Italia. Francesca Zenobi: fu il deputato dell'Udc a darmi la cocaina
"Me l'ha data lui, l'onorevole Mele, la cocaina. Sí, me l'ha data lui". Francesca Zenobi ha detto cosí nell'ambito del processo in cui è imputato l'ex deputato dell'Udc Cosimo Mele, per cessione di stupefacenti. Al centro del racconto della donna, con un recente passato di squillo, la notte tra il 27 e il 28 luglio dello scorso anno in una suite dell'Hotel Flora, in via Veneto, quando partecipó, insieme con una amica russa, ad un festino a luci rosse insieme con il politico originario di Carovigno, in provincia di Brindisi.
"Dopo aver preso la droga, mi sono sentita male - ha continuato la Zenobi, rispondendo al giudice ed ai difensori Mele - a quel punto volevo solo andare via. Ma lui voleva andare avanti, continuare...". Anche l'arrivo in ospedale, per la donna, fu "uno shock". "Mi sentivo sola, abbandonata. Anche i medici in quel momento non mi davano fiducia. Chiamai alla i miei genitori, mio fratello che vive fuori Roma". Rispetto al passato la Zenobi ha lasciato il lavoro di escort. "Non avevo un sito internet, lavoravo grazie al 'passaparola', per me è stato facile rompere con il passato".
Anche perch, "in quel mondo gira un sacco di droga e alcool". E allora "è meglio comprarsi un paio di scarpe in meno e vivere tranquilla". I difensori di Mele, gli avvocati Paola Parise e Mario Guagliani, hanno chiesto poi chiarimenti rispetto ad alcune dichiarazioni rilasciate dalla Zenobi a giornali e trasmissioni televisive. La donna ha poi ammesso: "In passato ho assunto droga, ma in modo saltuario". Riguardo all'incontro con Mele, quella sera, avvenuto in un noto ristorante della Capitale, ha ribadito quanto aveva già detto in passato: "Non sapevo chi fosse, l'ho capito chi era solo giorni dopo, quando è finito sui giornali".
"Il viaggio in taxi - ha continuato - non lo ricordo bene. Lui, ad un certo punto scese, forse per andare a casa e poi tornó indietro e decidemmo di andare in albergo". La Zenobi, a sua volta, è imputata in un altro processo per tentata estorsione. La storia di quella sera di fine luglio è quelli, ma i protagonisti hanno ruoli differenti. Nei giorni successivi allo scandalo, secondo l'accusa, avrebbe chiesto all'ex parlamentare 100mila euro o un contratto televisivo di un anno per modificare la sua deposizione.
"Dopo aver preso la droga, mi sono sentita male - ha continuato la Zenobi, rispondendo al giudice ed ai difensori Mele - a quel punto volevo solo andare via. Ma lui voleva andare avanti, continuare...". Anche l'arrivo in ospedale, per la donna, fu "uno shock". "Mi sentivo sola, abbandonata. Anche i medici in quel momento non mi davano fiducia. Chiamai alla i miei genitori, mio fratello che vive fuori Roma". Rispetto al passato la Zenobi ha lasciato il lavoro di escort. "Non avevo un sito internet, lavoravo grazie al 'passaparola', per me è stato facile rompere con il passato".
Anche perch, "in quel mondo gira un sacco di droga e alcool". E allora "è meglio comprarsi un paio di scarpe in meno e vivere tranquilla". I difensori di Mele, gli avvocati Paola Parise e Mario Guagliani, hanno chiesto poi chiarimenti rispetto ad alcune dichiarazioni rilasciate dalla Zenobi a giornali e trasmissioni televisive. La donna ha poi ammesso: "In passato ho assunto droga, ma in modo saltuario". Riguardo all'incontro con Mele, quella sera, avvenuto in un noto ristorante della Capitale, ha ribadito quanto aveva già detto in passato: "Non sapevo chi fosse, l'ho capito chi era solo giorni dopo, quando è finito sui giornali".
"Il viaggio in taxi - ha continuato - non lo ricordo bene. Lui, ad un certo punto scese, forse per andare a casa e poi tornó indietro e decidemmo di andare in albergo". La Zenobi, a sua volta, è imputata in un altro processo per tentata estorsione. La storia di quella sera di fine luglio è quelli, ma i protagonisti hanno ruoli differenti. Nei giorni successivi allo scandalo, secondo l'accusa, avrebbe chiesto all'ex parlamentare 100mila euro o un contratto televisivo di un anno per modificare la sua deposizione.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti