Giovedì 6 agosto 2026
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LAV e Università di Torino insieme per una carne coltivata più etica

U.E. - ITALIA
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La LAV (Lega Antivivisezione) ha avviato una collaborazione con l'Università di Torino per portare avanti una ricerca sulla carne coltivata con un obiettivo preciso: rendere questa tecnologia pienamente compatibile con i principi del benessere animale. Come riporta LAV, il progetto punta a sviluppare metodi di produzione che riducano o eliminino del tutto l'uso di componenti di origine animale nel processo di coltura cellulare.

 

Il nodo centrale riguarda il siero fetale bovino (FBS, Fetal Bovine Serum), un liquido ricavato da feti bovini che viene tradizionalmente impiegato come terreno di coltura per far proliferare le cellule. Il suo utilizzo pone evidenti problemi etici: la produzione del siero richiede l'uccisione di una mucca gravida e del suo feto. La ricerca mira dunque a individuare alternative cruelty-free, ossia terreni di coltura di derivazione vegetale o comunque privi di qualsiasi componente animale.

 

La collaborazione si inserisce nel solco del progetto CultMeat, avviato dall'ateneo torinese, che coinvolge ricercatori del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute. Il team lavora su cellule staminali suine con l'intento di trasformarle in tessuto muscolare, utilizzando un metodo già testato con successo su cellule umane nell'ambito della medicina rigenerativa. L'obiettivo di medio termine è rendere scalabile e industrialmente praticabile la produzione di carne coltivata, abbattendone i costi.

LAV considera la carne coltivata una delle risposte possibili alla sofferenza degli animali negli allevamenti intensivi e sostiene attivamente la ricerca in questo campo, anche in un contesto normativo nazionale difficile: l'Italia ha approvato una legge che vieta la produzione e la commercializzazione di carne coltivata, provvedimento che ha però incontrato la bocciatura della Commissione Europea per vizio procedurale. La ricerca scientifica, nel frattempo, prosegue.

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