Lunedì 8 giugno 2026
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Mentre si celebra l’anniversario di Schengen, continuano i controlli alle frontiere interne in 8 Paesi europei

U.E.
Notizia ·
Lunedì 16 giugno in un’aula quasi vuota si è tenuta una discussione delicata sullo stato attuale dell’UE, in occasione dell’anniversario della firma dell’accordo che ha istituito lo spazio Schengen che da quarant’anni assicura ai cittadini dell’Unione europea di muoversi liberamente fra gli Stati membri e non solo.

La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha definito Schengen un “grande successo per l’Unione europea”. Di fatto l’accordo firmato ormai 40 anni fa ha istituito la più grande area al mondo di libera circolazione di beni, servizi e persone, permettendo oggi a più di 450 milioni di potersi spostare liberamente fra i vari Paesi senza essere sottoposti a controlli di frontiera.
Dello spazio Schengen fanno parte 25 dei 27 Stati membri – Cipro è in via di applicazione della normativa comunitaria in materia, mentre l’Irlanda mantiene ancora i controlli alle frontiere -, ai Paesi UE si aggiungono anche Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.
Metsola ha ricordato la recente adesione di Bulgaria e Romania, affermando che la volontà è quella di “estendere costantemente i benefici (della libera circolazione) a tutti i Paesi”, ma allo stesso tempo che questi benefici e privilegi che derivano dall’accordo Schengen debbano essere “mantenuti continuamente e preservati”.
Ad oggi infatti, lo spazio Schengen ha subito dei contraccolpi: la libera circolazione di tutte le persone promessa dall’Unione non è più così valida nei fatti.

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Molti Paesi aderenti allo spazio Schengen hanno sospeso l’accordo e ripristinato controlli alle frontiere. Fra questi Austria, Germania, Italia, Francia, Paesi Bassi, Svezia, Slovenia, Danimarca e Norvegia, che adducono come cause della sospensione la minaccia terroristica e il contrasto all’immigrazione illegale, ma che di fatto vanno a limitare la libertà dei cittadini europei, soprattutto di coloro che vivono o lavorano in territori di confine.
“Questi controlli non risolvono alcun problema, anzi” ha detto l’eurodeputata di S&D Birgit Sippel prendendo la parola in plenaria, “fanno finta di essere delle soluzioni, ma è chiaro che dobbiamo mettere finalmente fine ai controlli alle frontiere”.
Anche il deputato spagnolo del gruppo The Left Pernando Barrena Arza ha richiamato l’attenzione dell’aula e dell’Unione sulle frontiere interne che alcuni Stati membri, come Francia e Germania, hanno reinserito, definendo “strumentale” la sospensione in via emergenziale dell’accordo.
Dai Verdi si è alzata una voce simile: “Basta non vogliamo queste limitazioni, non vogliamo tornare al passato” ha detto con forza la co-presidente Terry Reintke, in riferimento al governo tedesco di Friederich Merz che sembra intenzionato a mantenere i controlli ai confini della Germania. “Schengen è la promessa di un’Europa senza muri, fisici e mentali” ha ribadito l’eurodeputata.
Il deputato dei liberali di Renew Europe, il capodelegazione svedese dei popolari europei (PPE) e i deputati dell’estrema destra europea hanno posto l’accento anche sul tema del controllo esterno delle frontiere europee, quale necessità per la garanzia di un mantenimento della libertà di circolazione interna all’UE.

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Una “decisione ipocrita” l’ha definita Nicola Procaccini (ECR) quella dei governi – a favore “dell’ideologia no borders” – che hanno reintrodotto i controlli, decisione “che ha scaricato il peso dell’immigrazione sui Paesi di primo ingresso”.
Decisamente più moderato Tomas Tobé (PPE) che da una parte ha dichiarato che “la libertà garantita da Schengen può sopravvivere solo se la proteggiamo”, e ha chiesto allo stesso tempo un “pacchetto per la sicurezza”, ossia un’azione concreta che risponda a tre sfide alla sicurezza dell’Unione. Migrazione e sicurezza alle frontiere è la prima che richiede “la piena implementazione del Patto migrazione e asilo” – a differenza, invece, di quanto sostenuto dal collega dei Patrioti per l’Europa. La seconda sfida, per il popolare svedese riguarda il contrasto alla criminalità organizzata che “sfrutta la libertà (garantita) da Schengen”, a questa sfida si aggiunge quella della lotta agli attacchi ibridi sempre più frequenti e provenienti sempre più spesso da Paesi terzi.
“La sicurezza deve essere la nostra priorità: un’Europa sicura, è un’Europa libera” così ha concluso Tobé il suo intervento.
A queste sfide, l’eurodeputato Malik Azmani (Renew Europe), ha aggiunto il nazionalismo quale attacco interno alla libertà di circolazione. “La risposta non può essere quella di ritirarci dietro a dei muri, ma rafforzare la cooperazione esterna con Paesi terzi e assicurare che Schegen continui ad essere un faro”.

Il tema della “fortezza Europa” è stato, invece invocato, da René Aust Ens (Europa delle Nazioni Sovrane) che l’ha definita “necessaria per mantenere la sicurezza all’interno (dell’UE)”, anche Fabrice Leggeri, eurodeputato dei Patrioti per l’Europa, ha chiesto che “le frontiere esterne dell’Unione siano rigorosamente protette, che i richiedenti asilo siano rispediti in Paesi terzi e che il Patto sulla migrazione e l’asilo sia abbandonato”.

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Ad oggi, resta il fatto che il diritto acquisito dai cittadini europei di muoversi liberamente all’interno dell’UE, acquisito in questi quarant’anni, è stato violato. Il picco delle sospensioni dell’accordo si è verificato come risposta immediata alla pandemia da COVD-19, tuttavia a 5 anni di distanza e ormai lontani da emergenze di tale grandezza, molti Paesi continuano ancora oggi a sospenderlo in modo reiterato causando problemi ai lavoratori transfrontalieri e a chiunque voglia valicare il confine di quei 9 Stati che ancora si ostinano ad usare in modo strumentale la clausola emergenziale che ne permette la sospensione.
Sono molte le storie di lavoratori che si trovano ad affrontare quotidianamente file, o di viaggiatori i cui pullman vengono bloccati per controllare i documenti, ed è addirittura su treni diretti in Germania. La reintroduzione dei controlli non è solamente una questione di sicurezza, ma anche una questione di attacco ai principi su cui si fonda dell’Unione europea di oggi.

(Sara Bertoli su Euractiv del 16/06/2025)

 
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