Martedì 9 giugno 2026
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Nasce la Commissione Verità sulle stragi della guerra alla droga di Duterte

ASIA - FILIPPINE
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Come riporta AsiaNews, nelle Filippine è stata istituita una Commissione per la Verità e la Riconciliazione sulle esecuzioni extragiudiziali (EJK), organismo indipendente a guida civile con il compito di fare luce sulle migliaia di uccisioni avvenute durante la cosiddetta "guerra alla droga" voluta dall'ex presidente Rodrigo Duterte.

 

La commissione è presieduta da Raul Pangalangan, già giudice della Corte Penale Internazionale (CPI) ed ex preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università delle Filippine. Tra i membri figurano la patologa forense Raquel Fortun, l'attivista per la pace Al Fuertes, il teologo padre Daniel Franklin Pilario e il difensore dei diritti umani Carlos Conde. Il cardinale Pablo Virgilio S. David, già presidente della Conferenza Episcopale filippina, ricopre il ruolo di consulente.

 

L'obiettivo dichiarato è costruire un archivio pubblico attendibile delle esecuzioni extragiudiziali e delle violazioni connesse, in particolare quelle avvenute durante la campagna antidroga avviata da Duterte nel 2016. La commissione si occuperà anche di raccogliere e verificare le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime. Le audizioni potranno essere pubbliche, semipubbliche o riservate, a seconda del consenso delle vittime, delle esigenze di sicurezza e della necessità di proteggere i testimoni. Ogni sei mesi verranno presentati rapporti e raccomandazioni a istituzioni quali la Commissione per i Diritti Umani, il Parlamento, la Commissione Nazionale di Polizia e la presidenza della Repubblica.

 

Secondo le forze di polizia, circa 6.200 sospettati di traffico di droga furono uccisi durante le operazioni antidroga mentre opponevano resistenza all'arresto. Le organizzazioni per i diritti umani stimano invece che il bilancio reale delle vittime della repressione di Duterte possa essere nell'ordine delle decine di migliaia. La ricostruzione di questi fatti si presenta però tutt'altro che semplice: la patologa Fortun ha riferito che, dopo la fine del mandato di Duterte, i certificati di morte di 13 sospettati esumati riportavano cause naturali come infarto e polmonite. "Quando ho esaminato i resti, ho riscontrato che erano stati colpiti da arma da fuoco", ha dichiarato.

 

Pangalangan ha chiarito che la commissione "è stata creata per garantire che le storie delle vittime, dei sopravvissuti e delle famiglie vengano ascoltate, verificate e preservate", precisando che non intende sostituirsi ai tribunali né attribuire responsabilità penali individuali. Il cardinale David ha aggiunto che la commissione cerca una "verità più profonda" rispetto a quella perseguita in sede giudiziaria, e ha invitato la società civile, il mondo accademico e i gruppi religiosi a collaborare per superare la frattura nazionale.

 

Duterte, presidente dal 2016 al 2022, è attualmente detenuto all'Aia in attesa del processo davanti alla CPI per presunti crimini contro l'umanità — accuse che respinge. Il processo è fissato per il 30 novembre. Il lancio della commissione coincide con la ricerca in corso dell'ex capo della polizia Ronald dela Rosa, senatore e stretto collaboratore di Duterte, anch'egli ricercato dalla CPI per presunti crimini contro l'umanità. Le indagini condotte dalle autorità filippine sulle uccisioni illecite da parte della polizia hanno finora prodotto ben pochi risultati concreti.

 

Non mancano tuttavia le voci critiche. Alcune associazioni di familiari delle vittime hanno sollevato dubbi sulla composizione e sul mandato dell'organismo. Llore Pasco, madre di due vittime, ha chiesto pubblicamente chi abbia istituito la commissione, come siano rappresentate le vittime e quale sia il quadro di riferimento della "riconciliazione". Ha inoltre sottolineato l'assenza di rappresentanti diretti delle vittime tra i commissari e la presenza di una sola donna, la patologa Fortun.

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