Le crypto di Trump sono uno schema Ponzi: le accuse di Ben McKenzie
L'attore e documentarista Ben McKenzie torna ad attaccare il mondo delle criptovalute, questa volta prendendo di mira direttamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo quanto riporta The Economic Times, McKenzie sostiene che l'intero impero crypto costruito da Trump rappresenti il più grande schema Ponzi mai collegato alla Casa Bianca.
McKenzie, noto al grande pubblico per la serie televisiva "The O.C." e laureato in economia all'Università della Virginia, non è nuovo a queste posizioni. Già nel 2022, testimoniando davanti alla Commissione bancaria del Senato statunitense, aveva definito l'industria delle criptovalute il più grande schema Ponzi della storia, potenzialmente dieci volte più grande della truffa di Bernie Madoff. Ora, con il nuovo documentario "Everyone Is Lying to You for Money" — proiettato in anteprima al SXSW nel 2025 e distribuito nelle sale a partire dall'aprile 2026 — McKenzie aggiorna e radicalizza la sua tesi includendo le avventure crypto della famiglia Trump.
Al centro delle accuse vi è la meme coin $TRUMP: McKenzie, ospite del talk show di Bill Maher su HBO, ha affermato che potrebbero essere appena una ventina le persone che guadagnano davvero da quel token, mentre milioni di acquirenti comuni avrebbero perso il proprio denaro. Il meccanismo descritto è quello classico dello schema Ponzi: i profitti degli insider derivano dall'afflusso continuo di nuovi acquirenti, che finiscono inevitabilmente per rimettere i soldi investiti. La meme coin $TRUMP, ha ricordato McKenzie, ha perso circa il 96% del proprio valore rispetto ai massimi.
Il documentarista ha anche ricostruito la parabola di Trump rispetto al settore: nel 2021 il presidente definiva pubblicamente le criptovalute una truffa; poi, una volta compreso il potenziale di guadagno e il peso politico della lobby crypto, ha radicalmente invertito la rotta, lanciando la meme coin $TRUMP, la meme coin $MELANIA e il progetto World Liberty Financial insieme ai figli. Secondo Forbes, Trump avrebbe incassato finora circa 1,2 miliardi di dollari dalle sue iniziative crypto.
Le preoccupazioni di McKenzie non si limitano alle perdite degli investitori retail. Il documentario e le sue dichiarazioni pubbliche sollevano la questione del conflitto di interessi strutturale: un presidente che contemporaneamente emette token, beneficia del loro apprezzamento e definisce le politiche di regolamentazione del settore. Una posizione che, secondo il deputato democratico Al Green, componente della Commissione per i servizi finanziari della Camera, configura una situazione in cui il paese ha di fatto "legalizzato uno schema Ponzi" con la complicità diretta del capo dello Stato.
L'accusa di McKenzie si inserisce in un quadro più ampio di denunce politiche: il deputato Jamie Raskin, capogruppo democratico alla Commissione giudiziaria della Camera, ha pubblicato un rapporto in cui accusa Trump di aver trasformato la Casa Bianca in una macchina per fare soldi attraverso le criptovalute, con legami documentati con governi stranieri e soggetti accusati di frode. La Casa Bianca ha respinto tutte le accuse, ribadendo che né il presidente né la sua famiglia hanno mai operato in conflitto di interessi.