Italia. Sempre piu' i minori carcerati che si drogano
'Il consumo di droga fra i minori che entrano in carceri, centri di prima accoglienza e comunita' italiane, e' in crescita e si sta diffondendo anche l'abitudine di assumere sostanze stupefacenti in combinazione con l'alcol'. A lanciare l'allarme e' Serenella Pesarin, direttore generale per l'attuazione dei provvedimenti giudiziari del dipartimento giustizia minorile, ospite oggi a Milano del convegno 'Adolescenza inquieta - esperienze stupefacenti e comportamenti delinquenziali nella minore eta', organizzato da Asl citta' di Milano e Regione Lombardia.'Nel 2006 i minorenni consumatori di sostanze stupefacenti venuti a contatto con i servizi della Giustizia minorile sono stati 857, la maggior parte dei quali, il 71%, di nazionalita' italiana'. Questi i dati raccolti dal dipartimento del ministero di Grazia e giustizia. Fra gli stranieri sono i nordafricani (16%) e in particolar modo i marocchini (12%) a fare uso di droghe, seguiti dai minori provenienti dall'Est Europeo, che rappresentano il 9% del totale, in aumento di tre punti percentuali rispetto all'anno precedente.
'Entrambe le etnie costituiscono la maggioranza dell'utenza straniera che transita nel circuito penale della giustizia minorile italiana. Rispetto all'anno precedente si e' verificato anche un aumento del numero dei consumatori di sostanze stupefacenti provenienti dalla Romania'. Ragazzi coinvolti in reati di spaccio e detenzione di stupefacenti, gli illeciti piu' frequenti rappresentando il 57% del totale, e reati contro il patrimonio (37%).
Adolescenti che fumano hashish nel 75% dei casi, o sniffano cocaina (11% del totale): 'A fare uso di cannabinoidi sono soprattutto gli italiani - spiega Pesarin - con una percentuale del 78% a fronte del 67 % degli stranieri'.
L'eta' in cui e' piu' diffuso il consumo di stupefacenti e' la fascia dai 16 ai 17 anni. 'Un'eta' delicata. In cui alcuni adolescenti esprimono diverse forme di disagio che derivano da una perdita di autorevolezza degli adulti, da uno stato di solitudine e di mancanza di stimoli emotivo-affettivi che porta a ricercare l'autoaffermazione, il riconoscimento dell'identita' e l'aggregazione nel gruppo dei pari attraverso un'alterazione della coscienza e della percezione di se' stesso e della realta''.
Cosi' a consumare droga quotidianamente e' il 32% dei giovani che accedono ai servizi di giustizia minorile, mentre il 47% ne fa un uso settimanale e il 21% occasionale. Per affrontare questa situazione complessa, secondo Pesarin, occorre individuare precise linee d'azione. 'L'assistenza sanitaria nei casi di abuso di sostanze stupefacenti e' in cima alla lista. Non si puo' escludere il sistema sanitario locale dalla presa in carico del minore. Serve anche un collegamento costante con il Sert e l'Asl per il collocamento dei minorenni in comunita' terapeutiche. E anche la copertura finanziaria degli oneri relativi al pagamento delle rette dovute alle comunita' specialistiche territoriali dovrebbe essere a totale carico del sistema sanitario regionale. Cio' anche in considerazione della possibilita' che venga comunque assicurata la permanenza del minore nella struttura anche a conclusione della misura penale'.
Un primo passo, spiega ancora Pesarin, sono gli accordi tra Asl e Centri per la giustizia minorile, gia' presenti per esempio a Milano, 'che potrebbero essere estesi a tutte le aree territoriali e adattati alle specifiche esigenze locali'.
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