produrre le 833 tonnellate di cocaina c'erano 211.500 ettari coltivati a coca, cosi' distribuiti: Peru', 129.100; Bolivia, 45.300; Colombia, 37.100. Il cambiamento, dieci anni dopo, suddivide cosi' la produzione regionale: ci sono, secondo l'Onu, 210.930 ettari, dei quali 144.807 (il motivo dell'euforia delle Nazioni Unite) in Colombia e il resto suddivise tra Bolivia e Peru', per riuscire a produrre il totale di 827 tonnellate di cocaina. Grandi cambiamenti in un decennio di fumigazioni di coltivazioni illegali, vista la domanda stagnante?", si chiede retoricamente Orduz.
"Un altro argomento che porta la Colombia al limite di un primato tragico e' quello dell'eroina. Dopo dieci anni di fumigazioni, l'area del 1992 coltivata a papavero da oppio, coincide con quella del 2001: 6.500 ettari. C'e' solo una differenza tra ieri e oggi, la scarsita' di offerta dell'Asia orientale, in parte in relazione al conflitto afghano. Le Nazioni Unite temono cosi', a ragione, che i trafficanti di eroina si vengano a sistemare dalle nostre parti. Con la profonda crisi del caffe', senza politiche lavorative e con il nostro meraviglioso clima, senza rivedere le politiche antidroga e con la responsabilita' internazionale, siamo molto attraenti per i maggiori capi di una altro fatidico affare per il nostro Paese".
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