Mercoledì 9 settembre 2026
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Caldo estremo 2026: meno raccolti in Ue, rincari in vista per i consumatori

U.E.
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L'estate 2026 è stata la più calda mai registrata in diversi paesi europei - in Italia dal 1950, oltre che in Francia, Belgio e Gran Bretagna - e il conto lo sta pagando l'agricoltura, con conseguenze che si scaricheranno su aziende agricole e, soprattutto, sui consumatori. Come riporta Domani, temperature record e siccità hanno ridotto i raccolti in tutto il continente, anticipato i cicli di maturazione delle colture e causato perdite economiche nell'ordine dei miliardi di euro.

 

Secondo i dati della Commissione europea, la produzione complessiva di cereali nell'Unione dovrebbe chiudere l'anno inferiore del 9% rispetto al 2025: negli ultimi dieci anni un livello così basso si era registrato soltanto nel 2024, tuttora l'anno più caldo mai rilevato a livello globale. Il mais è la coltura più colpita: la produzione dovrebbe calare del 13%, passando da circa 60 milioni di tonnellate nel 2025 a 52 milioni nel 2026, il dato più basso dal 2007. Quasi tutti i paesi Ue, con la sola eccezione della Bulgaria, dovrebbero chiudere l'anno con una produzione cerealicola inferiore a quella dello scorso anno, e non calano solo i volumi complessivi ma anche le rese per ettaro: secondo il Joint Research Centre della Commissione, a soffrire di più sono Slovacchia, Austria e Ungheria, con oltre una tonnellata in meno per ettaro rispetto al 2025.

 

Il caldo estremo non incide solo sulla quantità raccolta, ma anche sui tempi: nel 2026 mais, colza e grano invernale sono maturati molto prima rispetto all'inizio del secolo. Secondo la Commissione, in alcune aree dell'Ue il grano invernale ha raggiunto la maturità fino a venti giorni prima rispetto al 2000, con anticipi simili per mais e colza.

 

In Francia, primo produttore agricolo dell'Unione, gli effetti sono particolarmente marcati: la produzione di mais dovrebbe diminuire del 35% rispetto allo scorso anno e, secondo Agreste - il servizio statistico del ministero dell'Agricoltura francese - potrebbe scendere al livello più basso dal 1980. In alcune delle principali aree di coltivazione di carote il raccolto è diminuito del 30%, mentre le alte temperature hanno anticipato anche le vendemmie, iniziate in diverse zone già a metà luglio, con grappoli più piccoli e meno succosi.

 

I danni riguardano l'intero continente. Nei Paesi Bassi alcuni produttori di patate segnalano rese inferiori di circa un terzo. In Italia la siccità ha colpito le risaie della Pianura Padana: nel solo Pavese le perdite potenziali sono stimate in oltre 100 milioni di euro. In Austria la produzione di cereali, mais compreso, dovrebbe diminuire del 18% e in alcune aree la siccità ha dimezzato la disponibilità di foraggio. Nel Regno Unito, secondo i dati del centro studi Energy and Climate Intelligence Unit, il 2026 potrebbe rivelarsi il peggior raccolto di cereali e semi oleosi dal 1984, anno di inizio delle rilevazioni dettagliate.

 

Il conto economico è ancora parziale, ma già consistente. La stessa Energy and Climate Intelligence Unit stima che la sola ondata di calore di giugno abbia provocato tra 2 e 2,3 miliardi di euro di perdite nella produzione di cereali. Francia, Germania, Ungheria e Spagna concentrano l'86% dei mancati ricavi: la Francia è il paese più colpito con 891 milioni di euro di perdite, seguita dall'Ungheria con 444 milioni e dalla Spagna con 276 milioni.

 

A un livello più ampio, secondo i dati di Triodos Bank gli eventi meteorologici estremi di questa estate potrebbero ridurre il Pil dell'Unione europea di circa l'1% nel 2026, pari a 180 miliardi di euro - una cifra che rischia di azzerare pressoché per intero la crescita economica prevista per l'anno. Le conseguenze, avverte Domani, arrivano infine anche ai consumatori: secondo la Fao i prezzi alimentari globali sono già ai livelli più alti dall'inizio del 2023.

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