Italia. Torino. Radicali su Parco Stura: e' emergenza sanitaria, servono siringhe pulite e non ruspe
Dichiarazione di Domenico Massano (giunta di segreteria Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Giulio Manfredi (giunta di segreteria di Radicali Italiani):
Condividiamo l'allarme lanciato sulle colonne de "La Stampa" da Augusto Consoli, direttore del Ser.T. dell'ASL 4 (nella cui competenza rientra Parco Stura): "A Parco Stura c'è una vera e propria emergenza sanitaria di cui finora nessuno si è occupato abbastanza."
Dopo la presa di posizione del Dr. Paolo Jarre, un altro medico autorevole parla pubblicamente dei rischi sanitari che le persone tossicodipendenti corrono quotidianamente a Parco Stura.
Si tratta di passare dalle parole, dalla consapevolezza dell'esistenza del problema, ai fatti, all'incardinamento di misure di riduzione del danno. Noi la proposta l'abbiamo fatta e la rifacciamo: subito un presidio medico fisso a Parco Stura, dove i consumatori possano trovare non ruspe o soldati ma siringhe pulite, Narcan, ma soprattutto personale in grado di saper rispondere alle loro esigenze primarie, in modo professionale e umano.
Il Direttore Generale dell'ASLTO4, l'Assessore regionale alla Salute, il Sindaco Chiamparino raccolgano la sollecitazione del Dr. Consoli e aprano un tavolo di lavoro con gli operatori pubblici e privati, per affrontare finalmente l'emergenza sanitaria a Parco Stura.
Dopo, fatto questo, si potrà discutere seriamente di narcosale. Ma seriamente. Al Dr. Consoli ricordiamo che non abbiamo mai detto che la narcosala è la "soluzione" del problema. Semplicemente, le narcosale andrebbero a completare l'attuale offerta di servizi di riduzione del danno, offrendo un'alternativa ed una concreta possibilità di tutela della vita per molte persone tossicodipendenti sino ad oggi costrette ad usare le sostanze in solitudine sotto i ponti e/o tra i rifiuti. Nelle città europee in cui tale servizio è stato sperimentato i riscontri sono stati sempre positivi, sia relativamente alla salute delle persone tossicodipendenti che al contesto cittadino in cui sono state realizzate.
Infine, ricordiamo a Consoli che non è vero che l'attuale normativa vieta l'istituzione delle narcosale. Il Testo Unico sugli stupefacenti (DPR 309/90), all'art. 79, vieta di adibire locali pubblici e circoli privati al consumo di sostanze stupefacenti. La narcosala non è né un "locale pubblico" né tantomeno un "circolo privato", bensì un servizio socio-sanitario preposto alla tutela della salute. L'articolo della legge fu invocato a suo tempo anche per proibire gli scambiasiringhe, ma i giudici respinsero i ricorsi riconoscendo il carattere di difesa della salute pubblica rivestito dagli stessi; lo stesso discorso vale per la narcosala.
Condividiamo l'allarme lanciato sulle colonne de "La Stampa" da Augusto Consoli, direttore del Ser.T. dell'ASL 4 (nella cui competenza rientra Parco Stura): "A Parco Stura c'è una vera e propria emergenza sanitaria di cui finora nessuno si è occupato abbastanza."
Dopo la presa di posizione del Dr. Paolo Jarre, un altro medico autorevole parla pubblicamente dei rischi sanitari che le persone tossicodipendenti corrono quotidianamente a Parco Stura.
Si tratta di passare dalle parole, dalla consapevolezza dell'esistenza del problema, ai fatti, all'incardinamento di misure di riduzione del danno. Noi la proposta l'abbiamo fatta e la rifacciamo: subito un presidio medico fisso a Parco Stura, dove i consumatori possano trovare non ruspe o soldati ma siringhe pulite, Narcan, ma soprattutto personale in grado di saper rispondere alle loro esigenze primarie, in modo professionale e umano.
Il Direttore Generale dell'ASLTO4, l'Assessore regionale alla Salute, il Sindaco Chiamparino raccolgano la sollecitazione del Dr. Consoli e aprano un tavolo di lavoro con gli operatori pubblici e privati, per affrontare finalmente l'emergenza sanitaria a Parco Stura.
Dopo, fatto questo, si potrà discutere seriamente di narcosale. Ma seriamente. Al Dr. Consoli ricordiamo che non abbiamo mai detto che la narcosala è la "soluzione" del problema. Semplicemente, le narcosale andrebbero a completare l'attuale offerta di servizi di riduzione del danno, offrendo un'alternativa ed una concreta possibilità di tutela della vita per molte persone tossicodipendenti sino ad oggi costrette ad usare le sostanze in solitudine sotto i ponti e/o tra i rifiuti. Nelle città europee in cui tale servizio è stato sperimentato i riscontri sono stati sempre positivi, sia relativamente alla salute delle persone tossicodipendenti che al contesto cittadino in cui sono state realizzate.
Infine, ricordiamo a Consoli che non è vero che l'attuale normativa vieta l'istituzione delle narcosale. Il Testo Unico sugli stupefacenti (DPR 309/90), all'art. 79, vieta di adibire locali pubblici e circoli privati al consumo di sostanze stupefacenti. La narcosala non è né un "locale pubblico" né tantomeno un "circolo privato", bensì un servizio socio-sanitario preposto alla tutela della salute. L'articolo della legge fu invocato a suo tempo anche per proibire gli scambiasiringhe, ma i giudici respinsero i ricorsi riconoscendo il carattere di difesa della salute pubblica rivestito dagli stessi; lo stesso discorso vale per la narcosala.
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