Educazione sessuale. In Parlamento si discute... a loro modo
Si accende lo scontro politico intorno al disegno di legge sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, durante la discussione in Aula, ha accusato le opposizioni di diffondere “falsità” sul testo, arrivando a gridare “vergognatevi” dai banchi del governo. L’espressione ha scatenato la bagarre a Montecitorio, con i deputati del Partito democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra che hanno chiesto un richiamo formale e le scuse del ministro.
Valditara, tornato a intervenire pochi minuti dopo, ha precisato che le sue parole “non avevano carattere personale ma politico”, aggiungendo di essere “dispiaciuto se qualcuno si è sentito offeso”. Ma lo scontro ha di fatto congelato l’esame del provvedimento, che avrebbe dovuto ottenere il primo via libera proprio nella giornata di martedì.
Cosa prevede la legge
Il disegno di legge introduce l’obbligo di consenso informato preventivo da parte dei genitori, o degli studenti se maggiorenni, per la partecipazione a qualsiasi attività didattica o progettuale che riguardi la sfera della sessualità. Il consenso dovrà essere espresso almeno sette giorni prima dello svolgimento delle attività e dovrà specificare obiettivi, contenuti, modalità e la presenza di eventuali esperti esterni.
Dopo le polemiche delle scorse settimane, la Lega ha ritirato l’emendamento più contestato – quello che avrebbe vietato ogni riferimento alla sessualità fino alle scuole medie – introducendo una versione più limitata che esclude tali attività solo per l’infanzia e la primaria, nel rispetto delle indicazioni nazionali già vigenti.
Le reazioni politiche
Le opposizioni hanno accusato il governo di voler “burocratizzare” l’educazione all’affettività, rendendola di fatto più difficile da attuare. “Parole indegne nei confronti del Parlamento”, ha detto Andrea Casu (Pd), mentre Marco Grimaldi (Avs) ha chiesto la sospensione dei lavori finché il ministro non avesse ritirato le sue accuse.
Valditara, da parte sua, ha difeso il provvedimento come uno strumento “per rafforzare il rispetto, l’empatia e il contrasto alla violenza di genere”, respingendo l’idea che limiti la lotta ai femminicidi. Ma la tensione resta alta, e il testo — simbolo di una nuova frattura culturale tra maggioranza e opposizione — dovrà ora affrontare un percorso parlamentare più accidentato del previsto.
(Euractiv.it - Alessia Peretti)
Valditara, tornato a intervenire pochi minuti dopo, ha precisato che le sue parole “non avevano carattere personale ma politico”, aggiungendo di essere “dispiaciuto se qualcuno si è sentito offeso”. Ma lo scontro ha di fatto congelato l’esame del provvedimento, che avrebbe dovuto ottenere il primo via libera proprio nella giornata di martedì.
Cosa prevede la legge
Il disegno di legge introduce l’obbligo di consenso informato preventivo da parte dei genitori, o degli studenti se maggiorenni, per la partecipazione a qualsiasi attività didattica o progettuale che riguardi la sfera della sessualità. Il consenso dovrà essere espresso almeno sette giorni prima dello svolgimento delle attività e dovrà specificare obiettivi, contenuti, modalità e la presenza di eventuali esperti esterni.
Dopo le polemiche delle scorse settimane, la Lega ha ritirato l’emendamento più contestato – quello che avrebbe vietato ogni riferimento alla sessualità fino alle scuole medie – introducendo una versione più limitata che esclude tali attività solo per l’infanzia e la primaria, nel rispetto delle indicazioni nazionali già vigenti.
Le reazioni politiche
Le opposizioni hanno accusato il governo di voler “burocratizzare” l’educazione all’affettività, rendendola di fatto più difficile da attuare. “Parole indegne nei confronti del Parlamento”, ha detto Andrea Casu (Pd), mentre Marco Grimaldi (Avs) ha chiesto la sospensione dei lavori finché il ministro non avesse ritirato le sue accuse.
Valditara, da parte sua, ha difeso il provvedimento come uno strumento “per rafforzare il rispetto, l’empatia e il contrasto alla violenza di genere”, respingendo l’idea che limiti la lotta ai femminicidi. Ma la tensione resta alta, e il testo — simbolo di una nuova frattura culturale tra maggioranza e opposizione — dovrà ora affrontare un percorso parlamentare più accidentato del previsto.
(Euractiv.it - Alessia Peretti)
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