Venerdì 24 luglio 2026
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Fine vita: la Consulta conferma il requisito del sostegno vitale

U.E. - ITALIA
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La Corte Costituzionale ha detto ancora una volta no all'allargamento dell'accesso al suicidio medicalmente assistito. Con la sentenza n. 152, depositata il 24 luglio 2026, la Consulta ha respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna, confermando che il requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale rimane indispensabile per poter accedere alla non punibilità dell'aiuto al suicidio prevista dall'articolo 580 del codice penale. Come riporta Quotidiano Sanità, la pronuncia conferma l'orientamento già espresso nelle precedenti sentenze n. 135 del 2024 e n. 66 del 2025.

 

La vicenda alla base del giudizio riguarda tre persone imputate di concorso in aiuto al suicidio per aver accompagnato in una clinica svizzera una donna affetta da una patologia neurodegenerativa avanzata, intenzionata a porre fine alla propria vita. La Procura aveva chiesto l'archiviazione del procedimento, ma il gip aveva ritenuto di non poterla accogliere: la donna, infatti, non era sottoposta a trattamenti di sostegno vitale, requisito fissato dalla storica sentenza Cappato-Dj Fabo del 2019 per escludere la punibilità dell'aiuto al suicidio.

La Corte ha così escluso che il requisito in questione determini un'irragionevole disparità di trattamento tra pazienti affetti da patologie gravissime. Secondo i giudici costituzionali, la richiesta di eliminare tale condizione non trova fondamento nella Costituzione, né viola il diritto alla vita privata garantito dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. I quattro requisiti cumulativi per accedere al suicidio assistito rimangono dunque quelli tracciati nel 2019: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche che il paziente reputa intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di autodeterminarsi in modo libero e consapevole.

 

La Consulta ha tuttavia ribadito che un eventuale ampliamento della platea dei soggetti che possono accedere al suicidio assistito non spetta ai giudici, ma al legislatore. Sarà dunque il Parlamento a dover intervenire, in un contesto in cui una legge organica sul fine vita continua a non vedere la luce nonostante anni di dibattito parlamentare e ripetuti moniti della stessa Corte.

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