Erdoğan ha regalato un revolver personalizzato a tutti i leader del vertice NATO

Con una mossa che è rapidamente diventata argomento di discussione negli ambienti diplomatici (e su internet), il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha regalato a ogni leader della NATO presente al 36º Vertice di Ankara un dono personalizzato: un revolver Sarsilmaz SR 38, prodotto in Turchia e inciso con il nome del destinatario, accompagnato da una scatola di munizioni vere. Secondo quanto riportato, Erdoğan avrebbe incluso anche una lettera con cui esentava il regalo dai controlli all’esportazione previsti dalla normativa turca, per facilitarne il trasferimento.
Il vertice, ospitato presso il Complesso Presidenziale della Turchia, era incentrato sull’unità dell’Alleanza, sull’aumento della spesa per la difesa, sul sostegno all’Ucraina e su una più ampia cooperazione in materia di sicurezza in un contesto di conflitti globali ancora in corso. Mentre i leader posavano per la tradizionale foto di famiglia e prendevano parte ai colloqui ad alto livello, questo regalo di congedo ha aggiunto una svolta tanto inaspettata quanto decisamente armata ai lavori.
Le reazioni di Starmer e Carney: lasciato indietro e consegnato alle autorità
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha reso pubblica la notizia durante il volo di ritorno verso Londra. Parlando con i giornalisti, ha confermato che ogni leader ha ricevuto un revolver inciso con il proprio nome e una confezione di munizioni.
“È stata una scelta di regalo sorprendente”, ha commentato, spiegando però che le rigide leggi britanniche sulle armi da fuoco rendevano impossibile riportarlo nel Regno Unito. Nonostante l’esenzione dai controlli all’esportazione concessa da Erdoğan, il revolver è rimasto in Turchia nelle mani dei funzionari britannici e dovrebbe essere disattivato prima di un eventuale rientro.
Anche l’ufficio del primo ministro canadese Mark Carney ha confermato di aver ricevuto il regalo. I funzionari hanno dichiarato che la pistola è stata consegnata alla Royal Canadian Mounted Police (RCMP). Carney non la conserverà né la importerà in Canada; saranno le autorità a stabilirne una “destinazione appropriata”, il che, in pratica, significa che non finirà nella sua collezione personale di ricordi diplomatici.
Per la Commissione europea e il Consiglio europeo – nei nomi di Ursula von der Leyen e Antonio Costa – invece, un dono di questo valore e costituito da un’arma da fuoco fa scattare immediatamente una serie di verifiche: il rispetto delle rigide norme etiche dell’Unione, per cui i regali superiori a 150 euro non possono essere trattenuti a titolo personale, le valutazioni di sicurezza per la gestione di munizioni vere, i protocolli belgi ed europei per la custodia delle armi e le eventuali notifiche diplomatiche.
Giuristi e funzionari amministrativi devono inoltre esaminare le normative su esportazione e importazione, stabilire la titolarità istituzionale dell’oggetto, valutarne l’archiviazione o lo smaltimento e considerare eventuali implicazioni in materia di conflitto d’interessi, il tutto coordinandosi con le autorità nazionali. Un piccolo incubo burocratico.
Un tocco surreale: quando la diplomazia incontra il Far West
Ci voleva Erdoğan per trasformare un normale vertice della NATO in qualcosa che sembra uscito da un film d’azione geopolitico. Mentre altri Paesi ospitanti potrebbero regalare monete commemorative, cravatte di seta o olio d’oliva artigianale, la Turchia ha scelto la linea del: “Ecco qualcosa che potrebbe davvero servirvi, se la situazione dovesse scaldarsi”.
Immaginate la scena in aeroporto: Starmer che, con tutta la cortesia britannica, rinuncia al suo revolver personalizzato alla dogana come se fosse un regalo imbarazzante ricevuto da un parente lontano. “Un pensiero davvero gentile, signor Presidente, ma nel mio Paese abbiamo regole piuttosto rigide su queste cose”. Nel frattempo, lo staff di Carney chiama d’urgenza la RCMP: “Abbiamo una situazione… e riguarda un revolver dall’aria decisamente ufficiale”.
E gli altri leader? Donald Trump lo avrà fatto roteare come una pistola da cowboy proclamando che è “il miglior revolver, fantastico, credetemi”? Emmanuel Macron avrà cercato di inserirlo in una riflessione filosofica sulla liberté? E la foto di gruppo, improvvisamente, avrà assunto l’aspetto della locandina di un serissimo film d’azione più che di un ritratto di famiglia?
In un mondo fatto di comunicati congiunti calibrati al millimetro e strette di mano accuratamente coreografate, questo regalo rompe la formalità con un simbolismo diretto e spiazzante.
Un invito all’autodifesa in un’epoca di alleanze sempre più fluide? Un riferimento neppure troppo velato all’autosufficienza? Oppure semplicemente il consueto gusto di Erdoğan per i gesti destinati a lasciare il segno? Qualunque fosse il messaggio – ammesso che ce ne fosse uno – il risultato è stato qualcosa di raro nella diplomazia internazionale: autentica sorpresa, una quantità considerevole di complicazioni logistiche e una scorta praticamente inesauribile di meme.
(Focus Europe)