Italia. Bologna. Prc: creare zona franca per commercio droghe
Una zona franca per lo spaccio di droga in un quartiere di Bologna. La proposta, 'possibile, assolutamente laica, ma di difficile accetazione', e' contenuta in un documento di nove pagine, che sara' presentato anche al sindaco Cofferati, assieme ad altre 'inizitive antidegrado' ('a costo zero per l'amministrazione').Oltre alla zona franca per lo spaccio (ma non il consumo) di stupefacenti, si parla di wc chimici, vigile di quartiere, un ritrovo per i punk-a-bestia. Dietro il documento, presentato alla stampa, c'e' l'invito a 'cambiare passo e agire sul disagio in citta' che e' oggettivo' ha chiarito Mauro De Pasquale, consigliere nel centralissimo quartiere San Vitale, a due passi dalle Torri. Un messaggio rivolto espressamente al sindaco e alla sua Giunta, ha aggiunto Roberto Sconciaforni, capogruppo del Prc in Comune, per ricordare loro che 'invece di inseguire An e le sue proposte sul degrado (avanzate a Cofferati nei giorni scorsi con seguito di polemiche a destra e a sinistra, ndr), sarebbe molto piu' proficuo ed efficace discutere di questi temi e trovare risposte concrete ai problemi'.
Cosi' partendo dal problema dello spaccio in zona universitaria, perche' non spostarlo da qui e circoscriverlo in un altro luogo, come succede nel nord Europa, si chiede Rifondazione? 'E' una via possibile, assolutamente laica, ma di difficile accettazione' si legge sul documento. Una novita' che, come ha precisato Andrea Ronchi, legale dei No global, 'va inquadrata a livello nazionale nell'ottica dell'abolizione della legge Fini-Giovanardi'. Intanto pero', secondo il Prc, 'eviteremmo molti danni in attesa di una legge migliore'. Altre soluzioni suggerite sono i wc pubblici in centro, l'istituzione del vigile di quartiere inteso come una sorta di operatore sociale capace di mediare i microconflitti affrancato da compiti di ordine pubblico, una cauzione su bottiglie e lattine acquistate in centro, cestini per rifiuti fino alla progressiva pedonalizzazione dell'area universitaria. Proposte alternative rispetto al piano deciso ieri da Comune e prefettura (rafforzamento delle forze dell'ordine ed eventi culturali), perche', dice il segretario provinciale Tiziano Loreti, non e' militarizzando o chiudendo la citta' presto che si risolve il degrado.
Una legittimazione dell'illegalita', che rischia di ridurre Bologna a 'un vero e proprio immondezzaio'. Cosi' il gruppo Lega Nord Padania ha definito la proposta ('geniale') avanzata dal comitato bolognese di Rifondazione comunista di creare un'area franca per lo spaccio di stupefacenti per combattere il degrado nel capoluogo emiliano.
'Una proposta allucinante - ha spiegato Maurizio Parma, consigliere regionale della Lega Nord - che oltre ad essere in stridente contrasto con la legge attualmente in vigore, da' la misura del modo in cui l'estrema sinistra e' solita affrontare i problemi di una citta' ormai allo sbando'. A fargli eco anche Manes Bernardini, segretario bolognese del Carroccio che ha espresso 'una dura condanna' nei confronti della proposta del Prc. 'La sicurezza a Bologna e' una problematica estremamente seria e che un partito dell'attuale maggioranza diffonda un piano contenente una simile provocazione - ha continuato - non fa altro che legittimare il comportamento di chi vive nell'illegalita' spacciando droga e riducendo la citta' ad un vero e proprio immondezzaio'.
'Personalmente ritengo che piuttosto che vagheggiare di 'zone franche' bisognerebbe, tutti, impegnarsi di piu' per contrastare anche sul piano culturale e ideologico la filosofia dello sballo e dell'evasione dalla realta' attraverso l'uso e l'abuso di droga ed alcol'. E' il commento del Pm della Dda di Bologna, Valter Giovannini.
'Allo stato attuale della legislazione - ha aggiunto Giovannini, che di recente ha posto sotto sequestro un locale dove si spacciava e che da tempo mette in atto il sequestro penale della patente per chi ha abusato di droga e alcol - la proposta e' assolutamente impraticabile'.
Piu' abbottonato il Procuratore Enrico Di Nicola: 'Sono scelte politiche, nelle quali la magistratura puo' essere sentita istituzionalmente se interpellata. La mia opinione, che e' oltre che di cittadino anche di Procuratore, sono pronto a comunicarla a livello istituzionale'.
Marco Beltrandi e Bruno Mellano (deputati radicali della Rosa nel Pugno) hanno dichiarato:
"L'unica cosa che ci vede d'accordo con gli esponenti bolognesi di Rifondazione è il tentativo di contestare al "partito dell'ordine" il monopolio dell'uso del termine "sicurezza" e delle relative declinazioni. Ma per far questo occorre fare proposte concrete e fattibili nell'immediato, non lanciare provocazioni che si ritorcono subito contro i proponenti e fanno solamente il gioco degli avversari.
Una zona di libero spaccio non è la soluzione per Bologna come non lo è stata per la Svizzera, citata male e a sproposito. L'esperienza dei primi anni '90 nel parco di Zurigo fallì perché la situazione dell'ordine pubblico divenne insostenibile, con un sovraffollamento di spacciatori e di consumatori.
Rifondazione avrebbe, invece, dovuto rifarsi ai programmi di somministrazione controllata di eroina - nati facendo tesoro del fallimento di Zurigo - che da tredici anni sono in atto in Svizzera, che sono parte integrante delle politiche sulle tossicodipendenze e che sono stati confermati dai cittadini elvetici con due referendum: migliaia di consumatori ricevono quotidianamente dai medici il farmaco eroina (e non più dagli spacciatori la merda chiamata "droga di strada"). Risultato: meno overdosi, meno reati, più recuperi e reinserimenti.
Ma per far questo in Italia, occorre modificare la legge sulla droga esistente.
C'è un'altra iniziativa che può essere attuata subito, a Bologna come in ogni altra città italiana, con la legge vigente: una narcosala, un luogo dove i tossicodipendenti che hanno acquistato la droga nel mercato criminale, possono assumere le sostanze sotto controllo medico. Risultato: meno siringhe in giro, meno paura e insicurezza per tutti i cittadini, meno rischi sanitari per i consumatori, la possibilità di agganciare i td.ti più "duri" per poi avviarli al recupero.
L'art. 79 del DPR 309/90 (Agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti) punisce chi adibisce locali all'uso di droghe per fini di spaccio e di lucro; è del tutto evidente che quando parliamo di narcosala parliamo di altro, di una misura socio-sanitaria che rientra a pieno titolo nelle politiche di riduzione del danno che l'attuale governo sostiene a parole e dovrebbe sostenere nei fatti.
Una narcosala a Bologna, qui ed ora: Rifondazione ma anche il sindaco Cofferati cosa ne pensano?".
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