Sabato 7 novembre 2026
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Fine vita, il governo impugna la legge del Veneto

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge sul fine vita approvata dalla Regione Veneto, seguendo la stessa linea già adottata nei confronti dei provvedimenti simili varati da Toscana, Sardegna, Emilia Romagna e Umbria. La norma veneta, approvata lo scorso 2 settembre dal Consiglio regionale dopo due giorni di discussione, disciplina procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. Si tratta della prima legge sul tema approvata da una Regione amministrata dal centrodestra, il cui attuale governatore è il leghista Alberto Stefani.

La decisione ha provocato una frattura evidente dentro la maggioranza, in particolare all'interno della Lega. Il vicepremier e segretario del Carroccio, Matteo Salvini, non ha partecipato né alla discussione né al voto in Consiglio dei ministri. Assenti anche altri due ministri leghisti, Giancarlo Giorgetti e Alessandra Locatelli. Il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, anch'egli esponente della Lega, ha invece votato apertamente contro l'impugnazione, sostenendo che la legge veneta sarebbe una norma "ordinamentale", che si limita cioè a fissare linee guida procedurali restando nel perimetro delle regole già vigenti, senza introdurre nuovo diritto sostanziale.

 

A commentare per primo la decisione del governo è stato Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale del Veneto e predecessore di Stefani alla guida della Regione, che della legge sul fine vita è stato il principale promotore. Zaia ha dichiarato di rispettare "pienamente" la scelta del Cdm, ricordando che il ricorso alla Consulta è una prerogativa costituzionale del governo quando ravvisa profili di incostituzionalità in una norma regionale. Allo stesso tempo ha rivendicato "con convinzione" la scelta compiuta dal Consiglio regionale veneto, da lui stesso sostenuta e votata, definendo "pienamente legittimo" anche il comportamento dei rappresentanti della Lega che non hanno preso parte al voto in Cdm.

 

Zaia ha spostato il baricentro della polemica sul Parlamento, sottolineando che il vero nodo politico non riguarda questo o quel governo, ma un vuoto legislativo che l'Italia si trascina da anni sul fine vita. Ha richiamato la sentenza della Corte costituzionale del 2019 sul caso di Dj Fabo, che ha fissato quattro condizioni rigorose per la non punibilità dell'aiuto al suicidio: da allora, ha osservato, sono passati diciassette anni senza che il Parlamento, pur con governi e maggioranze di diverso colore politico, sia riuscito ad approvare una legge nazionale organica sulla materia.

 

Anche il governatore in carica, Alberto Stefani, è intervenuto per difendere il provvedimento regionale, dicendosi convinto che dal punto di vista giuridico la legge veneta "supererà il vaglio della Consulta", in quanto sostanzialmente diversa dalle leggi approvate in altre Regioni e già oggetto di richieste di modifica da parte della Corte costituzionale. Sul fronte opposto della maggioranza, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha colto l'occasione per rilanciare la necessità di una normativa nazionale sul fine vita, che metta fine al ricorso sistematico alle leggi regionali e ai conflitti di attribuzione davanti alla Consulta.

 

La legge veneta era di iniziativa popolare, a cura dell'associazione Luca Coscioni, ed era già stata esaminata e respinta una prima volta nel gennaio 2024, prima di essere infine approvata lo scorso settembre con 32 voti favorevoli, 4 astenuti e 14 contrari.

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