Italia. Sono ora in 50 ad accusare Don Gelmini di violenze sessuali
'Non lo accusano piu' soltanto in sei. Una cinquantina di persone, durante l'estate, hanno presentato denuncia contro Don Piero Gelmini, sospettato di violenza sessuale nei confronti di alcuni tossicomani ricoverati nelle sue comunita'. Molti si sono presentati spontaneamente al magistrato: due avrebbero subito abusi quando erano minorenni'. Lo scrive 'Il Corriere della Sera'.'Non c'e' ancora una nuova contestazione formale - spiega il quotidiano - ma se queste dichiarazioni trovassero conferma, la posizione del prete gia' indagato per violenza sessuale, potrebbe aggravarsi. Perche' si tratterebbe di episodi di pedofilia e dunque un reato diverso da quello finora ipotizzato nei suoi confronti".
"I magistrati procedono con cautela sanno bene che in casi del genere ci puo' essere una sorta di suggestione, talvolta anche un desiderio di rivalsa. Ma sanno anche che i collaboratori piu' stretti di don Gelmini si sono attivati per convincere alcuni giovani a ritrattare. In almeno due casi avrebbero cercato di incontrare chi aveva presentato la denuncia, avrebbero offerto soldi e favori per tentare di mettere tutto a tacere. E questo ha naturalmente contribuito a confermare il quadro accusatorio gia' delineato dai pubblici ministeri. Al fascicolo gli investigatori della squadra mobile di Terni hanno allegato decine e decine di intercettazioni telefoniche che mostrerebbero questa volonta' di alcuni operatori della comunita' di favorire don Gelmini". "Adesso e' possibile che don Gelmini decida di farsi nuovamente interrogare per continuare a respingere quelle che ha sempre definito 'fantasie'".
DIFESA, ASPETTIAMO LE CARTE - Un fulmine a ciel sereno la notizia riportata stamane dal Corriere della Sera. Lanfranco Frezza, legale del sacerdote, fondatore della Comunita' Incontro, ha detto di 'aspettare di conoscere le carte; per noi la situazione e' quella dei mesi scorsi. Non abbiamo nuove comunicazioni, ne' tanto meno nuove contestazioni'.
L'inchiesta della magistratura ternana va quindi avanti nel massimo del riserbo; erano stati per primi una decina di ex giovani assistiti in comunita' ad avanzare accuse nei confronti del Fondatore Don Pierino che avrebbe fatto loro 'avances' e tenuto comportamenti violenti nei confronti degli 'assistiti' che erano stati accolti in comunita', successivamente allontanati perche' non in linea con i canoni di rispetto della comunita' stessa che ha 'salvato' tanti tossicodipendenti, pronti a rientrare in societa' come accade annualmente. In piu' occasioni Den Pierino Gelmini si era difeso, cosi' dalla 'casa' in Aspromonte dove ha passato l'estate, parlando di vendetta nei suoi confronti messa in atto da coloro che volevano colpire lui e la comunita', il suo immenso patrimonio che 'fa gola - disse in una intervista - costituito dalle migliaia di case dell'accoglienza' in tutte le parti del Mondo.
In comunita', a Molino Silla dove Don Gelmini si trova, i suoi 'ragazzi' lo difendono: sono pronti non in cinquanta, ma in migliaia, anche tanti ex, a farsi ascoltare dal magistrato per confutare le accuse, assurde e fantasiose -dice uno di loro ancora in Comunita'- per dimostrare che le 'regole, a volte rigide per il nostro bene, proprio per riuscire a vincere la droga, non vengono da tutti accettate, in particolare da chi la violenza la usa contro i piu' deboli'.
"E' difficile immaginare un uomo, che e' stato la speranza per centinaia di ragazzi, come lo vorrebbero dipingere sul Corsera alcuni presunti pentiti". A parlare e' il sen. Mauro Cutrufo, Capogruppo Dca a Palazzo Madama a commento della notizia apparsa sul Corriere della Sera su Don Gelmini. "A quest'uomo va la nostra solidarieta' - ha detto Cutrufo - e preghiamo la magistratura di fare senza ribalta il proprio lavoro, fiduciosi dell'esito positivo".
"La Chiesa sta dando un'immagine preoccupante con il suo silenzio, e la politica una immagine vergognosa, speculando sulle disgrazie altrui e organizzando processi di santificazione": lo afferma Stefano Pedica, dell'Italia dei Valori, secondo il quale il sacerdote accusato di abusi sessuali non dovrebbe difendersi "da solo", "come sta facendo", senza far "entrare la politica".
"Dare alla politica e ai suoi politicanti la possibilità di parlare su un tema delicato come quello di Don Gelmini e addirittura fare allusioni di attacchi contro la Chiesa - afferma Pedica in un comunicato - è quanto di più basso si possa leggere.
Don Gelmini, che tanto sta facendo per la sua comunità - conclude - non cada nell'errore di farsi gestire dalla politica".
'Alla luce delle ultime notizie su Don Pierino Gelmini, continuiamo a mantenere una posizione garantista e aspettiamo il processo che dara' il verdetto finale'. Il senatore dei Verdi Gianpaolo Silvestri, responsabile dei diritti civili per il 'Sole che ride', commentando le notizie apparse oggi su Il Corriere della Sera in relazione alla vicenda di Don Gelmini dice che 'non si puo' permettere che i processi si facciano in piazza o sulle pagine dei giornali'.
'Siamo preoccupati - conclude Silvestri, dirigente dell' Arcigay spesso in polemica con le gerarchie cattoliche - per l'incolumita' e la sicurezza di Don Gelmini e per questo auspichiamo che vengano garantite'.
"Abbiamo paura che dietro all'attacco a Don Gelmini si nasconda un piu' ampio disegno di delegittimazione della Chiesa Cattolica. L'enorme impegno di quest'uomo che ha salvato in tanti anni di lavoro, oltre 300.000 ragazzi dalla droga, dovrebbe bastare come curriculum per prendere con cautela le potenziali accuse, almeno finche' non c'e' neanche un provvedimento ufficiale dell'autorita' giudiziaria". E' quanto afferma Antonio Mazzocchi, membro dell'Esecutivo di Alleanza Nazionale e presidente dei Cristiano Riformisti.
"Creare il cosiddetto 'mostro' - spiega Mazzocchi - e sbatterlo in prima pagina, e' un'operazione alquanto rischiosa dettata da non si sa quali interessi. Non vorremmo mai che un attacco cosi' frontale al sacerdote antidroga, venisse direttamente da chi non riesce a liberalizzare le droghe in Parlamento e vuole cosi' delegittimare un eroe della battaglia quotidiana per la vita".
"L'Italia - sottolinea Mazzocchi - ha gia' pagato il prezzo di processi e condanne date sulle prime pagine dei giornali e non confermate in sede giudiziaria. Per questo chiediamo la massima cautela e quel garantismo che e' un valore imprescindibile, che non va ricordato solo quando sotto i riflettori ci sono le intercettazioni del mondo politico".
Dal portavoce del sacerdote, Alessandro Meluzzi, arriva una secca replica: "Respingiamo con fermezza ogni accusa. La nostra posizione e' la stessa di un mese fa, la stessa di sempre".
"Abbiamo accolto con curiosita' la notizia tra l'altro non sappiamo quale sia la fonte del Corriere. Non ci risulta nessuna novita' procedurale e l'attivita' pastorale di Don Pierino non si interrompe".
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