Martedì 25 agosto 2026
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L’esercito di Putin

EUROPA
Notizia ·
L'offensiva di Mosca contro l'Ucraina, sempre più feroce, ha anche il volto spaventato dei prigionieri russi. Volti di ragazzini. Tra le vittime di questa guerra ci sono anche loro, soldati di leva mandati a combattere senza saperlo. La denuncia è del Comitato delle madri dei soldati di Russia, una Ong indipendente nata nel 1989 per indagare gli abusi sui coscritti nel sistema militare sovietico. Poi, con la prima e seconda guerra in Cecenia (1994-1996 e 1999-20099), il Comitato offriva aiuto legale e materiale ai genitori dei soldati caduti, spesso lasciati senza un corpo, una spiegazione, una tomba. In questi giorni, la squadra guidata da Svetlana Golub è tornata a essere riferimento per le famiglie di quei volti che ora, man mano che vengono catturati dai soldati ucraini, aprono uno squarcio sull'armata che per settimane aveva tenuto in apprensione il mondo, 190.000 uomini mobilitati ai confini. A loro e alle loro famiglie, si viene ora a sapere, non è mai stato comunicato che non avrebbero partecipato a semplici esercitazioni. Ma a un'«operazione militare», come si ostinano a chiamarla al Cremlino. Una guerra.
Intervistata a Mosca dal "Guardian", Svetlana Golub cita centinaia di telefonate di familiari in cerca di notizie dei propri ragazzi: «Un mare di lacrime». Alcuni soldati raccontano di aver provato a rifiutarsi di partecipare a un conflitto, senza fortuna Altri di essere stati costretti dai superiori a firmare il documento che li trasforma da soldati di leva in militari a contratto, idonei a entrare in guerra. Altri assicurano di non aver firmato nulla. «Lo avevano mandato per delle esercitazioni nella regione di Belgorod - racconta una mamma al canale tv "Dozhd" -. Si sforzava di non dirmi niente, sa che mi preoccupo. Ogni tanto scriveva: "Va tutto bene". Non mi ha detto nulla fino alla fine, poi chiama e dice: "Mammina, non ti agitare, niente panico. Può darsi che ci mandino in Ucraina. Mamma non piangere… io non ho firmato niente, non so cosa siano questi contratti"». Da allora, non lo ha più sentito. Sulla "Novaja Gazeta", il quotidiano di opposizione diretto dal premio Nobel Dmitrij Muratov, un'altra testimonianza: la madre di un soldato di 23 anni, Pavel, forzato a firmare un contratto a Brjansk e poi mandato alle esercitazioni militari in Bielorussia, vicino al confine con l'Ucraina Da dove, il 23 febbraio, Pavel racconta il ricatto subito dal suo gruppo: «I superiori hanno detto che eravamo entrati in Bielorussia illegalmente, che il contratto che «Non mi ha detto nulla fino all'ultimo, un giorno chiama e dice: mamma, non agitarti. Andiamo al fronte» avevamo firmato riguardava la Russia. "Da questo momento non avete alcun legame con l'esercito russo, siete disertori"». Il giorno dopo, Pavel richiama: «Ci caricano sui blindati. Ci hanno ingannati». Soldati di leva trasformati in kontraktniki da un giorno all'altro, mandati allo sbaraglio senza alcuna esperienza. Tutto questo spiega in parte gli insuccessi dell'offensiva russa nei primi giorni di combattimento. Preparazione, armi e sostegno logistico inadeguati: mostrati dai video trasmessi dai soldati ucraini, che si trovano di fronte a carri armati rimasti senza carburante, russi smarriti, razioni alimentari scadute da anni. Secondo informazioni diffuse dagli Usa, alcune unità russe si sarebbero arrese senza neppure combattere. OSINT Defender (monitoraggio intelligence), ha ripreso una postazione nella regione di Sumy, ingombra di carri armati e altri veicoli militari abbandonati. Nella notte, riferiscono, i soldati russi sono fuggiti nei boschi. Avere una stima indipendente delle perdite russe in questa prima settimana è impossibile il ministero della Difesa russo parla di 498 morti, per gli ucraini la cifra è quasi 6.000. «Tra loro, i ragazzi di leva obbligatoria sarebbero centinaia», dicono da Mosca. Al Comitato delle madri dei soldati, il "Guardian" riferisce la telefonata tra un soldato e la moglie: «Sole mio, molti nostri soldati sono morti: nel gruppo siamo rimasti in 12. Devo andare, scusami. Saluta la mamma. Devo andare».

(Antonella Scott su IlSole24Ore del 03/03/2022)
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